6 giugno 2020
Aggiornato 17:00
La cancelliera maratoneta fra le capitali per dire «no» alla guerra

Per la Merkel un nuovo ruolo: messaggera di pace

Oggi Berlino sta cercando in tutti i modi di apparire come attore di mediazione nei confronti di Mosca e non più come uno Stato interventista. Anche se a quanto riportato dal Wsj, la Germania in privato ha mostrato i muscoli. Il portavoce presidenziale russo, Dmitri Peskov, ha ammonito che nessuno «può parlare a Vladimir Putin con toni di ultimatum»

WASHINGTON – La cancelliera tedesca Angela Merkel è arrivata a Washington per un colloquio con il presidente americano Barack Obama, con il quale ha discusso in particolare dell'attualissima crisi ucraina. Nelle ultime settimane è apparsa con sempre più evidenza la volontà della Germania di tornare ad avere un ruolo «decisivo» nelle questioni dell'europa orientale, anche se molto diverso da quello a cui ci aveva abituato nel secolo scorso. Oggi Berlino sta cercando in tutti i modi di apparire come attore di mediazione nei confronti di Mosca e non più come uno Stato interventista. Anche se a quanto pare, in privato la Merkel ha mostrato i muscoli.

L'ULTIMATUM DELLA MERKEL - Ieri infatti il portavoce presidenziale russo, Dmitri Peskov, ha ammonito che nessuno «può parlare a Vladimir Putin con toni di ultimatum». Nei giorni scorsi infatti la cancelliera, accompagnata dal presidente francese Francois Hollande, è andata in visita a Mosca per discutere del dossier ucraino. A quanto ha riferito il Wall Street Journal, dalla Germania sarebbe arrivato un aut aut: o Mosca accetterà domani 11 febbraio il piano di pace «propostole» da Parigi e Berlino, o dovrà aspettarsi sanzioni sempre più dure. Secondo gli informatori sentiti del Wsj, la Merkel avrebbe minacciato, nel caso a Minsk la Russia non si mostri accondiscendente, di allungare la black-list di persone e aziende russe a cui sarebbero congelati i beni, ma soprattutto la Germania non si opporrebbe più all'invio di armi statunitensi al governo di Kiev.

L'OPZIONE MILITARE RESTA - Fino a venerdì scorso infatti Berlino ha sempre escluso l'ipotesi di armare l'esercito ucraino, ipotesi invece considerata dagli Stati Uniti, perché ciò significherebbe «gettare benzina sul fuoco», le parole della Merkel. Ma questa opzione è ancora sul tavolo, ha chiarito Obama al termine dell'incontro con la cancelliera tedesca, che dal canto suo ha ribadito che non esiste una «soluzione militare» alla crisi in Ucraina. «La possibilità (di inviare, ndr) armi letali difensive è una delle opzioni che è stata esaminata», ha detto il presidente degli Usa, aggiungendo che «la decisione non è stata ancora presa». Obama ha però avvertito: «E' vero che se nella realtà dovessero fallire le trattative diplomatiche, ho chiesto al mio staff di valutare tutte le opzioni. Cos'altro possiamo mettere sul piatto per fare cambiare i calcoli di mister Putin?». Poi ha preso la parola la cancelliera tedesca: «Continuiamo a premere per una soluzione diplomatica, anche s e abbiamo sofferto molti passi indietro. Ma come ho sempre detto non vedo u a soluzione militare a questo conflitto». Merkel ha quindi aggiunto: «Da parte mia non potrei continuare a vivere senza aver fatto questo tentativo. Se a un certo punto nel tempo, bisogna ammettere che il successo (dell'opzione diplomatica, ndr) non è possibile, anche se si è profuso tutto l'impegno possibile, allora gli Usa e l'Europa si devono sedere insieme e cercare di esplorare altre opzioni su ciò che si può fare». Il presidente americano ha concluso la conferenza stampa congiunta alzando ulteriormente i toni: «L'aggressione russa ha solo rinforzato l'unità fra Usa, Germania e altri alleati europei. Continuerà a esserci una risposta forte e unita da parte americana ed europea, che non cambierà». La Merkel invece nel finale ha dichiarato: «Per quelli che vengono dall'europa posso solo dire che se abbandoniamo il principio dell'integrità territoriale non saremo più in grado di mantenere un ordine pacifico in Europa. Questo è essenziale».

PUTIN, UE E USA VOGLIONO IMPORRE LORO VOLONTA' - Anche Putin ha rilasciato alcune dichiarazioni, in un'intervista al quotidiano egiziano Al Ahram : «È chiaro che la crisi in Ucraina continuerà finché gli ucraini non si troveranno d'accordo tra loro». Per il presidente russo «bisogna fare di tutto perché le parti si siedano al tavolo negoziale». Da Mosca è arrivata poi anche l'interpretazione russa riguardo la crisi in Ucraina, che secondo il Cremlino è nata a causa del partenariato orientale dell'Ue, ossia quello che per Vladimir Putin è il «programma dell'Unione europea» che «tenta di strappare un certo numero di Stati dell'ex Unione Sovietica alla Russia, mettendoli davanti a una scelta artificiale: con la Russia o con Europa?». La situazione in Ucraina, ha detto il capo del Cremlino, è «il culmine di queste tendenze negative». Poi il presidente russo ha usato parole dure anche contro la Nato, che ha detto aveva promesso di non volersi allargare verso Ovest, ma erano «parole vuote». L'Alleanza ha ignorato gli interessi russi e continua ad avvicinarsi ai confini russi, ha aggiunto il capo dello stato russo. Quindi ha concluso Putin: «La crisi Ucraina non è colpa russa. È stato il risultato di tentativi di Stati Uniti e i suoi alleati occidentali, che si consideravano i vincitori della guerra fredda, di imporre la loro volontà ovunque».

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