21 agosto 2019
Aggiornato 06:30
5 cristiani al minuto vengono uccisi, 100mila ogni anno

Non solo Kenya: i martiri della Croce nel mondo sono 150 milioni

In Kenya sono stati 147 i cristiani uccisi. Ma sono 150 milioni i cristiani perseguitati nel mondo, e 100mila quelli uccisi ogni anno. Il primato nella persecuzione dei cristiani è della Corea del Nord; in Siria, sono stati 700mila quelli costretti all'esodo. Eppure, non sono solo cristiani gli obiettivi della jihad: anzi, la maggior parte delle vittime del fondamentalismo islamico è musulmana.

ROMA – C’è un particolare davvero inquietante della strage di ieri in Kenya: l’attenta selezione delle vittime sulla base della fede di appartenenza. Un particolare che non può essere ignorato; perché è vero che i morti sono tutti uguali e non hanno colore; ma, in questo caso, la strage ha seguito un canovaccio preciso, un canovaccio che, purtroppo, si ripete in tante, troppe parti del mondo: le vittime devono essere i cristiani. Lo ha osservato il giornalista Domenico Quirico, rapito in Siria nel 2013 e tra i primi a mettere in guardia l’Occidente dalla minaccia dell’avanzata del Califfo. «Un elemento estremamente importante per capire quanto sta accadendo», ha spiegato Quirico, «pur in riferimento a un Paese come il Kenya, geograficamente lontano dal Califfato, è stata la separazione tra puri e impuri». Un elemento terribile, ha puntualizzato il giornalista, perché si tratta di una «separazione degli uomini in base a quello che sono e non quello che fanno».

UN MONDO DIVISO TRA «PURI» E «IMPURI» - Un copione già utilizzato, ha ricordato Quirico, in molti altri attentati firmati al Shabaab, dove i terroristi facevano recitare a memoria parti del Corano per distinguere i musulmani dagli infedeli da uccidere, separando i «puri» dagli «impuri». «C’è nel mondo qualcuno che separa gli uomini sulla base della purità e dell’impurità», sottolinea il giornalista, «e questo è spaventoso e terribile». Un canovaccio, del resto, utilizzato anche dall’Isis nella sua avanzata: basti pensare alla fuga di cristiani da Mosul dopo la minaccia del Califfo: conversione all’Islam, oppure la morte. La persecuzione dei cristiani da parte dei guerriglieri dell’Isis nei territori conquistati è balzata all’onore delle cronache quest’estate, quando la situazione ha assunto l’aspetto di una vera e propria «emergenza umanitaria». Prima i seguaci del Califfo avevano segnato le porte delle abitazioni dei cristiani di rosso. Poi, li avevano lasciati senz’acqua e gli avevano tolto i rifornimenti di cibo. L’ultimo ultimatum, quello della scelta tra la conversione all’Islam, con pagamento di tassa annesso, o la morte. Alla fine, sono riusciti a cacciarli dalla provincia settentrionale dell’Iraq. Un vero e proprio esodo, che ha unito nella medesima, tragica sorte  la minoranza cristiana iraquena e oltre 50 mila yazidi, fuggiti da Sinjar dopo la caduta della città nelle mani di al Baghdadi.

