16 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
Relazioni USA-Israele

Netanyahu al Congresso USA, un problema per i democratici ebrei

L'invito partito unilateralmente dai repubblicani e la decisione del primo ministro israeliano di accettare, senza consultare la Casa Bianca, rischia di rompere il sostegno finora unanime a Israele del Congresso statunitense.

NEW YORK (askanews) - L'atteso discorso in Congresso del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in programma domani alle 11 (le 17 in Italia), ha provocato negli Stati Uniti un acceso dibattito tra repubblicani e democratici sull'opportunità dell'evento, incentrato su un tema delicato come il nucleare iraniano, su cui Washington è al lavoro per trovare un'intesa, e a sole due settimane dalle elezioni politiche israeliane.

L'invito partito unilateralmente dai repubblicani e la decisione del primo ministro israeliano di accettare, senza consultare la Casa Bianca, rischia di rompere il sostegno finora unanime a Israele del Congresso statunitense. La presenza di Netanyahu a Capitol Hill sta creando grattacapi soprattutto ai membri del Congresso di fede ebraica, tutti democratici, tranne uno. Finora, 30 esponenti del partito democratico hanno deciso di boicottare il discorso - 26 deputati e 4 senatori - in segno di protesta, secondo il New York Times: quasi la metà di questo gruppo è composta da afroamericani, che credono che il primo ministro israeliano stia mancando di rispetto al presidente, sfidando apertamente la sua politica estera; gli ebrei, però, sono una mezza dozzina (in Congresso sono ventotto, secondo i dati del Pew Research Center).

L'imbarazzo vissuto dai democratici ebrei è stato espresso per esempio da Alan Lowenthal, eletto in California, che solo durante lo scorso fine settimana ha deciso di assistere al discorso di Netanyahu. «Sono andato a giocare a golf - e io non gioco mai a golf - con tre amici ebrei. Uno mi ha detto: 'Devi andare'; un altro mi ha detto: 'Non devi assolutamente andare' e il terzo mi ha detto: 'Sono nel mezzo'. Ecco, questo riflette esattamente il pensiero della comunità ebraica negli Stati Uniti». Da una parte, c'è la volontà di sostenere sempre Israele; dall'altra, però, non si può ignorare che l'alleanza tra Netanyahu e lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, che lo ha invitato, abbia aperto una questione politica interna che i democratici non possono ignorare.

«Io sto con Israele, sono sempre stato con Israele e sempre lo sarò, ma questo discorso non riguarda Israele» ha detto il deputato Steve Cohen, che non parteciperà, secondo cui Netanyahu sta sfruttando l'intervento in Congresso a scopi elettorali. «Netanyahu non è Israele, come George W. Bush non era l'America».

In queste settimane, i rapporti tra i democratici e Netanyahu non hanno fatto altro che peggiorare, visto che il primo ministro ha ignorato sia la richiesta di rimandare il discorso, e di tenerlo dopo le elezioni, sia di sostituire l'intervento pubblico con un incontro a porte chiuse con entrambi i partiti, per discutere dell'accordo sul programma nucleare iraniano, contro cui si è fermamente schierato il governo israeliano.

Netanyahu, arrivato ieri a Washington, non incontrerà né il presidente Barack Obama - che non riceve leader stranieri impegnati in campagna elettorale - né il vice Joe Biden, che di solito, come presidente del Senato, assiste ai discorsi dei leader stranieri davanti alle Camere riunite, che oggi è in America centrale per discutere di immigrazione; infine, anche il segretario di Stato, John Kerry, è lontano da Washington, visto che si trova a Ginevra, in Svizzera, proprio per i colloqui sul nucleare iraniano (e sulla crisi ucraina).