26 maggio 2019
Aggiornato 05:30
Dopo il massacro di 148 persone all'Università di Garissa

Gli islamisti Shebab minacciano un «altro bagno di sangue»

«Non solo state tollerando le politiche repressive del vostro governo senza protestare, ma le state anche rafforzando eleggendolo - si legge in una dichiarazione diffusa oggi via email dagli islamisti - quindi ne pagherete il prezzo con il vostro sangue»

MOGADISCIO (askanews) - I jihadisti somali Shebab hanno minacciato oggi il Kenya di un «altro bagno di sangue», dopo il massacro di 148 persone compiuto due giorni fa nell'Università di Garissa, a soli 150 chilometri dal confine somalo.

«Non solo state tollerando le politiche repressive del vostro governo senza protestare, ma le state anche rafforzando eleggendolo - si legge in una dichiarazione diffusa oggi via email dagli islamisti - quindi ne pagherete il prezzo con il vostro sangue».

«Con la benedizione di Allah non ci fermeremo davanti a niente per vendicare la morte dei nostri fratelli musulmani, fino a quando il vostro governo non metterà fine alla repressione e fino a quando tutte le terre musulmane non saranno liberate dall'occupazione keniana - si legge ancora nel comunicato - fino ad allora nelle città keniane scorrerà il sangue... questa sarà una guerra lunga e terrivile di cui voi, cittadini keniani, sarete le prime vittime».

Nella nota gli islamisti hanno quindi riferito che nell'attacco di due giorni fa «i mujahedeen hanno fatto irruzione nell'Università e sono subito andati nei dormitori dove hanno radunato tutti le persone presenti. Dal momento che l'attacco era solo contro i non musulmani, a tutti i musulmani è stato consentito di lasciare l'edificio, quindi sono stati giustiziati i miscredenti».

Gli Shebab hanno poi denunciato le «indicibili atrocità commesse contro i musulmani dell'Africa orientale» dalle forze di sicurezza keniana. I responsabili dell'attacco a Garissa volevano «vendicare la morte di migliaia di musulmani uccisi dalle forze di sicurezza keniane»; a questo scopo, hanno aggiunto, verranno colpite ancora «scuole, università, luoghi di lavoro e anche le vostre case».