19 agosto 2019
Aggiornato 18:00
Che sia legato o no alla sparatoria in Texas

L'Isis è un brand sfruttato da tutti

Che sia legato o no alla sparatoria in texas, quello dell'Isis è brand sfruttato da tutti. Nelle settimane precedenti al tentato attentato terroristico, Simpson ha chiaramente esposto le sue idee su Twitter, dove vantava contatti con alcuni membri dell'organizzazione.

NEW YORK (askanews) - Per la Casa Bianca, è troppo presto per dire se esista un legame tra l'Isis e gli attentatori al concorso di vignette su Maometto di Garland, in Texas. A parte la quasi scontata rivendicazione del gruppo estremista, esistono chiari segnali pubblici di una vicinanza di ideali di almeno uno dei due uomini che hanno aperto il fuoco, Elton Simpson, in passato già sorvegliato dall'Fbi e accusato di terrorismo.

Le tracce su Twitter
Nelle settimane precedenti al «tentato attentato terroristico», come lo ha definito ieri la Casa Bianca, Simpson ha chiaramente esposto le sue idee su Twitter, dove tra i contatti aveva Junaid Hussain, un combattente britannico dell'Isis conosciuto come Abu Hussain al-Britani, e Mohamed Abdullahi Hassan, un americano di origini somale, conosciuto come Mujahid Miski, ora in Somalia, da dove inneggia allo Stato islamico.

Le anticipazioni
Hussain, uno dei britannici più conosciuti tra i combattenti dell'Isis, aveva suggerito l'evento in programma in Texas come possibile obiettivo da colpire. Il 23 aprile, dieci giorni prima dell'azione condotta da Simpson e dal suo coinquilino Nadir Soofi, aveva scritto che i jihadisti negli Stati Uniti avrebbero dovuto seguire l'esempio dell'attacco contro la redazione di Charlie Hebdo. Lo stesso giorno, Simpson aveva usato il suo account 'Shariah is Light' per scrivere contro l'evento organizzato dall'«American Freedom Defense Initiative», associazione che contrasta la diffusione della fede islamica. Quindici minuti prima dell'attacco, poi, aveva pubblicato un tweet con l'hashtag #texasattack.

Simpson noto all'Fbi dal 2006
Simpson, nato in Illinois, convertitosi all'Islam ai tempi del liceo, era noto dal 2006 all'Fbi, che nel 2010 lo aveva accusato di terrorismo. Le autorità sospettavano che volesse andare a combattere in Somalia, ma il ragazzo fu condannato a tre anni con la condizionale solo per aver mentito agli agenti sui suoi piani di viaggio, perché il giudice sentenziò che il governo non aveva le prove sulla volontà di Simpson di unirsi agli estremisti.

La strategia capillare dell'Isis
Secondo un funzionario interpellato dal New York Times, Simpson non sembrava si stesse preparando per un'azione violenta. «Ce ne sono così tanti come lui - ha detto - bisogna dare delle priorità», visto che il numero dei simpatizzanti, anche negli Stati Uniti, continua a moltiplicarsi. Questo, in fondo, è il problema più difficile da affrontare: l'Isis ha annunciato la sua ideologia militante in varie lingue, sfruttando ogni canale di comunicazione, e interagisce con i suoi sostenitori di ogni parte del mondo, che possono trasformarsi in nuove reclute.

ll brand del terrore
«L'Isis e il suo califfato stanno diventando un brand, più ampio persino di una rete come al Qaida» ha detto Omer Taspinar, esperto di islam e Medio Oriente del Brookings Institution. «E' come un'appartenenza spirituale. Rivendicare un'azione non indica necessariamente un legame organizzativo». In passato, anche al Qaida ha rivendicato delle azioni compiute negli Stati Uniti, ma ha sempre esercitato un maggiore controllo sugli attentati. Secondo J. M. Berger, coautore del libro «Isis: The State of Terror», l'Isis è un movimento «populista», meno «schizzinoso» rispetto al più «elitario» al Qaida. L'Fbi, impegnato a contrastare gli estremisti islamici negli Stati Uniti, dovrà senza dubbio affrontare le critiche di chi crede che un attacco simile, da parte di un estremista come Simpson, poteva essere evitato. Controllare giorno e notte ogni possibile attentatore, però, sembra irrealistico.