20 settembre 2019
Aggiornato 22:00
Massacro di Srebrenica

Srebrenica, vent'anni dopo ancora diffidenze e rancori

Nonostante alcune iniziative culturali comuni infatti - un coro musicale, un gruppo rock - ogni mese di luglio, nell'anniversario della strage torna a riaffiorare il ricordo della strage, costata la vita a 8mila uomini e adolescenti musulmani massacrati dalle forze serbo-bosniache.

SREBRENICA (askanews) - Vent'anni dopo il genocidio di Srebrenica nella città bosniaca continuano a regnare diffidenza e rancore e una riconciliazione fra musulmani e serbi appare ancora un miraggio.
Nonostante alcune iniziative culturali comuni infatti - un coro musicale, un gruppo rock - ogni mese di luglio, nell'anniversario della strage torna a riaffiorare il ricordo della strage, costata la vita a 8mila uomini e adolescenti musulmani massacrati dalle forze serbo-bosniache.

«Da noi l'anno comincia e finisce l'11 luglio, la nostra esistenza gira attorno a quel luglio maledetto» spiega il pope Aleksandar, parroco della chiesa ortodossa della città, il cui sindaco, il musulmano Camil Durakovic, sottolinea che «dare lavoro alla gente è la chiave della riconciliazione».

Per molti tuttavia si tratta di un orizzonte irraggiungibile: «Non ho la forza per ritornare a vivere qui: i miei vecchi vicini serbi hanno cercato di riallacciare i contatti, ma non ne sento il bisogno. Li ho visti in uniforme il giorno in cui mio marito e mio figlio sono stati portati via: perché non hanno fatto nulla per salvarli?» ricorda Sabaheta Fejzic, che oggi vive a Sarajevo.

Il pope da parte sua si addolora invece della sorte della sua comunità: «Ogni giorno è sempre più difficile essere serbi a Srebrenica: da dieci anni a questa parte si è creato un ambiente di colpevolezza destinato a cacciare i serbi da qui».

I dirigenti politici serbo-bosniaci d'altronde si rifiutano ancora di ammettere che il massacro di Srebrenica - il più sanguinoso sul suolo europeo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale - costituì un genocidio, come invece definito dalla giustizia internazionale: «Si tratta di una menzogna ricorrente: ci dicono, 'non dovete negare', ma come si fa a non negare una menzogna?» ha dichiarato appena sabato scorso il leader dei serbi di Bosnia, Milorad Dodik.