25 giugno 2017
Aggiornato 16:00
Tavola rotonda con lo Iai. Lukyanov: fallita partnership strategica

Ue e Russia, la «partnership strategica» è ancora possibile?

Ue e Russia 'vicine, geograficamente contigue, piuttosto che assieme': così i più influenti analisti russi vedono il futuro dei rapporti tra l'Unione europea e la Federazione russa dopo due anni di gelo e mesi di interrogativi su come far ripartire l'inceppato motore del dialogo

ROMA - Ue e Russia «vicine, geograficamente contigue, piuttosto che assieme»: così i più influenti analisti russi vedono il futuro dei rapporti tra l'Unione europea e la Federazione russa dopo due anni di gelo e mesi di interrogativi su come far ripartire l'inceppato motore del dialogo. Sepolta per sempre la «partnership strategica» predicata dagli anni Novanta e rincorsa fino alle turbolenze e le incomprensioni sfociate nella crisi ucraina. Un nuovo rapporto del Valdai Club discusso a Roma durante una tavola rotonda organizzata dall'Istituto Affari Internazionali (Iai) propone sei punti come principi guida per ristrutturare le relazioni Russia-Ue . E' una sorta di replica ai cinque principi di "impegno selettivo" di recente presentati a Bruxelles, con i quali l'Ue esige il pieno rispetto degli accordi di Minsk prima di rivedere il sistema di sanzioni contro la Russia, ma allo stesso tempo dichiara di voler cooperare con Mosca su questioni di politica estera vitali per l'Ue, dall'Iran ai cambiamenti climatici.

Apertura
Più che una riflessione sulla scia dei principi europei, però, quella illustrata ieri da gli esperti del Valdai - il presidente del Consiglio del Fondo di sviluppo del Club di dibattito Valdai Andrey Bystritsky, il presidente del Consiglio per la politica estera e la Difesa, l'ascoltatissimo Fedor Lukyanov, il direttore del Centro ricerche europee e internazionali della scuola superiore di economia Timofei Bordachev - suona come un rilancio, a condizioni riviste e dichiarate imprescindibili. Il documento chiede «apertura verso tutti i partner, inclusività nelle relazioni, sussidiarietà, proporzionalità nelle azioni e nei livelli di dialogo, diversificazione delle relazioni di politica estera ed economica, revoca incondizionata da parte dell'Ue dell'embargo sui visti contro tutti i residenti in Crimea». In sostanza: rapporti paritari, pragmatici nella gestione degli interessi delle parti e il riconoscimento seppure indiretto che la Crimea è ormai regione russa, capitolo chiuso. 

Rapporti mutati
La Russia da 15 anni nelle mani di Vladimir Putin non guarda più all'Europa come a un modello a cui aspirare e «adattarsi», ma a un vicino di casa da cui ha tratto nei secoli parte della sua identità e a cui chiede di concordare le basi per «un nuovo inizio oggettivamente necessario», eppure tutt'altro che facile da concretizzare. Come sottolineato da Bordachev, però, non è solo questione degli ultimi due anni: «La Crisi ucraina è il risultato di relazioni già logorate da tempo».

Le ragioni del fallimento
Il rapporto del Valdai Club passa in rassegna le ragioni, secondo Mosca, del fallimento del paradigma di partnership strategica sottoscritto nel 1994 con un vero e proprio accordo e propone di fare tesoro di questo fallimento. L'Ue ha subito profonde modificazioni, con l'allargamento a Est ha inglobato Paesi che vedono la Russia come un pericolo ("E invece di arrivare al contenimento della retorica dei nuovi Stati membri, il resto dell'Europa si è avvicinato a questi nella loro percezione della Russia») e oggi tra crisi migratoria e terrorismo vive un momento non esattamente semplice. Dall'altra parte del continente c'è una Russia che a sua volta è radicalmente cambiata e si è scoperta «dolorosamente disillusa rispetto all'Occidente», si è costruita poco a poco una nuova identità e ha «cominciato a concentrarsi su una svolta verso Est come modo per diversificare la propria politica estera e le relazioni economiche»«Tutta la storia della partnership strategica non ha funzionato e non funzionerà neppure se risolviamo i problemi attuali», ha sostenuto Fedor Lukyanov. «L'Asia sta diventando la scena mondiale più importante e sarebbe davvero strano continuare a proporre il modello secondo cui il futuro della Russia è in Europa. Non dimentichiamo che tre quarti del territorio russo sono in Asia».

Cosa fare
L'impostazione russa, che per Nina Mikhelidze, responsabile di ricerca dello Iai, tende un po' troppo a dare tutte le colpe all'Europa, ha lanciato un animato dibattito, con i rappresentanti dell'ambasciata ucraina a chiedere correzioni sulla Crimea e altri partecipanti a contestare l'idea che Mosca sia l'unico possibile arbitro del conflitto nel Nagorno Karabakh proprio perché garante «dell'equilibrio militare», come affermato da Lukyanov. Ma alla fine tutti, in un modo o nell'altro concordano: bisogna tornare a lavorare assieme. «Certo che Russia ed Europa devono collaborare. Hanno tanti interessi comuni, semplicemente non possono fare a meno l'una dell'altra. Innanzitutto bisogna lavorare assieme per una soluzione alla crisi ucraina", valuta il direttore dello Iai Ettore Greco. Il vicedirettore dell'Istituto Affari Internazionali Nathalie Tocci vede "non proprio una luce, ma un barlume alla fine del tunnel». E da parte russa? «La crisi ucraina prima o poi finirà e dovremo riformulare la struttura delle relazioni con l'Unione europea. In questo rapporto proviamo a non concentrarci su cosa potrà accadere domani o dopodomani. Guardano più lontano, riteniamo che torneremo ad avere intensi rapporti. Ma saranno diversi», sintetizza Lukyanov.

(Con fonte Askanews)