15 ottobre 2019
Aggiornato 21:00
Massacro di Srebrenica

Amnesty: «Né giustizia né verità»

Sono trascorsi 20 anni da quando le forze serbo-bosniache entrarono nell'enclave di Srebrenica, designata «zona protetta» dalle Nazioni Unite, e passarono sommariamente per le armi migliaia di uomini e ragazzi musulmano-bosniaci. La sorte di oltre 1000 di essi rimane ancora sconosciuta.

SREBRENICA - Mentre il mondo ricorda oggi il 20esimo anniversario del genocidio di Srebrenica, in cui furono uccise oltre 8000 persone, Amnesty International ha sottolineato che migliaia di famiglie delle vittime continuano a essere private della giustizia, della verità e della riparazione.
«Due decenni dopo che il mondo girò lo sguardo di fronte al peggiore crimine commesso sul suolo europeo dal 1945, le famiglie delle vittime del genocidio di Srebrenica attendono ancora giustizia» - ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

«Anziché sbiadire col tempo, la necessità che tutte le autorità della Bosnia ed Erzegovina riconoscano questi crimini e chiedano scusa è più urgente che mai. Più i colpevoli godranno dell'impunità e i morti resteranno nelle fosse comuni, più questa dolorosa ferita continuerà ad alimentare pericolose e profonde divisioni nazionali» - ha aggiunto Dalhuisen.

Sono trascorsi 20 anni da quando le forze serbo-bosniache entrarono nell'enclave di Srebrenica, designata «zona protetta» dalle Nazioni Unite, e passarono sommariamente per le armi migliaia di uomini e ragazzi musulmano-bosniaci. La sorte di oltre 1000 di essi rimane ancora sconosciuta.

Quasi 7000 corpi sono stati riesumati, identificati e sepolti: tra questi, 421 bambini, un neonato e una donna di 94 anni.

Dal 1995, anni della fine della guerra, oltre 8000 persone risultano ancora scomparse in tutta la Bosnia ed Erzegovina. L'Istituto nazionale per le persone scomparse subisce tagli dei fondi anno dopo anno. La Legge sulle persone scomparse non è mai stata completamente attuata, privando in questo modo le famiglie degli scomparsi della dovuta riparazione. Il Fondo di sostegno per le famiglie degli scomparsi, previsto da una legge del 2004, dev'essere ancora istituito.

Le politiche ufficiali e le leggi non riconoscono il genocidio di Srebrenica, al quale non vi è alcun riferimento persino nei programmi scolastici. Il processo di riconciliazione non ha fatto passi avanti e le divisioni tra i gruppi nazionali all'interno della Bosnia ed Erzegovina proseguono.

Nonostante i procedimenti avviati dal Tribunale penale per l'ex Jugoslavia nei confronti dei principali ideatori del genocidio di Srebrenica - Radovan Karadzic, Ratko Mladic e Slobodan Milosevic - e la condanna di altri 74 imputati, il numero dei casi giudiziari irrisolti è estremamente lungo. I procedimenti per crimini di diritto internazionale nei tribunali della Bosnia ed Erzegovina sono molto lenti. In assenza della necessaria volontà politica, la stragrande maggioranza delle persone sospettate di crimini di guerra e crimini contro l'umanità non verrà mai chiamata a rispondere del suo operato.

Mentre la Bosnia ed Erzegovina ha adottato alcuni positivi provvedimenti per aumentare le risorse a disposizione delle indagini sui crimini di guerra, i fondi sono ancora insufficienti e il governo attua con molta lentezza la strategia nazionale sui crimini di guerra. Occorrono nuove indagini e nuovi procedimenti, oltre che programmi di protezione perché i testimoni possano deporre senza temere ritorsioni.

«Srebrenica non è solo un cupo ricordo della depravazione degli esseri umani ma è anche la testimonianza del fallimento della comunità internazionale, che non seppe impedire un genocidio che avveniva sotto i suoi occhi» - ha sottolineato Dalhuisen.

«Vent'anni dopo, i leader della Bosnia ed Erzegovina continuano a rifiutare di dire dove sono sepolti i corpi, in senso reale e metaforico. Occorre, senza ulteriori ritardi, l'adozione di misure per alleviare la sofferenza di coloro che ancora attendono verità e giustizia. Senza queste e senza la riparazione, una riconciliazione duratura nel tempo non potrà mai essere conseguita» - ha concluso Dalhuisen.