5 giugno 2020
Aggiornato 15:30
Nessuna piaga, vedrete

Brexit, ma quale apocalisse? La City resterà viva e vegeta. E l'economia britannica crescerà

«Fuori dalla Ue non c’è salvezza» è il mantra che i media mainstream e le istituzioni ci stanno ripetendo fino alla nausea. Qui vi spieghiamo perché non è affatto così: a partire dalla svalutazione della sterlina, che non sarà per nulla una catastrofe

BRUXELLES - In un sobrio editoriale di Wolfgang Munchau pubblicato sul «Financial Times» si descrivono scenari apocalittici per l’Italia prossima ventura. Risulta, in questi giorni, sempre più semplice notare il pacchiano utilizzo di metafore para-religiose, comprensive di piaghe di ogni tipo, per descrivere la «giusta» apocalisse che scuoterà dalle fondamenta l’umanità riottosa che si ribella ai dogmi della nuova religione post-moderna. Forse una riflessione da parte delle alte gerarchie cattoliche su quella che appare come un’usurpazione di ben altri valori sarebbe necessaria. Quanto meno per distinguere il sacro dal profano e non fare minestroni ineleganti. Cosa dice il signor Munchau? Per prima cosa annuncia la fine dell’eurozona, devastata, distrutta dall’uscita di Londra. Questo è l’antipasto, poi passa al piatto forte: il Belpaese. Wolfgang Munchau asserisce che in caso di sconfitta di Renzi al prossimo referendum – paragonabile al suicidio politico di Cameron – vi sarà il collasso dell’euro e, udite udite, del mondo intero. Niente meno che «il più violento shock economico della storia».

«Fuori dalla UE non c'è salvezza»... Siamo proprio sicuri?
Il «Fiancial Times», uno dei tanti protagonisti del colpo di stato del 2011 contro l’Italia governata da Berlusconi, decide dunque di entrare con delicatezza nella contesa democratica del prossimo ottobre. Lo fa paventando la fine del mondo. Per carità di patria evito di riportare gli stessi concetti espressi dal noto filantropo George Soros. Ora, queste minacce non sono da prendere sotto gamba, ma dovremmo ormai esserci abituati. Scenari apocalittici vengono utilizzati per l’Inghilterra extra Ue ogni giorno da mesi, rivisitazioni materialiste e nichiliste del ben più antico «extra ecclesiam nulla salus». Fuori dalla Ue non c’è salvezza, e sono i dominus Merkel, Schauble e Juncker a chiedere «tempi celeri» per dare la punizione esemplare agli inglesi fascisti e razzisti, gregge barbaro e ignorante che dovrebbe rivotare fino a quando non cambia idea. La paura, ovviamente, è che tutti notino che nel tempo nessuna sciagura si abbatte sui sudditi di sua maestà.

La svalutazione della sterlina una catastrofe?
Ma quali dovrebbero essere queste catastrofi in arrivo sull’isolotto oltre Manica? Qui si entra nel campo della divinazione, e ce n’è per tutti i gusti. La svalutazione della sterlina, in primis. Chi dice ciò parla seriamente o scherza? La svalutazione della moneta è ciò che stanno tentando di perseguire tutte le banche centrali del mondo: senza risultati. Lo fa la Bce con il bazooka di Draghi, la Fed ha stampato dollari e inondato il mondo di biglietti verdi, il Giappone ha raddoppiato la base monetaria nel 2013. La Bce, come ultimo disperato tentativo, pensa all’helicopter money, cioè regalie di soldi direttamente sui conti correnti dei cittadini europei. Questa, secondo la teoria classica, è svalutazione monetaria. In linea teorica questo processo dovrebbe bloccare la svalutazione dei salari in corso, rendendo più competitive le esportazioni, riattivando le attività produttive a rischio esternalizzazione. La svalutazione monetaria è divenuta negli ultimi anni un girone infernale accessorio alla Divina Commedia dantesca, anche se la si pratica surrettiziamente, come da classica doppia morale. Senza tener conto del fatto che l’Inghilterra ha un canale commerciale preferenziale con gli Stati Uniti e quindi con il dollaro.

Crollo economico a Londra? Macché... la City è un paradiso fiscale
Altro capitolo: crollo economico a Londra. Dimentichiamo un po’ troppo facilmente che la City di Londra, come il Lussemburgo del sempre sobrio Juncker, sono paradisi fiscali interni alla Unione europea. Una delle ragioni che rendono assurda l’attuale Unione europea. Esiste realmente qualcuno che pensi che la FCA del progressista e idolo della sinistra Sergio Marchionne sposterà la sede fiscale da Londra, dopo averla avuta per oltre un secolo nella bella Torino? E così tutte le altre multinazionali? E anche se ciò accadesse, dove sarebbe la sciagura per l’Italia e per gli altri paesi Ue? Nessuno risponde, anche perché nessuno pone queste domande in una stampa ultra impegnata a descrivere l’apocalisse prossima ventura. Blocco dei flussi umani, blocco del turismo, fine degli scambi commerciali, fine della cooperazione scientifica: no comment su tutto questo, troppo misero anche solo discuterne.

Il voto pro Brexit rafforza l'economia britannica
Nessuno invece sottolinea che in un sol colpo l’Inghilterra si chiama fuori dalla trattativa sul Ttip, dentro cui l'Europa è invischiata da molti anni. Forse non è chiaro che il voto Brexit ha, in potenza, tutte le caratteristiche per rafforzare l’economia britannica: perché attrae capitali, perché rivaluta il lavoro, perché stimola i consumi interni. Ma oggi è il tempo delle minacce di carta, dei crolli di borsa pilotati, soprattutto del settore bancario, che pagano in Italia la strutturale debolezza e sottocapitalizzazione. Ma sono fuochi di paglia, che durano il tempo di qualche seduta buona per dissanguare i piccoli che vengono presi dal panico, mentre sotto coperta le banche madri e gli hedge fund procedono con vaste operazioni di buy back. Ora le minacce sull’Italia del «Financal Times» sono volgari e senza senso, ma dovremo abituarci. L’Inghilterra dimostra che è possibile autodeterminarsi, che è possibile essere coscienti che un progetto nobile può essere trasfigurato così tanto dalla deriva mercatista da renderlo degno di farlo finire.

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