23 gennaio 2020
Aggiornato 02:30
Emergenza sbarchi

I 10 punti dell'Ue per fermare le stragi nel Mediterraneo

Al vertice congiunto dei ministri degli Esteri e dei ministri dell'Interno dell'Unione europea a Lussemburgo, è stato presentato un pacchetto di proposte per contrastare l'emergenza sbarchi e porre fine alle morti in mare dei migranti che tentano di approdare sulle coste europee. Le linee tracciate tendono a rafforzare le operazioni in corso Triton e Poseidon nel Mediterraneo.

ROMA - 700 persone hanno perso la vita mentre cercavano di raggiungere le coste italiane, europee. Un peschereccio di trenta metri si è ribaltato mentre una nave mercantile si avvicinava per prestare soccorso. A largo delle coste libiche, in acque internazionali, tra sabato e domenica si è consumata la più drammatica delle tragedie del mare. Di sempre. Di fronte allo sgomento, al dolore e alla disperazione di 700 famiglie che piangono i loro cari, resta la consapevolezza amara delle falle evidenti nel «non-sistema» di soccorso dei migranti.

L'ecatombe che commuove la classe dirigente
Chi scappa da guerra e miseria cerca una sponda di terra in cui sopravvivere e l'Europa dovrebbe essere in grado di garantire tale diritto. 700 persone sono morte per colpa della disperazione che martoria la loro terra, ma anche per l'ingiusta inefficienza di un'Unione europea troppo cieca nella sua indifferenza. L'ecatombe dello scorso fine settimana ha impressionato la classe dirigente europea, che si è riunita ieri per un incontro straordinario che ha visto i ministri degli Esteri e quelli degli Interni confrontarsi sul nodo immigrazione e sull'emergenza sbarchi che sta investendo le coste europee del Mediterraneo.

Come fermare le stragi del mare
In occasione del meeting, la Commissione europea ha potuto presentare l'insieme delle misure atte a coordinare i flussi migratori nei Paesi dell'Unione europea. L'incontro di oggi è stato improvvisato in seguito alla tragedia di sabato notte, ma già era previsto da tempo un appuntamento tra i ministri degli Esteri per far fronte alla situazione, drammatica già da diverse settimane. Le stime parlano, infatti, di oltre 1.500 persone morte da gennaio nella traversata del Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Europa, mentre sarebbero 21mila i sopravvissuti al viaggio. Il commissario all'Immigrazione della Commissione Dimitris Avramopoulos, a margine dell'incontro, ha esposto i punti sui quali Bruxelles intende concentrarsi per far fronte al problema.

Dieci punti per cambiare rotta
Dieci i nodi su cui Bruxelles punta per risolvere l'emergenza, «Presenteremo queste proposte al Consiglio Europeo che si riunirà giovedì in sessione straordinaria per affrontare la situazione nel Mediterraneo», affermano Avramopoulos e l'Alto Rappresentante per la Politica Estera, Federica Mogherini, che ha presieduto la riunione. Quello che si propone l'Europa è innanzitutto il rafforzamento delle operazioni in corso Triton e Poseidon nel Mediterraneo «aumentando le sue risorse finanziarie» e ampliando la loro area d'intervento. Il secondo punto prevede «uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le imbarcazioni usate dai trafficanti». Bruxelles si propone poi di sfruttare al massimo gli enti che si occupano del monitoraggio e della gestione delle operazioni, delle frontiere e dei fondi attraverso incontri assidui e regolari che servano a tracciare le linee guida per l'accoglienza, il soccorso e il contrasto al traffico di migranti: protagonisti degli incontri saranno l'ufficio di polizia europeo Europol, Frontex – l'agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne –, Easo, cioè l'ufficio europeo di sostegno per l'asilo, e l'Unità di cooperazione giuridica europea Eurojust.

Porre fine al massacro
Secondo il punto numero quattro illustrato dalla Commissione, l'ufficio europeo di sostegno per l'asilo Easo predisporrà delle squadre operative in Italia e Grecia. Secondo quanto proposto da Bruxelles, gli Stati membri si impegneranno a prendere le impronte di tutti i migranti. Avramopoulos comunica, inoltre, che verranno prese in considerazione opzioni per «un meccanismo di ricollocazione d'emergenza» degli immigrati. Il piano illustrato ieri pomeriggio a Lussemburgo presenta, inoltre, un programma esteso di volontario europeo pilota sul reinsediamento dei soggetti bisognosi di protezione. Frontex si preoccuperà di elaborare un programma di ritorno rapido di migranti irregolari, mentre la Commissione e il Servizio di Azione Esterna dell'Unione s'impegnerannno assieme ai Paesi confinanti con la Libia, rafforzando le operazioni sul territorio nigeriano. L'ultimo punto prevede il dispiegamento di funzionari di collegamento dell'immigrazione (Ilo) in Paesi terzi importanti per la raccolta di informazioni d'intelligence relative ai flussi migratori e rafforzare il ruolo delle delegazioni dell'Unione europea. Le proposte verranno valutate a maggio quando verranno presentate a Bruxelles. Con l'incontro di oggi e l'annuncio dei dieci punti, però, la Commissione europea si ripropone di dimostrare l'impegno concreto di porre fine ad un massacro divenuto ormai intollerabile.