24 agosto 2019
Aggiornato 18:00
Violenza e rabbia alla cerimonia

Srebrenica, 20 anni dopo. Sassi e bottiglie contro Vucic

Alcuni partecipanti alla commemorazione hanno lanciato pietre contro il premier serbo Aleksandar Vucic, costringendolo a lasciare il luogo della cerimonia. Belgrado ha parlato di un «attacco alla Serbia» ed ha inviato una nota ufficiale di protesta alle autorità di Bosnia chiedendo una «condanna pubblica» per quello che ha definito «un tentativo di assassinio».

BELGRADO (askanews) - Violenza e rabbia alla cerimonia per il 20esimo anniversario del massacro di Srebrenica. Alcuni partecipanti alla commemorazione hanno lanciato pietre contro il premier serbo Aleksandar Vucic, costringendolo a lasciare il luogo della cerimonia. Belgrado ha parlato di un «attacco alla Serbia» ed ha inviato una nota ufficiale di protesta alle autorità di Bosnia chiedendo una «condanna pubblica» per quello che ha definito «un tentativo di assassinio».

«Il premier si è comportato da uomo di Stato decidendo di andare a omaggiare le vittime. E' stato un attacco non solo contro Vucic, ma contro tutta la Serbia e la sua politica di pace e di cooperazione regionale», ha sottolineato il ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic. In serata è arrivata - come richiesto - la «ferma condanna» degli incidenti da parte della presidenza bosniaca. La presidenza tripartita «condanna nei termini più forti ed esprime un profondo rammarico per l'attacco di oggi», si legge in un comunicato. Apprezzando la presenza del premier serbo alla commemorazione della strage di circa 8.000 bosniaci musulmani, la presidenza ha chiesto una rapida inchiesta per identificare i responsabili dell'aggressione.

Vucic, che è stato colpito alla testa, aveva appena deposto un fiore davanti al monumento che ricorda i nomi delle oltre 6.200 vittime identificate e sepolte nel cimitero quando la folla ha iniziato a scandire Allah Akbar (Dio è grande), lanciando pietre contro il premier. Circondato dalle guardie del corpo, Vucic - che ha perso gli occhiali nella ressa - è riuscito a lasciare il cimitero tra gli appelli alla calma degli organizzatori.

La contestazione è arrivata solo da una piccola parte delle Decine di migliaia di persone si sono riunite a Srebrenica per commemorare il massacro. L'11 luglio del 1995, più di 8000 musulmani, compresi anziani donne e bambini, furono trucidati dalle milizie serbe e gettati in fosse comuni, sotto gli occhi indifferenti dell'Europa e del mondo.

«La mia mano resta tesa», ha comunque assicurato Vucic dopo l'aggressione, dicendosi pronto a «proseguire la politica di riconciliazione» con la Bosnia. Chi ha lanciato pietre ha ferito oggi «più di chiunque altro le madri delle vittime, le famiglie delle vittime», ha detto il primo ministro. «Sono desolato per il fatto che sono costretto oggi a parlare di più di qualche idiota che ha voluto procedere a un linciaggio, piuttosto che di vittime innocenti e delle loro famiglie», ha insistito il capo del governo di Belgrado.