6 giugno 2020
Aggiornato 23:00
Dopo lo scontro Putin-Merkel, la parola all'italiana

Mogherini non è più filorussa

Da Brisbane non ci sono buone nuove sui rapporti Russia-Occidente. Federica Mogherini vorrebbe trovare un modo per costringere Mosca a tener fede agli impegni assunti a settembre, con il protocollo di Minsk. Mogherini peraltro ha inviato una lettera ai ministri, chiedendo come questo potrebbe essere perseguito, attraverso sforzi di sensibilizzazione o magari una sua visita a Mosca.

MOSCA - Dietro le quinte del G20 il durissimo scontro tra Vladimir Putin e Angela Merkel, mentre la crisi Ucraina continua a dettare l'agenda nei rapporti tra la Russia e l'Ovest. E benché il leader del Cremlino abbia sottolineato più volte, prima di lasciare Brisbane - in anticipo - il clima «costruttivo del vertice», in realtà quello che emerge sono soprattutto sorrisi tirati e un forte gelo tra Mosca e l'Unione Europea, che rende ancora più complicato il ruolo di Federica Mogherini a capo della diplomazia europea. Soprattutto dopo che lo stesso Putin in un'intervista con la tv tedesca Ard ha fatto nuovamente appello a una federalizzazione dell'Ucraina che «sorprendentemente non piace» ad alcune forze politiche di Kiev. Mentre il presidente ucraino Petro Poroshenko ha incalzato: «siamo pronti per uno scenario di guerra totale» con Mosca, perché la Russia «non rispetta alcun accordo» e i combattimenti continuano a Donetsk.

MOGHERINI CHIEDE A PUTIN DI RISPETTARE IMPEGNI - La situazione rischia di volgere al peggio. E a dimostrarlo è stata la stessa Merkel, che dopo ore di colloqui sino a tarda notte con Putin a Brisbane, è uscita «insoddisfatta» secondo fonti della sua delegazione citate dal quotidiano Vedomosti. E in queste ore in cui riuniscono i ministri degli Esteri europei a Bruxelles, i riflettori si accendono sul nuovo capo delle relazioni esterne dell'Ue. L'ex ministro degli Esteri italiano, secondo fonti diplomatiche, vorrebbe trovare un modo per costringere Mosca a tener fede agli impegni assunti a settembre, con il protocollo di Minsk. Mogherini peraltro ha inviato una lettera ai ministri, chiedendo come questo potrebbe essere perseguito, attraverso sforzi di sensibilizzazione o magari una sua visita a Mosca.

SANZIONI: SI' O NO? - Il tutto alla vigilia di un viaggio del capo della diplomazia tedesca Frank-Walter Steinmeier, che - proprio come la Mogherini a luglio - farà tappa domani a Kiev per poi raggiungere il collega russo Sergey Lavrov a Mosca. «Io ho ascoltato un breve discorso della Mogherini quando venne a Mosca a luglio e dal mio punto di vista erano parole molto ragionevoli» ha detto il capo della Commissione Esteri della Duma Aleksej Pushkov, rispondendo a una domanda di Askanews nel corso di un talk show sulla tv russa. «Mogherini disse che bisognava trovare una strada per la soluzione della crisi ucraina, possibilmente senza ricorrere a pressioni e alle sanzioni. Ed è noto che lei sia contraria alle sanzioni». La stessa Mogherini oggi, prima dell'incontro con il collega ucraino Pavlo Klimkin a Bruxelles ha detto che «le sanzioni non sono un obiettivo. Possono essere uno strumento», se accompagnate ad altre misure. Ma secondo Mosca, la posizione che alla fine passa in Europa, il mainstream, è ben diversa.

