21 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Contatti tra Usa e elementi del regime durati anni

Siria, Wall Street Journal svela le mosse segrete degli Usa per far cadere Assad

Per anni l'amministrazione Obama ha avuto contatti segreti con elementi del regime siriano nel tentativo, fallito, di limitare la violenza nella nazione e portare il presidente Bashar al Assad a lasciare il potere

WASHINGTON - Per anni l'amministrazione Obama ha avuto contatti segreti con elementi del regime siriano nel tentativo, fallito, di limitare la violenza nella nazione e portare il presidente Bashar al Assad a lasciare il potere. Lo scrive il Wall Street Journal, dicendo di avere condotto decine di interviste con funzionari statunitensi e arabi. Secondo il quotidiano, all'inizio Washington aveva cercato nel regime crepe da sfruttare per incoraggiare un colpo di stato militare, ma ne trovò ben poche.

La strategia
Nel 2011, quando il regime iniziò a reagire con la forza alle proteste e alcuni soldati iniziarono a lasciare l'esercito, l'intelligence americana identificò i funzionari parte della setta alawita di minoranza di Assad che avrebbero potuto potenzialmente portare a un cambio di regime. «La politica della Casa Bianca nel 2011 era di giungere a un punto di transizione in Siria attraverso la scoperta di crepe nel regime e l'offerta di incentivi alle persone affinché abbandonassero Assad», ha spiegato un ex funzionario dell'amministrazione Obama al Wsj. Il punto è che la coesione del regime ha tenuto.

Quando Obama decise di sostenere i ribelli
Gli sforzi dimostrano come l'amministrazione del presidente americano Barack Obama abbia faticato nel comprendere e interagire con una dittatura portata avanti da 45 anni dalla famiglia Assad. Diversamente dai canali segreti di comunicazione con l'Iran, quelli con la Siria non hanno mai preso piede. Le comunicazioni sull'asse Washington-Damasco erano limitate e intermittenti, talvolta portate avanti direttamente dai funzionari delle due nazioni, altre attraverso intermediari come Russia e Iran ossia i principali alleati di Assad. Fu nell'agosto 2011 che Obama pubblicamente disse che il presidente siriano doveva andarsene. Entro l'estate dell'anno successivo, la strategia Usa per un cambio di regime aveva chiaramente fallito. Fu a quel punto che gli Usa decisero di dare sostegno ai ribelli, forse troppo lentamente scrive il Wsj. Nell'agosto del 2012, Obama tracciò una linea rossa nell'uso di armi chimiche da parte del regime Assad. Il Commander in Chief minacciò il ricorso all'azione militare nel caso di uso di armi chimiche, poi avvenuto nell'agosto 2013 quando si stima 1.400 persone siano morte. Invece che intervenire militarmente, l'amministrazione Obama raggiunse un accordo con la Russia in base al quale Damasco avrebbe eliminato il suo arsenale chimico. Mentre riscopriva la strada della diplomazia nella speranza di portare Assad a un tavolo negoziale, Washington fu presa alla sprovvista dall'ascesa dello Stato Islamico. Assad si trovò servita l'occasione di presentarsi come un partner nella lotta contro l'avanzata del terrorismo nella Regione. Oggi, aggiunge il Wsj, quando Washington vuole notificare a Damasco dove intende dispiegare i combattenti siriani che hanno ricevuto traning dagli Usa per combattere l'Isis in modo tale che non siano confusi come ribelli, è Samantha Power, rappresentante permanente degli Usa all'Onu, ad inviare un suo vice a parlare con il collega siriano all'Onu Bashar Jaafari.

(Con fonte Askanews)