7 dicembre 2019
Aggiornato 11:30

Dopo il «no»: ecco cosa la storia e il mito ci insegnano sull’eroismo greco

Oltre che della democrazia, la Grecia è la patria del mito e della tragedia. Una tradizione di cui il popolo ellenico risente fortemente, e che si riflette nella sua capacità di alzare la testa anche nei momenti più difficili e di fronte alle scelte più rischiose. La storia greca è colma di esempi

ATENE – Dopo il referendum di domenica, Alexis Tsipras si è complimentato con i greci per la loro scelta coraggiosa. In effetti, tale coraggio è quasi inscritto nella storia del popolo greco, che, anche nelle situazioni più difficili, non abbassa la testa ed è pronto a combattere. Un altro «no» relativamente recente, Atene l’ha urlato proprio al nostro Paese. Il 28 ottobre 1940, l’Italia fascista fece avere al governo greco un ultimatum, in cui si intimava – a garanzia della neutralità ellenica – di consentire alle forze italiane di occupare alcuni punti strategici del territorio ellenico durante la guerra con la Gran Bretagna. La Grecia rifiutò; e fu guerra.

Le battaglie storiche simbolo del coraggio dei greci
Resistenza senza compromessi: la storia e il mito greci ce la insegnano. Si racconta che, nel 1803, nel villaggio di Souli tutti gli uomini vennero massacrati dalle truppe dello spietato governatore turco-albanese Ali Pascià. In seguito a tale avvenimento, le donne si rifugiarono sulle montagne portando con sé i loro bambini; terrorizzate dalla paura di essere violentate e uccise dalla soldataglia turca, decisero di morire con i figli gettandosi dal monte Zalongos, e lo fecero danzando e cantando, una ad una. Andando ancora più a ritroso nel tempo, si pensi alla battaglia delle Termopili, combattuta per fermare la seconda invasione persiana nel 480 a.C. In netta inferiorità numerica e traditi da Efialte, il comandante Leonida e i suoi uomini sacrificarono la propria vita, pur di non darla vinta al nemico Serse. Degno di nota anche il grande comandante Pericle, divenuto illustre (secondo il racconto di Tucidide) per il discorso colmo di coraggio e dignità pronunciato per commemorare i caduti nel corso del primo anno della Guerra del Peloponneso. Discorso, peraltro, che divenne manifesto programmatico dell’idea stessa di democrazia.

Pericle aveva ragione...
In generale, secondo esperti e analisti, la tradizione storica e culturale della Grecia – che è la terra del mito, della tragedia, degli eroi – ha instillato nell’animo del suo popolo un «eroismo» quasi naturale. Si pensi ai grandi eroi, da Achille a Ulisse, di cui è ricolma la tradizione del Paese. Thanos Veremis, storico emerito presso l’Università di Atene, ritiene che l’amore per le storie eroiche sia alimentato, in Grecia, dai secoli di dominazione che il Paese ha subito, da quella romana, a quella ottomana fino ad arrivare – nella percezione di molti – a quella dell’Unione europea. Coraggio ben allenato – in anni più recenti – dalle tante battaglie combattute a colpi di proteste e manifestazioni: come quando un gruppo di studenti si barricò nel Politecnico ateniese contro la dittatura dei colonnelli. Così, quando Tucidide faceva recitare a Pericle quelle parole oggi tanto famose, poneva solo la prima pietra di un edificio costruito all’insegna del coraggio e della tenacia. «Abbiamo [...] anche questa nostra dote particolare, di saper, cioè, osare quant’altri mai e nello stesso tempo fare i dovuti calcoli su ciò che intendiamo intraprendere [...]. Fortissimi d’animo, a buon diritto, vanno considerati coloro che, conoscendo chiaramente le difficoltà della situazione e apprezzando le delizie della vita, tuttavia, proprio per questo, non si ritirano di fronte ai pericoli». Sono passati secoli, ma questa frase sembra essere stata scritta domenica scorsa.