3 marzo 2024
Aggiornato 02:30
Maratona televisiva di 4 ore

Putin a tutto campo

Vladimir Putin a tutto campo. Durante una maratona tv di 4 ore, il capo del Cremlino si è espresso su tutte le questioni più delicate ed attualità. Dalla situazioni in Medio Oriente al genocidio armeno, dall'economia alla crisi ucraina, fino alle relazioni con l'Iran e al caso Nemtsov.

MOSCA (askanews) - «La Comunità internazionale non fa abbastanza per difendere la popolazione cristiana in Medio Oriente». Parola di Vladimir Putin, impegnato oggi in una lunga linea diretta con la Russia, una maratona televisiva durante la quale il leader del Cremlino ha affrontato tutti i problemi più stringenti per Mosca: dalla crisi e l'attesa ripresa economica ai dossier ucraino e iraniano. «E' triste - ha detto il leader del Cremlino, rispondendo a una domanda di askanews a margine della kermesse - che la Comunità internazionale oggi non sia in grado di difendere persone che vivono lì da sempre e che hanno bisogno di essere protette». In perfetto asse con le posizioni del Vaticano.

Francesco e Ankara faranno pace
E sulla dura reazione della Turchia alle parole di papa Francesco sul genocidio degli armeni nel 1915, Putin si è detto convinto che il Pontefice ed Ankara ritroveranno la via del dialogo. «Il Papa - ha affermato - è un'autorità di tale levatura che troverà il modo di dialogare con tutti gli uomini al mondo, indipendentemente dalla loro nazionalità. Inoltre - ha aggiunto - i turchi sono persone intelligenti e flessibili».

Una maratona di 4 ore
​Putin ha risposto a una raffica di domande provenienti da ogni angolo della Russia, in una lunghissima maratona tv di oltre 4 ore. Sono giunti 3 milioni di quesiti via email, sms, mms, videomessaggi e telefonate raccolte da un colossale centralino. Non da giornalisti, ma dai suoi connazionali, dall'ex ministro delle Finanze Aleksey Kudrin (in studio) sino ai lavoratori del Lontano oriente russo, dagli agricoltori di una fattoria della Russia centrale sino a un bambino di 4 anni che gli chiedeva come si fa a diventare presidente della Federazione russa. Putin ancora una volta ha risposto a tutti, protagonista assoluto di quella macchina perfetta e rodata che è appunto la Linea diretta (nata 15 anni orsono e ideata dal Cremlino per avvicinare il leader alla gente). 

Crisi Ucraina al centro
Molte le questioni complicate. A partire dalla crisi ucraina, che resta stringente, in bilico tra uno spiraglio di luce in fondo al tunnel e i timori di una nuova escalation militare. Gelido sui rapporti con Petro Poroshenko («i partner non si scelgono») ma possibilista per una soluzione, perchè anche se «non vediamo una volontà di Kiev per migliorare la situazione in Donbass», comunque «tutto è legato all'accordo di Minsk. È scritto. E bisogna rispettarlo». Per poi ribadire che "non ci sono truppe russe in Ucraina", che lui non vuole «creare un impero», e che comunque l'ipotesi di una guerra con l'Ucraina gli appare "impossibile". La Russia, assicura, non vuole creare un impero nell'ex Urss. «Non abbiamo tali obiettivi, anche se cercano di attribuirceli», precisa il leader russo, che ha anche ammesso che fu un errore da parte di Mosca l'imposizione «con la forza» del modello sovietico in Est Europa. Un errore che stanno ripetendo gli Usa in giro per il mondo, «ma anche loro falliranno».

Relazioni con l'Iran
Poi l'embargo contro l'Iran e le forniture di sistemi missilistici S300. «Non vediamo alcuna ragione per mantenere l'embargo sulle forniture all'Iran dei missili S300» dice Putin. «Ai timori espressi dalla Germania e dal cancelliere tedesco" Angela Merkel sulla decisione russa di revocare l'embargo sulla fornitura di S300 all'Iran, Putin ha risposto, ribadendo che gli S300 "non rappresentano una minaccia» a Israele e che «nella lista delle sanzioni Onu, questo tipo di fornitura non rientra. Non vediamo motivo per cui mantenere questa decisione unilaterale» ha aggiunto, sottolineando che fu una decisione di Mosca sospendere il contratto firmato nel 2007. «Inoltre - ha aggiunto - gli S300 sono tecnologia molto costosa, costa mezzo milione di dollari. E altri che vogliono comprarli non ci sono».

L'economia
Ma per i russi la questione numero uno resta l'economia. I timori dopo il brusco calo del rublo di fine 2014 e i rischi provocati dalle sanzioni e dalla crisi internazionale, oltre al barile sinora molto debole. Secondo Putin per l'economia russa c'è già «una dinamica positiva» malgrado la fase sia complicata. Il leader russo ha fatto notare che «il rublo si rafforza» e c'è anche una «crescita» del Pil - «non grande ma comunque c'è» - segnalando inoltre il «record della produzione di petrolio» e un «ricco raccolto di grano». Tuttavia «un segnale negativo sono gli investimenti nel business delle piccole imprese. Ma c'è anche di che andare fieri». E «non vedo nulla di catastrofico».

Il caso Nemtsov
E infine l'omicidio di Boris Nemtsov. Quello che ha spalancato un enorme punto interrogativo sul futuro della Russia, che rischia un balzo indietro nel tempo. Negli anni Novanta, quando si ammazzava par strada. Un fatto «tragico e vergognoso», ma in poche ore sono stati individuati i killer, fa notare Putin. «Dopo un giorno», anzi «dopo poche ore» ai servizi russi «erano già noti i nomi degli esecutori, la questione era solo dove e come prenderli». Ma sui mandanti, ancora nessuna chiarezza. E chissà se saranno mai individuati. Il leader del Cremlino, che si è praticamente trovato il cadavere sotto casa, non ha certezze: «Io non lo so», ha detto, girando la questione agli inquirenti, che continuano a indagare.