20 luglio 2019
Aggiornato 07:00
Berna pronta a chiedere all'Ue limiti all'immigrazione europea

Se anche la Svizzera teme l'«effetto Brexit». Specialmente, in tema di immigrazione

Dopo la Brexit, Berna teme che l'Ue sia ancora meno disposta a venirle incontro sulle sue richieste di imporre dei limiti all'immigrazione comunitaria. E spinge sull'acceleratore

BERNA - Non solo Bruxelles e Washington: tra coloro che temono le conseguenze negative della Brexit c'è anche la Svizzera. Nonostante, peraltro, si sia sempre tenuta a debita distanza dall'Ue e dagli equilibri geopolitici ed economici che la riguardano. A preoccupare Berna, in effetti, non sono tanto possibili ripercussioni in ambito finanziario o strategico: ciò che teme il nostro vicino è che, a causa della Brexit, l'Unione europea possa mostrarsi ancora più intransigente di fronte alle sue richieste di limitare il flusso di «migranti economici» provenienti dagli Stati europei.

Una nuova gatta da pelare per Bruxelles
Per questo motivo, il Paese transalpino si sta affrettando a portare la questione sui tavoli negoziali con Bruxelles. Il presidente Johann Schneider-Ammann ha infatti dichiarato che Berna chiederà all'Ue di imporre dei limiti sull'immigrazione comunitaria - in conformità al risultato del referendum tenutosi nel febbraio 2014 - per proteggere alcuni settori economici dall'arrivo di cittadini europei in cerca di occupazione. 

Il referendum del 2014
Il referendum vincolante di due anni fa chiedeva infatti di imporre dei limiti all’arrivo degli stranieri, che nel Paese costituiscono circa un quarto della popolazione totale. Un referendum certamente colmo di implicazioni: perché l’imposizione di un «tetto» all’immigrazione europea nel Paese potrebbe di fatto intaccare le relazioni bilaterali tra l’Unione europea e la Svizzera, che ha accettato, in alcuni accordi bilaterali, di consentire il principio della libera circolazione, pur non facendo parte del blocco europeo. L’Europa, però, ha sempre dichiarato che non avrebbe tollerato alcun limite al libero movimento previsto dagli accordi. E a maggior ragione rimarrà intransigente – presuppone Berna – ora che ha perso un pezzo importante come Londra.

Se anche la Svizzera è euroscettica
La rigida posizione di Bruxelles sulla libera circolazione, nonché l’imposizione della rinuncia al segreto bancario, hanno contribuito a diffondere nei territori transalpini sentimenti anti-europei, nonostante la Svizzera non appartenga alla «gabbia europea». Sentimenti confermati dalla vittoria elettorale – nel febbraio 2015 – della destra locale, rappresentata dalla sempre meno moderata Unione Democratica di Centro. Un risultato in buona parte ottenuto sull’onda del timore di nuove ondate migratorie, e non soltanto extraeuropee.

Perché gli svizzeri temono l'immigrazione?
La diffidenza svizzera verso gli immigrati ha radici profonde. Da un lato, la Confederazione svizzera, con soli 8 milioni di abitanti, riceve ogni anno 100mila domande d’asilo da parte di rifugiati. Per di più, la sua natura federale, che rende il Paese evidentemente multiculturale, spinge gli svizzeri a voler difendere un’identità già di per sè molto sfaccettata. Senza contare la crescente preoccupazione riguardo alle possibili implicazioni economiche di un alto numero di arrivi di stranieri, che si teme possano diventare concorrenziali rispetto agli autoctoni nel mercato del lavoro.

Dopo la Brexit
Ecco perché già dagli anni Sessanta, e nonostante di fatto gli immigrati siano stati fondamentali per la crescita economica, iniziarono a formarsi i primi movimenti anti-immigrazione che denunciavano un supposto «Überfremdung», cioè un «inforestierimento» della popolazione. Con l’ondata migratoria del secondo dopoguerra, il governo tentò di frenare l’assunzione di manodopera proveniente dai Paesi europei, introducendo dapprima i contingenti per le imprese e poi quelli nazionali. Nonostante ciò, già allora nacquero partiti minori di destra che scesero in campo in difesa dell’identità nazionale. Oggi, la Svizzera sembra perseverare su questa direzione, di fatto rimettendo in discussione i trattati bilaterali che la legano all’Unione europea. Peccato che quest'ultima, dopo la Brexit, potrebbe essere ancora meno disposta a venire incontro alle richieste di Berna. E le conseguenze di una simile intransigenza potrebbero farsi sentire: perchè addirittura per l'«extracomunitaria» Svizzera, questa potrebbe essere la classica goccia che farà traboccare il vaso.