27 luglio 2021
Aggiornato 07:30
I sondaggi la danno sempre più giù

Saranno i profughi a mandare a casa la Merkel?

Dopo la crisi greca e l'emergenza migratoria, lo scandalo Volkswagen ha determinato un brusco calo nei sondaggi. Ma è l'ondata di profughi, soprattutto, a generare malcontento. Si infrangerà su di essa la popolarità della Merkel?

BERLINO – Quando ha annunciato che avrebbe aperto le porte a 800mila profughi siriani, Angela Merkel ha stupito l’Europa intera per la sua inedita «generosità». Da quel momento, Berlino ha cominciato a dettare l’agenda europea anche in materia di immigrazione, spingendo gli altri Stati membri a dimostrarsi a propria volta accoglienti nei confronti dei richiedenti asilo, e minacciando di sanzionare i «disobbedienti» dell’Est. Eppure, pare che la strategia della cancelliera non sia piaciuta proprio a tutti, soprattutto nel suo stesso Paese. Perché è vero che, in Germania, il cosiddetto «populismo» non è forte come in altre parti d’Europa, ma è altrettanto vero che l’ondata di profughi sta regalando enormi consensi all’Afd, partito euroscettico nato nel 2013 e oggi guidato da Frauke Petry. Le cifre lo confermano: in Turingia gli Afd sono risaliti al 6%, in Sassonia sono arrivati addirittura al 13%, affiancando la Spd. Anche le manifestazioni anti-islamiche a Dresda organizzate ogni lunedì da Pegida stanno vivendo un revival. All’ultima sfilata degli anti-islamisti nel capoluogo sassone c’erano ben 8000 persone.

Il successo di Pegida
L’ascesa di Pegida, in realtà, era iniziata già da mesi, e, l’inverno scorso, il movimento ha cominciato a seminare panico tra i sostenitori della Merkel. In particolare, dopo la strage di Parigi, i cosiddetti «patrioti europei contro l’islamizzazione occidentale» hanno catalizzato tutti i discorsi riguardanti l’islamismo e l’anti-islamismo in Germania, al punto che, come riportato da Der Spiegel, sarebbero entrati nelle mire del terrorismo. Pegida è nata lo scorso ottobre a Dresda, capitale di quella Sassonia che, come il resto della Germania dell’Est, è più ricettiva agli slogan della destra rispetto al resto del Paese. La strategia del suo fondatore, il 41enne pubblicitario Lutz Bachmann, è stata quella di dare periodicità a un evento – la «manifestazione del lunedì» – che è divenuto il suo marchio di fabbrica. Così, di settimana in settimana, Pegida ha raccolto sempre più adesioni da parte di chi non vuole che la Germania venga «islamizzata» dall’immigrazione. Il movimento si è saputo dimostrare piuttosto trasversale, e ha evidenziato diversi punti in comune con l’Afd: entrambi nati dal basso, entrambi fondati su un tema particolarmente sensibile (l’immigrazione per l’uno e l’euroscetticismo per l’altro), entrambi direttamente interlocutori della «pancia» dei tedeschi. Tutto ciò ha portato Pegida a raggiungere il 10% alle elezioni amministrative di Dresda, partendo da un pessimistico pronostico al 2%.

Alleanze che si formano, connubi che si sfaldano
D’altra parte, la mancanza di un vero e proprio partito di destra catalizzatore di voti, in Germania, presta certamente il fianco alla nascita di formazioni di questo genere. La prospettiva futura è una possibile alleanza tra Afd e Pegida, mentre addirittura nella Cdu, partito della Merkel, c’è qualcuno che strizza l’occhio a quest’ultimo movimento. Del resto, sotto i colpi dell’ondata di profughi, l’alleanza storica Cdu-Csu si fa sempre più scricchiolante, mentre Seehofer, capo della Csu bavarese, non perde occasione per polemizzare con la cancelliera, soprattutto da quando Monaco è divenuto il principale terminale da cui passano i migranti. Pare addirittura che la Baviera stia valutando di varare da sola provvedimenti d’emergenza, come respingimenti-lampo per chi è già registrato all’estero.

Merkel sempre più giù
Gli episodi di cronaca completano il quadro. L’ultima vicenda ad alta tensione è stata una rissa tra profughi scoppiata in un centro di accoglienza di Suhl, dopo la quale il ministro dell’immigrazione teutonico ha ammesso l’esistenza di un «gigantesco problema di sovraffollamento delle strutture». Tutto ciò, insieme allo scandalo Volkswagen, sta trascinando sempre più giù l’indice di gradimento per la cancelliera: secondo dati ARD pubblicati da Die Welt, pur attestandosi al 54%, la Merkel avrebbe perso almeno 9 punti percentuali, finendo nel punto più basso della sua carriera da quattro anni a questa parte. Parallelamente, la preoccupazione sull’emergenza migratoria comincia a salire tra i tedeschi: il 51% dice di temere il flusso senza freni (lo scorso mese solo il 38% si diceva preoccupato) e per il 44% (11 punti in meno rispetto all'ultima rilevazione) sono più gli svantaggi che i vantaggi per la Germania anche in termini di lavoro e prospettive occupazionali. L’alleato bavarese Seehofer, specularmente, ci guadagna: risalendo di 11 punti, si attesta al 39%. Naturalmente, se Angela piange, ridono anche le nuove formazioni populistiche di destra, che si avviano a conquistare un sempre più ampio zoccolo duro di sostenitori. Tempi difficili, insomma, per Angela Merkel: tra crisi greca, ondata migratoria e scandalo Volkswagen, per lei è proprio vero che i guai non giungono mai da soli. Chissà se, come ventila Bild, arriverà, settimana prossima, il Premio Nobel per la Pace a salvarla.