14 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

Genocidio di Srebrenica, 21 anni dopo condannato anche Karadzic

Radovan Karadzic è stato giudicato colpevole di genocidio dalla Corte Penale Internazionale dell'Aia per il massacro del 1995, sui cui pesano ancora moltissime ombre

L'AIA - Radovan Karadzic è stato giudicato colpevole di genocidio per il massacro di Srebrenica e condannato a quaranta anni di reclusione. Il massacro di Srebrenica del luglio 1995 è la più sanguinosa strage compiuta in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Oltre a Karadzic i processi in corso riguardano Ratko Mladic, considerato l'alter ego militare dello stesso Karadzic, e i due principali responsabili dei servizi segreti serbi, Jovica Stanisic e Franko Simatovic, per i quali la Procura del Tribunale Penale Internazionale ha richiesto la riapertura del procedimento dopo una prima sentenza di assoluzione.

Già altre cinque condanna per genocidio
Quattordici condanne di cui cinque per genocidio sono già state comminate, mentre altri due processi nei confronti di tre imputati sono ancora in corso: tra i principali condannati figurano Radislav Krstic, il generale che diresse l'attacco contro Srebrenica, primo serbo bosniaco ad essere riconosciuto colpevole di complicità in genocidio e condannato a 35 anni di carcere; il generale Zdravko Tolimir, considerato il braccio destro del comandante in capo serbo-bosniaco, e Ratko Mladic, condannato all'ergastolo.

Cos'è successo a Srebrenica
Al momento dei fatti a Srebrenica, città a maggioranza musulmana assediata dalle forze serbo-bosniache e difesa da una zona di sicurezza presidiata dai Caschi Blu olandesi dell'Onu, rimanevano 42mila persone, di cui 36mila rifugiati. Scarsamente armati e privi di supporto aereo, le forze Onu si rifugiarono nella vicina base di Potocari, portando con sé una parte della popolazione fuggita dalla città: i rifugiati dentro e fuori dalla base vennero però portati via dai serbo-bosniaci a bordo di autobus, e gli uomini separati dalle donne. I primi vennero rinchiusi in scuole o magazzini vuoti, per poi dopo qualche ora essere portati nei campi e fucilati a piccoli gruppi e seppelliti in numerose fosse comuni: delle circa 8mila vittime ne sono state ritrovate ed identificate circa 6.600, ma una nuova fossa comune è stata scoperta ancora nel 2015.

Le responsabilità della comunità internazionale
La comunità internazionale viene spesso accusata di aver abbandonato al proprio destino la popolazione di Srebrenica non autorizzando le incursioni aeree richieste dalle autorità bosniache; l'Olanda in particolare viene ritenuta civilmente responsabile dell'uccisione di 300 musulmani che avevano trovato rifugio a Potocari.