2 agosto 2021
Aggiornato 06:30
Ministro Difesa tedesco: 'Nessun futuro per presidente siriano'

Siria, dopo la Francia, Berlino apre a una collaborazione con le truppe di Assad

Dopo la Francia, anche la Germania apre a una collaborazione con le forze armate siriane del presidente Bashar al-Assad nella lotta ai jihadisti dello Stato islamico (Isis)

BERLINO - Dopo la Francia, anche la Germania apre a una collaborazione con le forze armate siriane del presidente Bashar al-Assad nella lotta ai jihadisti dello Stato islamico (Isis). «Ci sono alcuni settori delle forze armate in Siria che si possono coinvolgere, come fatto in Iraq dove è stato fatto con successo nella formazione di truppe locali», ha detto il ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen, all'emittente ZDF, ribadendo però che «non ci sarà futuro per Assad, questo è chiaro».

Coinvolgimento forze armate siriane?
Venerdì scorso era stato il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius a non escludere, per la prima volta, il coinvolgimento delle forze armate siriane nella coalizione contro l'Isis. Per combattere i jihadisti, aveva detto Fabius «ci devono essere due strade: i bombardamenti.... e le truppe di terra, che non possono essere le nostre, ma che potrebbero essere quelle dell'Esercito Libero Siriano, delle forze arabo-sunnite e, perché no, anche del regime siriano (di Bashar al Assad)».

1200 militari tedeschi
La Germania è pronta a dispiegare 1.200 militari nell'offensiva militare lanciata dalla Francia contro l'Isis in Siria dopo gli attentati del 13 novembre scorso a Parigi, con l'invio di aerei Tornado e di una fregata.  «Dal punto di vista militare, serviranno circa 1.200 soldati per la gestione degli aerei e della nave», ha detto il generale Volker Wieker alla Bild am Sonntag, aggiungendo che la missione potrebbe iniziare «molto presto una volta ottenuto il mandato». Giovedì scorso Berlino ha offerto alla Francia aerei da ricognizione e rifornimento e una fregata. Secondo il generale, saranno tra quattro e sei gli aerei Tornado messi a disposizione da Berlino, che saranno operative da due basi diverse: «Al riguardo siamo in trattative con la Turchia e la Giordania per le basi aeree di Incirlik e Amman».

Raid britannici
Intanto, il premier britannico David Cameron ordinerà raid aerei per «decapitare» la leadership dello Stato islamico (Isis) se otterrà il via libera del Parlamento alla richiesta di estendere i bombardamenti alla Siria. Secondo quanto riportato dal Sunday Times, il premier ha chiesto raid di precisione contro il leader Isis per «gli attacchi all'estero», responsabile degli attentati del 13 novembre a Parigi e che ora vorrebbe colpire il Regno Unito. Le prime missioni della Raf dovrebbero prendere di mira i covi dell'Isis a Raqqa, in Siria, per tagliare «la testa al serpente». Il Parlamento si esprimerà la prossima settimana sulla richiesta di Cameron di estendere i raid in Siria. Londra è già impegnata da oltre un anno in Iraq. Il ministro della Difesa britannico, Michael Fallon, ha riferito oggi alla Bbc di intense pressioni sui parlamentari dell'opposizione laburista, ma il governo «non ha ancora» ottenuto l'appoggio sufficiente per avere il via libera ai bombardamenti in Siria. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha detto di essere contrario, ma di non aver ancora deciso di concedere la libertà di voto. Cameron aveva già chiesto nel 2013 il via libera del parlamento ai raid in Siria, senza ottenerlo. Un'altra sconfitta sarebbe «estremamente dannosa per l'immagine del Regno Unito nel mondo» e «ci renderebbe meno sicuri», ha sottolineato oggi Fallon.

Colloqui e tensioni
Il piano saudita di ospitare un incontro delle opposizioni - politica e armata - siriane violerebbe le dichiarazioni fatte nel corso degli ultimi colloqui di pace internazionali a Vienna. «E' stato concordato a Vienna che il rappresentante dell'Onu (Staffan de Mistura) cercherà di stilare un elenco di gruppi di opposizione per un'ampia consultazione», ha affermato il vice ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian. «Teheran non approva misure al di fuori di tale dichiarazione», ha aggiunto. Secondo il funzionario iraniano, «l'Arabia saudita non ha avuto un ruolo positivo e costruttivo nei confronti del popolo siriano negli ultimi cinque anni». Gli ultimi colloqui di Vienna sul processo di pace in Siria, il 14 novembre scorso, hanno riunito 17 paesi tra cui la Russia, gli Stati Uniti, l'Arabia Saudita e l'Iran. Una dichiarazione comune ha fissato un calendario per un cessate il fuoco, seguito da un governo di transizione di sei mesi e da elezioni un anno più tardi. Esponenti dell'opposizione siriana ha tuttavia respinto il piano di pace come irrealistico.

L'orrore dell'Isis
I jihadisti dello Stato islamico (Isis) hanno giustiziato più di 3.500 persone in Siria, tra cui quasi 2.000 civili, da quando nel giugno del 2014 venne annunciata la creazione del «califfato». Solo nell'ultimo mese, ha detto oggi l'Osservatorio siriano per i diritti umani, sono state giustiziate 53 persone, tra cui 35 civili. Circa la metà dei civili uccisi appartenevano alla tribù sunnita Shaitat: l'Isis ha ucciso 930 membri di questa comunità presente nella provincia nord-orientale di Deir Ezzor che si è opposta ai jihadisti.

(Con fonte Askanews)