150 MILIONI DI CRISTIANI PERSEGUITATI NEL MONDO, UCCISI 5 AL MINUTO - Ma non è solo l’Isis. Ogni anno, nel mondo, quasi esclusivamente in territorio asiatico e africano, vengono uccisi mediamente 105mila cristiani di ogni confessione. Uno «sterminio di massa» che sta producendo quella che John Allen, vaticanista americano, ha definito la «Global war on Christians», la nuova guerra globale contro la cristianità. La furia anti-cristiana coinvolge circa 150 milioni di persone nel mondo. Della World Watch List 2015, pubblicata dall’organizzazione americana protestante Open Doors, che ha preso in esame il periodo che va dal 1° novembre 2013 al 31 ottobre 2014, fanno ormai parte non solo la Siria, dove spadroneggiano i tagliagole dell’Isis, la Nigeria dei massacratori di Boko Haram e l’Iraq, ma anche alcune new entry come Messico, Turchia e Azerbaijan. Inoltre, fra i primi dieci stati dove i cristiani vengono sopraffatti, entrano per la prima volta, oltre alla stessa Nigeria, altre due nazioni africane: Sudan ed Eritrea. Nell’arco di tempo analizzato i cristiani uccisi per la loro fede sono stati 4.344, mentre le chiese attaccate, bruciate, distrutte, risultano almeno 1.062. Secondo Open Doors «se il 2014 sarà ricordato nella storia per aver avuto il più alto livello di persecuzione dei cristiani nell’era moderna, il peggio deve ancora venire». Il Paese che per il 13esimo anno consecutivo mantiene il primato nella persecuzione dei cristiani è la dittatoriale Corea del Nord, che nelle prigioni ha fra i 50 e i 70mila cristiani. secondo il Center for the Study of Global Christianity ogni anno vengono uccisi 100mila cristiani: cinque al minuto. Open Doors scrive anche che in 40 dei 50 Paesi presi in esame, la fonte primaria di persecuzione è il fondamentalismo islamico. Più del 70 per cento dei cristiani è fuggito via dall’Iraq dal 2003. In Siria 700mila dal 2011 sono stati costretti ad abbandonare casa dall’inizio della guerra civile. Anche in Pakistan e Afghanistan, la «caccia al cristiano» è in crescita.

LA MAGGIOR PARTE DELLE VITTIME DELLA JIHAD SONO MUSULMANE - Insomma, la persecuzione nei confronti dei cristiani, nel mondo, è da considerarsi una vera e propria emergenza umanitaria. Sarebbe però superficiale definire la furia dell’Isis e dei tanti altri gruppi jihdisti come esclusivamente anti-cristiana. Anzi: la maggioranza delle vittime perpetrate dal terrorismo islamico è di fede musulmana. Secondo uno studio redatto nel 2009 dal Combating terrorism center degli Stati Uniti, Deadly Vanguards: A Study Of al-Qaida's Violence Against Muslims, dal 2004 al 2008 al Qaeda ha rivendicato la responsabilità di 313 attentati che hanno provocato la morte di 3.010 persone. Solo il 12% di quelle vittime erano occidentali. Dal 2009 a oggi, inoltre, gli attacchi condotti dai jihadisti contro altri fedeli islamici si sono moltiplicati. Nello Yemen, per esempio, Paese dove il 96% della popolazione è musulmana e che le intelligence europee considerano uno dei principali centri di reclutameto e addestramento di terroristi, gli attacchi kamikaze, le autombombe, gli assalti armati a bus e scuole hanno decimato intere comunità negli ultimi anni. Lo stesso accade con la violenza streminatrice dello Stato Islamico in Iraq e Siria. La furia dei miliziani del Califfo non si è abbattuta solo sulle minoranze cristiane, curde e yazide, ma anche e in maniera diffusa sui musulmani, sciiti, perchè considerati infedeli al pari degli occidentali, e sunniti. A migliaia sono stati fucilati o sgozzati dalle brigate della morte di Al Baghdadi, come ha documentato anche un rapporto delle Nazioni unite pubblicato a settembre del 2014. Altro fattore da tenere in considerazione: l’Isis ha distrutto, paradossalmente,  molti siti sacri dei Musulmani sunniti in Iraq e in Siria, tra cui le tombe e la moschea di Giona e di Nineveh in Iraq e il tempio del Profeta Ayyub (Job) a Oz, Mosul, in Iraq, solo per citarne alcuni. Ha raso al suolo anche delle tombe di santi nei pressi di Mosul e Kirkuk in Iraq e a Damasco, Aleppo e Kobane in Siria. Sembra paradossale, ma la jihad miete più vittime tra i fedeli che tra gli infedeli.