LA POLITICA DURA DELL'EUROPA - Per Pushkov, «l'Unione Europea inizia ad assomigliare a un impero contemporaneo con una disciplina politica molto dura. Se si vuole raggiungere una poltrona più alta, bisogna allineare il proprio punto di vista a quello dominante». E Mogherini, a cui i Paesi di linea più dura con la Russia prima della nomina contestavano una presunta, eccessiva vicinanza a Mosca, non sarebbe potuta diventare l'Alto rappresentante della politica estera dell'Unione Europea e non avrebbe potuto sostituire la Ashton se non avesse cambiato linea. «Perché i polacchi, gli estoni, i lituani, gli svedesi avevano detto che la sua posizione non gli stava bene. Era troppo morbida nei confronti della Russia. E le toccò ricostruire la sua posizione in base al mainstream dettato da questi Paesi». I Paesi dell'Europa orientale e nordica sono stati i promotori del Partenariato orientale - programma di avvicinamento ai Paesi dell'ex Urss - e quindi dell'Accordo di Associazione con l'Ucraina, che in sostanza è stata la miccia della crisi. E poi hanno preso in mano i negoziati con Kiev, nei mesi cruciali che hanno preceduto le proteste nelle capitale ucraina. Dopodichè, lo scoppio della guerra nell'Est ha fatto precipitare tutto.

IL RUOLO DELICATO DI FEDERICA«Nel caso di una crisi, sia interna, che internazionale» a dettare il mainstream di un'unione o di in Paese sono le forze «più attive, più insistenti e cocciute, tanto più che alla posizione di questi Paesi che io ho enumerato, progressivamente si è avvicinata la Germania e sicuramente dietro a tutto questo ci sono gli Usa, che hanno bisogno di radicalizzare al massimo l'Europa contro la Russia - ha argomentato da parte sua Pushkov - . Ci sono quindi nella Ue Paesi totalmente contro le sanzioni, Paesi non attivamente pro, ma che non vogliono discutere con Berlino o Washington, e poi ci sono quelli radicalmente contro Mosca: quelli che ho già detto, più la Gran Bretagna». E proprio a causa di questi, «la Mogherini ha dovuto cambiare il suo modo di vedere le cose». E sicuramente ancora oggi deve affrontare uno dei ruoli più complicati della politica mondiale.

LE SANZIONI SONO STRUMENTO, NON OBIETTIVO - Nuove sanzioni, ma porta aperta al dialogo con Mosca. In merito alla crisi ucraina, la diplomazia europea si muoverà su questo doppio binario, secondo Federica Mogherini, neo responsabile della politica estera Ue, oggi a Bruxelles per presiedere il Consiglio dei ministri degli Esteri dei 28 Paesi membri. «Sicuramente discuteremo delle sanzioni», ha detto Mogherini al suo arrivo nei palazzi di Bruxelles per un primo incontro bilaterale con il ministro degli Esteri ucraino, Pavlo Klimkin. «Ma le sanzioni in sé non sono un obiettivo. Possono essere uno strumento se vengono adottate assieme ad altre misure», ha aggiunto la Mogherini. L'Ue deve trovare una «strategia complessiva» che includa anche spingere l'Ucraina ad adottare riforme, specie quelle volte a rafforzare la «sicurezza civile». Il Consiglio dovrà poi discutere su «come rilanciare o come avviare un dialogo con la Russia in quanto Unione europea», ha aggiunto.

LA LISTA NERA DELLE SANZIONI - Il Consiglio dei ministri Esteri Ue si svolge all'indomani del vertice G20 di Brisbane, in Australia, che ha messo in evidenza un enorme distacco tra l'Occidente e la Russia di Vladimir Putin. Le sanzioni che con tutta probabilità saranno decise oggi a Bruxelles non sono economiche, ma riguardano un allargamento della lista nera delle personalità cui saranno congelati i beni e cui sarà vietato l'ingresso nel territorio dell'Unione europea. «Siamo pronti a sostenere queste sanzioni alle persone fisiche e questo probabilmente sarà uno dei punti principali in agenda», ha aggiunto il ministro degli esteri ceco, Lubomir Zaoralek, arrivando alla riunione di Bruxelles. Fonti diplomatiche europee riferiscono che Mogherini avrebbe chiesto alle varie cancellerie se ritenessero opportuno aumentare la pressione sulla Russia, evocando l'eventualità di un suo incontro diretto con il presidente russo Putin.

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