18 ottobre 2019
Aggiornato 06:30
Le parole di Stylianides e di Timmermans

Migranti, l'Ue difende l'accordo con la Turchia: «Era l'unica soluzione»

L'accordo Ue-Turchia sui migranti continua a far parlare di sè. A difenderlo, nonostante i suoi elementi controversi, il commissario Ue per gli Aiuti umanitari Christos Stylianides e il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans

BRUXELLES - L'accordo tra Ue e Turchia è attivo da alcune settimane, e continua a far parlare di sè. E da Bruxelles arrivano due voci illustri in sua difesa: quella del commissario Ue per gli Aiuti umanitari Christos Stylianides e quella del vicepresidente della Commissione Frans Timmermans. 

Controverso ma necessario
Per il primo, il contestato patto tra Unione europea e Turchia non è perfetto ma è l'unica soluzione alla crisi migratoria che ha investito l'Europa. «So che l'accordo resta controverso. Vorrei dire che non ci sarebbe soluzione senza la Turchia. Non c'è altra via d'uscita se non un accordo con la Turchia - ha spiegato a Parigi - Abbiamo bisogno di loro e loro di noi, è tutto. Non è perfetto, in definitiva, è una grande sfida per noi, abbiamo condotto negoziati molto duri». Il commissario cipriota ha parlato al Senato francese e ha spiegato che Ankara ha completato il 50% delle 72 condizioni poste per la facilitazione dei visti: «Non possiamo tagliare gli standard per nessuno ma nello stesso tempo dobbiamo sostenere questo accordo».

Nessuna alternativa
Quanto a Timmermans, anche il vicepresidente della Commissione ha specificato che, a suo avviso, l'accordo resta l'unica soluzione per far fronte alla crisi. «L'accordo con la Turchia dal mio punto di vista è il solo modo per risolvere il problema», ha detto Timmermans. «Chi critica l'accordo non mi ha mai dato un'alternativa su cui poter lavorare». Timmermans ha aggiunto che i prerequisiti per la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi che entrano nell'Ue non verranno semplificati.

L'ambiguità del partner turco
Eppure, il vicepresidente si è dimostrato consapevole dei molti nodi che riguardano l'accordo. In primis, per l'ambiguità del partner turco, decisamente lontano dagli standard democratici occidentali in materia di libertà di stampa. "La distanza tra noi e la Turchia, sul fronte della tutela della libertà di stampa e dei diritti umani, non sta diminuendo, anzi è in aumento», ha ammesso. Un'affermazione che giunge proprio insieme alla notizia della condanna a due anni di reclusione, in Turchia, per due giornalisti del quotidiano turco di opposizione laica Cumhuriyet, accusati di «offesa ai valori religiosi» e «istigazione all'odio» per aver pubblicato nel gennaio 2015 le vignette di Charlie Hebdo.  "Se vogliono avvicinarsi all'Europa, perchè è questo quello che affermano - dovrebbero migliorare la situazione - ha concluso Timmermans - per quanto riguarda la condizione dei media, dei diritti umani, della società civile».

Minacce
Eppure, già nelle scorse ore il premier Davutoglu e il presidente Erdogan avevano più volte minacciato l'Ue di far saltare l'accordo se non ci fosse stata un'accelerazione nel processo di liberalizzazione dei visti. Minacce che palesano, di fatto, quanto il patto, di per sè complicato oltre che decisamente controverso, poggi su fondamenta di argilla e sia probabilmente destinato ad arenarsi.