13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Ci si deve stupire della condotta di Washington?

Wikileaks, gli Usa ci spiano? La scoperta dell’acqua calda

Le nuove rivelazioni emerse dallo scandalo Nsa sarebbero sufficienti a far scoppiare una crisi diplomatica. Eppure, secondo il NYTimes, la reazione tutto sommato «calibrata» di Parigi dipenderebbe dal fatto che la capillare sorveglianza da parte di Washington non è poi una sorpresa. Abbiamo scoperto l'acqua calda?

PARIGI – Alta tensione tra Parigi e Washington? Non proprio. Secondo il New York Times, le reazioni tutto sommate moderate di cui, in queste ore, Parigi si è resa protagonista potrebbero suggerire che, in fondo, la capillare sorveglianza targata Usa non fosse poi una sorpresa. Subito dopo la diffusione delle ultime notizie trapelate, nella notte di martedì, il presidente Francois Hollande ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio della Difesa, per discutere dei documenti apparsi sul sito di informazione francese Mediapart, su Liberatión e Wikileaks.

La rabbia «calibrata» di Parigi
Poi, c’è stato il colloquio telefonico con Barack Obama mercoledì pomeriggio, cui sono seguite rassicurazioni di Washington sull’interruzione del sistema di spionaggio. Quindi, è stata la volta del ministro degli Esteri Laurent Fabius, che ha manifestato il suo dispiacere per quanto accaduto all’ambasciatore americano presso la Francia.  Il primo comunicato del governo francese diffuso mercoledì ha fatto la voce grossa, definendo «inaccettabile» l’accaduto e sottolineando come il governo non avrebbe più tollerato alcuna azione volta a mettere in pericolo la sicurezza e la protezione degli interessi francesi. Eppure, il NYTimes osserva come i toni si siano immediatamente moderati. Una nota successivamente diffusa dall’Eliseo ha infatti parlato di un viaggio a Washington da parte di responsabili dell’intelligence francese, assicurando una «profonda collaborazione» tra le due realtà, mentre il giorno precedente si parlò di una «gita» finalizzata a verificare l’effettiva sospensione del sistema di sorveglianza.

Le Pen: alla faccia degli alleati
Il commento di Marine Le Pen è stato, prevedibilmente, uno dei più duri: «I francesi devono riconoscere che gli Stati Uniti, i suoi governi che distinguiamo chiaramente dal popolo, non sono nostri alleati o un Paese amico». Ma la questione è che, tra chi si stupisce e chi si indigna, c’è anche chi non si stupisce affatto: tra questi, l’ex consigliere diplomatico di Sarkozy – «spiato» anche lui ai tempi della sua presidenza –, che ha dichiarato di non essere «sorpreso», aggiungendo che come ambasciatore presso gli Stati Uniti sapeva dei sistemi di sorveglianza. Storicamente, del resto, la Nsa ha intercettato qualsiasi conversazione straniera che potesse essere rilevante per gli interessi degli Stati Uniti, e gli interessi degli Stati Uniti, si sa, sono particolarmente ampi. Nessun problema, dunque?

Sulla condotta di Washington, c’è da stupirsi?
Non proprio. Perché alcune delle intercettazioni diramate potrebbero rivelarsi esplosive. Si pensi alla notizia della riunione segreta convocata da Hollande con altri leader europei sulla crisi greca, riunione da cui la Merkel sarebbe stata esclusa a causa della sua intransigenza. Hollande si sarebbe spinto fino a organizzare un incontro blindato con il ministro socialdemocratico dell’economia Sigmar Gabriel. E ancora, dalle intercettazioni del 2006 su Chirac spunta la notizia della sua intenzione di nominare un ambasciatore non gradito a Washington. Un report del marzo 2010 riguarda invece Sarkozy e le sue critiche al ripensamento americano sulla proposta di cooperazione bilaterale sull'intelligence. Insomma, di materiale esplosivo ce n’è. Talmente esplosivo da poter causare un raggelamento dei rapporti tra Parigi e Washington. Eppure, secondo il New York Times, i segnali non andrebbero in questo senso. Perché in fondo, che l’alleato d’Oltreoceano fosse un Grande Fratello, già si sapeva.