9 dicembre 2019
Aggiornato 21:30

Immigrazione, e se l'Europa aprisse le frontiere?

Dopo l'identificazione di un presunto attentatore del Bardo con un immigrato sbarcato da poco a Porto Empedocle, c'è chi grida alla chiusura delle frontiere. Ma un parere totalmente diverso e provocatorio è giunto da un'illustre penna britannica sulle pagine del NYTimes

NEW YORK – E' di oggi, la notizia dell'arresto, a Milano, di un presunto attentatore del Museo del Bardo. Arrivato il 17 febbraio scorso a Porto Empedocle su un barcone sotto falso nome, avrebbe fatto parte del commando che, solo un mese dopo, portò a termine l'attentato a Tunisi. Una notizia che suscita timori e rinfocola le polemiche, al punto che il segretario della Lega Matteo Salvini ha urlato alla necessità di chiudere le frontiere. Ma c'è chi la pensa del tutto diversamente. 

La proposta di Philip Legrain
Aprire le frontiere, accogliere tutti, senza limiti. La provocatoria proposta giunge da un’illustre penna britannica e dalle autorevoli pagine del New York Times. Philip Legrain, scrittore ed economista esperto in migrazioni, ha fatto discutere da un capo all’altro dell’Atlantico. Il presupposto è già sentito: «Negando alle persone di attraversare i confini legalmente, i governi europei le stanno esponendo al rischio della morte». Eppure, le argomentazioni a supporto della tesi sono sì insolite, ma sorprendentemente rigorose.

Gli immigrati non sono barbari invasori
Legrain cita innanzitutto l’argomento degli «ostinati» difensori della frontiera: senza controlli, l’Europa sarà invasa dagli stranieri, e finirà per collassare. Un timore che si fonda sull’associazione, profondamente radicata nelle strutture del nostro pensiero, tra «immigrato» e «barbaro invasore». Ma, per Legrain, ci sono molti aspetti che i «pro-frontiere» non considerano. Innanzitutto, non tutti sono disposti a lasciare la patria, e chi lo è si distribuirà su mete diverse. Infine, gli stranieri non sono invasori: sono persone che hanno tanto da offrire.

Il caso degli Europei dell’Est
Solita retorica buonista, si dirà. Ma Legrain sfodera un esempio a suo vantaggio. Dopo che l’Europa ha ammesso 10 tra i più poveri Paesi ex-comunisti, e da quando i cittadini dell’Ue possono muoversi liberamente nei suoi territori, quei 100 milioni di persone avrebbero potuto spostarsi in massa dall’Est ai Paesi più ricchi.  Invece, solo 4 milioni di Europei orientali sono migrati, e molti in modo non definitivo.

Se le porte sono aperte, chi entra può anche uscire
Perché per Legrain, le porte aperte possono sì invitare ad entrare, ma anche a tornare indietro. La storia americana lo conferma: fino a quando gli States controllavano poco i propri confini, molti Messicani li attraversavano per procacciarsi lavori stagionali, ma pochissimi si stabilivano negli Usa. E chi tornava indietro, lo faceva con buone paghe e nuove competenze da diffondere. Viceversa, da quando le frontiere sono chiuse, chi riesce ad arrivare non osa più tornare indietro.

Cosa accadrebbe se l’immigrazione aumentasse?
Ma se anche le porte aperte portassero a un grande incremento dell’immigrazione, per l’economista-scrittore non sarebbe comunque l’apocalisse. A dimostrarlo, il caso dei tanti ebrei russi giunti in Israele dopo il collasso dell’Urss. Tutti migranti, peraltro, che non parlavano l’ebraico e digiuni di capitalismo. Ma che, in sette anni, hanno rimpinguato la fascia di popolazione in età da lavoro del 15%.

Un «tonico revitalizzante» per un Continente sempre più vecchio?
Bell’esempio, si dirà; ma qui non c’è lavoro per noi: figurarsi per gli altri. Eppure, secondo Legrain, potrebbe replicarsi in Europa ciò che accadde in Israele, dove l’arrivo di nuova manodopera creò nuova domanda. Ecco il punto chiave della sua analisi: l’immigrazione potrebbe essere il «tonico» di cui il Vecchio Continente ha bisogno. Un continente schiacciato da un possente debito, caratterizzato da deboli investimenti e provato dal declino demografico. Fenomeno, quest’ultimo, tutt’altro che privo di conseguenze, dato che la fascia di popolazione in età da lavoro sta progressivamente diminuendo. Non solo: i nuovi arrivati contribuirebbero a pagarci le pensioni e alleviarci dal debito pubblico: un aumento di popolazione del 10% ridurrebbe il debito per persona da 25.000 euro a 2.300 euro.

La fine delle morti in mare
Nuovi arrivi, nuovi talenti, nuove idee: una ventata d’aria fresca per il sempre più vecchio Continente. Senza contare, poi, il vantaggio maggiore di tutti: il Mediterraneo cesserebbe di essere una gigantesca tomba a cielo e mare aperto. E i più bisognosi avrebbero un’occasione di riscatto che non sia a prezzo delle loro stesse vite.