7 dicembre 2019
Aggiornato 15:30

Karadzic psichiatra, poeta e santone: storia del boia di Srebrenica che si faceva chiamare dott. Dabic

Una personalità a dir poco complessa: dalla passione per la poesia agli studi in psichiatria, ecco chi è l'uomo responsabile del massacro di migliaia di civili innocenti

L'AIA - Boia, ma anche poeta e psichiatra. Radovan Karadzic, l'ex leader politico dei serbi di Bosnia riconosciuto colpevole dal Tribunale penale internazionale dell'Aia (Tpi) del genocidio di Srebrenica di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, è un personaggio complesso, con una storia di poeta senza speranze, una laurea in psichiatria e problemi con la giustizia sin da giovane (truffa).

Psichiatra a Sarajevo e appassionato di poesia
Nato il 19 giugno 1945 nel villaggio di Petnica in Montenegro, Karadzic ha trascorso la sua infanzia a Niksic, nei pressi della frontiera con la Bosnia. Da giovane scriveva poesie, una passione che continuerà a coltivare, come la composizione di piece teatrali o di musica popolare. Psichiatra a Sarajevo negli anni Sessanta, iniziò la carriera politica solo a 40 anni, nel 1990, con Slobodan Milosevic come mentore, l'uomo forte della Jugoslavia, morto nel marzo 2006 nel carcere del Tpi all'Aia prima della fine del suo processo. Come lui, Karadzic voleva promuovere l'annessione alla Serbia dei territori popolati da serbi in Croazia e Bosnia.

Il contentino dopo gli accordi di Dayton: la Republika Srspka
Con gli accordi di Dayton che mettono fine alla guerra, Karadzic ottiene la «sua» repubblica, la Republika Srspka (RS), mentre croati e musulmani si dividono l'altra metà della Bosnia, che diviene la Federazione croato-musulmana. Quando viene arrestato, luglio 2008, il mondo scopre un Karadzic irriconoscibile: capelli bianchi e lunghi, barba folta, occhiali e cappello, che vive tranquillamente a Belgrado, sotto la falsa identità del dottor Dragan Dabic, che pratica la medicina alternativa.

Srebrenica? Solo menzogne e propaganda
Fisico massiccio, capelli brizzolati, fronte sbarrata con un ciuffo indomabile, Karadzic è entrato in clandestinità nel 1996, poco dopo la fine del conflitto in Bosnia. Richard Holbrooke, artefice degli accordi di pace di Dayton nel 1995, lo descriveva come «uno dei peggiori e più malvagi uomini del mondo». Davanti ai giudici Karadzic definirà, all'inizio del suo processo nel 2010, le atrocità di cui sono accusate le forze serbe a Srebrenica un "mito, voci, menzogne e propaganda», anche se nella requisitoria la difesa sostiene che non sapesse nulla del massacro.