17 novembre 2019
Aggiornato 18:30
Intesa su punti chiave, Teheran in festa, la furia di Israele

Accordo su nucleare iraniano, ora tre mesi per la svolta storica

Se ai vertici del Paese degli Ayatollah non tutti saranno entusiasti del compromesso trovato, nella capitale iraniana le strade sono state invase da cortei di auto con clacson impazziti e bandiere sventolate dai finestrini, mentre sul grande viale Vali Asr la gente cantava e danzava, le mani alzate con il classico segno V della vittoria.

LOSANNA (askanews) - Le potenze occidentali si felicitano per l'accordo preliminare ma "storico" sul nucleare iraniano, raggiunto ieri a Losanna dopo 18 mesi di negoziati tra Ginevra, Vienna, New York e Losanna e uno sprint finale di otto giorni senza tregua sul lago Lemano. Teheran a sua volta spera nella vera svolta con la fine delle sanzioni promessa una volta definito anche l'accordo vero e proprio - con i dettagli tecnici e l'ok politico del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Se ai vertici del Paese degli Ayatollah non tutti saranno entusiasti del compromesso trovato, nella capitale iraniana le strade sono state invase da cortei di auto con clacson impazziti e bandiere sventolate dai finestrini, mentre sul grande viale Vali Asr la gente cantava e danzava, le mani alzate con il classico segno V della vittoria. "Ora potremo vivere nella normalità", il commento di Davoud Ghafari, un abitante delle capitale tra i tanti scesi in strada per festeggiare l'intesa ancora da chiudere, ma comunque "storica", come definita dallo stesso Barack Obama. Il presidente americano l'ha fortemente voluto, ma bisognerà farlo digerire al Congresso. L'accordo finale sarà sottoposto a "verifiche senza precedenti", ha subito sottolineato il capo della Casa Bianca, "se l'Iran ci inganna, il mondo lo saprà".

L'intesa quadro tra l'Iran e il cosiddetto Gruppo dei 5+1 (i Paesi membri del Consiglio di Sicurezza Onu, più la Germania) promette la fine delle sanzioni occidentali in vigore da 12 anni, quindi una nuova pagina per l'economia e la società dell'Iran. Una rivoluzione che potrà cambiare anche gli assetti nella regione, cosa temutissima in particolare dall'Arabia Saudita.

Ma quello di ieri è in realtà solo un punto di partenza. "La stesura dell'accordo definitivo deve cominciare subito, per essere terminata entro il 30 giugno", ha sintetizzato il presidente iraniano Hassan Rohani su Twitter. Dietro le strette di mano di ieri, infatti, ci sono tutti i dettagli tecnici, molto complessi e spesso insidiosi, da precisare e rendere operativi. In base a quanto concordato a Losanna, Teheran accetta di ridurre considerevolmente il numero delle centrifughe, le macchine che servono a trasformare l'uranio che, arricchito al 90%, viene utilizzato per la fabbricazione dell'atomica. Ne manterrà in funzione solo 6.104 su circa 19mila e di queste oltre 5.000 sono in grado di processare l'uranio, ma l'arricchimento non sarà arricchito oltre il 3,67%, restando quindi sotto la soglia di reattività nucleare.

Qui l'Iran ha strappato un compromesso più vicino alle sue richieste iniziali di quanto lasciato intendere nei giorni scorsi: la Comunità internazionale esigeva che restassero attive solo alcune centinaia di centrifughe. Il Paese degli Ayatollah ha accettato anche di non arricchire più uranio per 15 anni nel sito di Fordo (Fardow), nascosto sotto una montagna, considerato il più pericoloso, perchè al riparo da qualsiasi attacco militare. Questo sito dai tratti misteriosi, e su cui si sono concentrate per anni le paure dell'Occidente, dovrà essere convertito in un'installazione per la ricerca farmaceutica.

Sulla questione della revoca delle sanzioni, che era diventata l'ultimo ostacolo e punto su cui l'Iran manteneva una posizione rigida, è stato deciso che le misure unilaterali americane ed europee saranno sospese una volta certificato il rispetto degli accordo da parte dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica. Anche questo non sarà semplice: Teheran dovrà garantire ampio accesso ai siti già noti e ispezioni generali per verificare che non siano creati impianti alternativi per aggirare le promesse fatte. Le sanzioni saranno ripristinate in caso di violazioni accertate. L'accordo definitivo dovrà essere votato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Il compromesso trovato nei punti chiave, sebbene ancora tutto da plasmare nella parte tecnica, cruciale, soddisfa la Russia, da anni alleata di Teheran. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov non era a Losanna per l'annuncio di ieri sera, cosa che nelle ultime ore aveva fatto pensare a una possibile rottura del tavolo. Convinta, malgrado una certa riluttanza, la Francia, da sempre più esigente su questo dossier rispetto agli altri partner internazionali: "una tappa positiva, ma resta del lavoro da fare", ha detto il ministro degli Esteri Laurent Fabius.

Condanna totale, durissima, invece, dal premier israeliano uscente (e incaricato di formare il nuovo governo) Benjamin Netanyahu, che ha descritto l'accordo come "una minaccia alla sopravvivenza dello Stato ebraico». Ieri è stato tratteggiato "un cattivo accordo quadro che condurrà a un cattivo e pericoloso accordo finale", ha aggiunto un funzionario israeliano dietro garanzia di anonimato. Obama l'ha chiamato ieri poco prima dell'annuncio da Losanna, ribadendo che gli Usa difenderanno sempre lo Stato ebraico, da ogni minaccia. E il presidente americano dovrà difendersi ora dagli attacchi in patria, dove i repubblicani sono già sul piede di guerra e insistono per avere un diritto di valutazione sull'accordo finale. Restano tre mesi. Non saranno facili per nessuna delle parti impegnate nello storico negoziato.