14 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Lo ammette clamorosamente anche il Washington Post

Putin ha vinto la sua guerra

Diciotto mesi fa, l'Occidente si aspettava di veder rovinare Vladimir Putin sotto i colpi delle sanzioni e i contraccolpi della crisi ucraina. Oggi, lo ammette anche il Washington Post, il tempo lo incorona vincitore. Ma a svettare è anche il suo isolato decisionismo contro l'Is in Siria

MOSCA – Diciotto mesi fa, quando la Crimea fu annessa alla Russia e l’Occidente condannò senza appello Vladimir Putin, sembrava che per Mosca si stesse mettendo decisamente male. Il capo del Cremlino fu ampiamente denunciato, l’economia del Paese fu danneggiata dalle sanzioni occidentali, e gli esperti di tutto il mondo parlavano di una nuova guerra fredda ancora più pericolosa della precedente. Oggi, diciotto mesi dopo, è tempo di tirare le fila, e il verdetto del tempo non è quello che l’Occidente si sarebbe aspettato. Lo ammette anche il clamoroso editoriale del Washington Post, titolato eloquentemente: «Putin ha vinto la sua guerra in Ucraina».

Per l’Occidente, effetto boomerang
Se all’inizio della crisi tutto – o molto – faceva pensare che Mosca avrebbe infine dovuto arrendersi all’arbitrio di Washington, magari prostrata dalle sanzioni, oggi, come ammette il prestigioso quotidiano americano, sono i critici occidentali a «guardare da bordo campo, impotenti e pieni di rabbia». Le sanzioni sono il banco di prova più evidente di tutto ciò: sarebbe falso sostenere che il combinato disposto di queste ultime con il crollo del rublo e del prezzo del petrolio non abbiano determinato grossi danni all’economia russa; eppure, Mosca – come la storia del suo popolo spesso ci ha dimostrato – è stata in grado di reagire, cogliendo l’infausta occasione per puntare, ad esempio, sulla produzione locale e cominciare a smarcarsi dalle importazioni europee. Per il Vecchio Continente, invece, quelle stesse sanzioni si sono rivelate pericolosi boomerang: a testimoniarlo, tra tanti, l’imprenditore italiano Ernesto Preatoni, che su Sputnik le definisce un «autentico atto di follia». Parlando in particolare del nostro Paese, infatti, Preatoni spiega che, se anche quei provvedimenti un giorno verranno annullati, gli imprenditori italiani avranno enormi difficoltà a recuperare le fette di mercato russo perdute. «Paradossale, ma vero: chi vuole le sanzioni antirusse, cioè gli Stati Uniti, non ne subisce le conseguenze, a soffrirne infatti, oltre alla Russia, è più che altro l'Europa», osserva.

Putin, stratega nella crisi
Ma non è solo questione di sanzioni: il Washington Post fa riferimento piuttosto all’andamento del conflitto. Putin avrebbe infatti saputo dimostrare che, in caso di uno scontro diretto tra Ucraina e Russia, sarebbe quest’ultima a uscirne a testa alta. Inoltre il capo del Cremlino, in uno scenario che ha visto Petro Poroshenko sempre meno sovrano rispetto alle influenze di Usa e Germania e sempre più ricattato dagli estremisti di destra, sarebbe riuscito a «congelare» la crisi lentamente e inesorabilmente, come fece nel 2008 in Georgia. Nemmeno il suo potentissimo nemico americano, dunque, ha potuto evitare che la Russia svettasse come potenza dominante dell’Europa orientale.

Mosca, unico baluardo contro l’Isis
A quest’analisi, però, si aggiunga un ultimo elemento: il ruolo russo in Siria. Comunque la si pensi in merito all’opportunità di intervenire militarmente, senza dubbio la decisione di Putin di scendere in campo contro l’Isis svetta, nel panorama internazionale, in contrapposizione all’immobile temporeggiamento americano e occidentale. Temporeggiamento ambiguo, visto l’interesse di Washington ad abbattere Assad, forse prioritario rispetto alla lotta allo Stato islamico. Al contrario, Putin si è mostrato ancora una volta decisionista e determinato, valutando le milizie lealiste come le uniche forze in grado di infliggere un colpo mortale all’Isis. E proprio per parlare di Siria, Putin incontrerà Papa Bergoglio a New York, in occasione dei rispettivi interventi alle Nazioni Unite. Insomma: c’è chi lo vedeva (o lo voleva vedere) finito; ma pare che per abbattere Vladimir Putin ci voglia ben altro.