19 ottobre 2019
Aggiornato 15:00
La crisi dimenticata

De Zulueta: «Palestina, vergogna internazionale»

La presidente del comitato italiano dell'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi al DiariodelWeb.it: «Festeggio il riconoscimento del Vaticano, si è fatto un passo verso il diritto alla cittadinanza»

ROMA «Il primo problema per i palestinesi è il diritto alla cittadinanza. Per questo festeggio l'annuncio del riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del Vaticano». Tana De Zulueta, già senatrice dell'Ulivo prima e dell'Unione poi, oggi è presidente del comitato italiano per l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi. Un osservatorio che le permette di apprezzare la portata storica del primo accordo tra Abu Mazen e papa Francesco. «La categoria dei cittadini palestinesi, statualmente, ancora non esiste. Ed è questa la prima difficoltà – spiega al DiariodelWeb.it – Era il 1950 quando i palestinesi persero il riferimento geografico che consentiva loro di considerarsi popolo. Oggi sono popolo solo nella memoria, sparsi in almeno cinque Paesi diversi: in realtà di più, ma quelli sono i luoghi in cui i rifugiati sono insediati ufficialmente. Proprio allora nacque l'Unwra, con l'idea di durare un anno: ne sono trascorsi 65. Questa è la vergogna che pesa sulla comunità internazionale».

Il lavoro negato
La mancanza di un riconoscimento internazionale allo Stato di Palestina non è però un problema che si può ridurre alla semplice ricerca di un'identità di popolo. Al contrario, ha delle conseguenze enormi sulla vita quotidiana dei palestinesi: «Le necessità basilari nel mondo del 21° secolo comprendono un documento d'identità, la possibilità di accedere al lavoro, di viaggiare. Pensi che ai rifugiati palestinesi in Libano è preclusa non solo la formazione superiore, ma anche le mansioni superiori nel mondo del lavoro. Questo si perpetua da tre generazioni. Riuscire, in questo contesto, a mantenere un'idea di sé, una cultura riconoscibile come tale, è una sfida che i palestinesi sono riusciti fino ad oggi a vincere. Hanno avuto questa straordinaria capacità di resilienza, ma il mondo ne ha abusato abbastanza».

Crisi senza fine
A questo enorme ostacolo da superare si uniscono poi le più note emergenze umanitarie: «I palestinesi affrontano una serie di crisi simultanee senza precedenti, oltre alle guerre che hanno subìto – prosegue De Zulueta – Crisi esistenziali, come l'assedio di Gaza, che ha ridotto in estrema povertà una delle comunità più operose del mondo palestinese. Devono crescere i loro figli da indigenti, e questo è considerato un'offesa dal diritto internazionale. Poi c'è la Siria: era un luogo relativamente sicuro per i rifugiati della Palestina, quasi mezzo milione. Yarmouk, il campo palestinese alle porte di Damasco, è diventato il simbolo della sofferenza della popolazione civile in Siria. Si stima che ci siano tuttora 18 mila palestinesi intrappolati lì, letteralmente fra due fuochi: hanno problemi di sopravvivenza, perché non si sa come far arrivare loro il necessario per mangiare, bere e curarsi». L'ex senatrice, dunque, lancia un appello chiaro alla comunità internazionale, a nome del popolo palestinese: «Numero uno, che ci si ricordi di loro. Numero due, che si trovi una giusta soluzione alla loro condizione di gente privata dello Stato. E in fretta».