17 febbraio 2020
Aggiornato 15:30
A poche ore dalle rivelazioni di Wikileaks, una legge francese da «Grande Fratello»

Se la «spiata» si mette a spiare a sua volta

A poche ore dalle rivelazioni che hanno palesato lo spionaggio statunitense ai danni della Francia, a Parigi si discute la definitiva approvazione di una legge che conferisce ai servizi poteri enormi, specialmente nel campo delle intercettazioni. Una legge che sembra paradossalmente ispirarsi al «Grande Fratello» d'oltreoceano

PARIGI – Nel nuovo caso Wikileaks, c’è una circostanza in particolare che è passata quasi inosservata.  Lo stesso giorno in cui sono trapelate le notizie su Libération e Médiapart, il Parlamento doveva approvare in via definitiva un disegno di legge sui servizi segreti.  Disegno già controverso al punto da dover passare al vaglio della Corte Costituzionale.

Cosa prevede la legge
La nuova legge aumenterà esponenzialmente i poteri dei servizi segreti in materia di intercettazioni e instaurerà una nuova forma di «sorveglianza di massa» su internet. I servizi potranno non solo avere tabulati telefonici ed e-mail senza il consenso del giudice, ma potranno facilmente ottenere anche tutti i metadati degli utenti. Questi saranno anonimi, ma l’intelligence potrà fare richiesta di stringere la sorveglianza e procurarsi nuove informazioni. Altro elemento controverso, le «scatole nere» che i provider saranno obbligati  a usare per monitorare eventuali comportamenti sospetti. In più, sarà legale posizionare microfoni e telecamere nelle case dei sospettati, ed utilizzare tecniche per forzare le password. Addirittura, un emendamento – che, secondo le promesse del governo, sarà eliminato – prevede che si possano sorvegliare gli stranieri di passaggio in Francia su richiesta del primo ministro.

Panorama orwelliano?
Tale legge ha sollevato fin da subito forti contestazioni: non appena l’assemblea nazionale l’ha approvata a larga maggioranza a maggio, è partita la campagna significativamente intitolata «24 ore prima del 1984», in riferimento all’opera di George Orwell. Eppure, secondo le dichiarazioni di un responsabile dei servizi segreti all’AFP, la norma non conterrebbe «nulla che i servizi segreti non fanno già». Insomma, si limiterebbe a legittimare un comportamento che, al di sopra delle norme, già veniva applicato.

L’ambigua giustificazione degli interessi nazionali
Le maggiori perplessità riguardano l’assenza di limiti e garanzie sulle intercettazioni, che potranno essere autorizzate direttamente dal primo Ministro per motivi quali «la protezione degli interessi economici» o «della politica estera» della Francia. Il paradosso, però, è che le stesse intercettazioni dell’Nsa che hanno riguardato tre leader francesi sono state giustificate con l'appello alla «difesa degli interessi degli Stati Uniti». La differenza è che in quel caso si trattava non di gente comune, ma di capi di Stato.

Il paradosso: Washington è l’ispiratrice
Tra le critiche più aspre, quella di Jean-Marie Delarue, presidente della Commissione nazionale di controllo delle intercettazioni e di sicurezza, destinata ad essere rimpiazzata da un nuovo organo dalle funzioni soltanto consultive. I servizi, ha spiegato, potranno d’ora in poi «utilizzare dei dispositivi mobili di prossimità capaci di captare, in un raggio da 500 metri a un chilometro, i dati di connessione dei telefoni e anche, in caso di terrorismo, le comunicazioni stesse. Immaginate che un simile strumento sia posizionato alla Gare du Nord, dove sono transitate 190 milioni di persone nel 2008. Anche tenendo conto dei viaggiatori regolari, una sorveglianza di questo tipo riguarderebbe un numero altissimo di persone…».  D’altra parte, già lo scorso aprile Delarue aveva denunciato un drammatico avvicinamento dei servizi segreti francesi alle pratiche di spionaggio statunitensi. Bizzarro pensare che la «spiata» Francia prenda così diretta ispirazione dal suo «Grande Fratello»...