14 giugno 2021
Aggiornato 04:30
«Carta vince, carta perde» per le nomine

La Merkel impone all’Europa il gioco delle tre carte

Sul trono dell’Unione si è insediata una vecchia conoscenza degli italiani: il signor Machiavelli. La Cancelliera tedesca per costruire l’esecutivo di Bruxelles a sua immagine e somiglianza ha resuscitato tutte arti dello stratega fiorentino. E a cose fatte c’è una sola certezza: «Il Principe» ha preso casa a Berlino.

ROMA - Chi ha vinto e chi a perso nelle recenti nomine che hanno portato alla costituzione del nuovo Esecutivo europeo? Leggere correttamente quanto è avvenuto non è facile. Occorre andare al di là delle apparenze e delle inevitabili soddisfazioni che ciascun Paese esternerà, facendo buon viso al suo cattivo gioco. Tutti cercheranno di dimostrare che, in qualche modo, hanno portato a casa un risultato. Lo richiede la logica della comunicazione, che sorregge il consenso del proprio elettorato. Che poi tutto ciò corrisponda poi alla reale portata delle cose, è un discorso completamente diverso. La verità emergerà solo lentamente con l’evolversi, non tanto della situazione politica, ma di quella economica e finanziaria. In un momento in cui la crisi non solo è lungi dall’essere superata, ma rischia di divenire ancora più preoccupante.

UN GATTOPARDO A BERLINO - Per il momento limitiamoci solo ad un’impressione. E’ stata una furbizia levantina a prevalere. Può sembrare strano che questo lievito culturale aleggi nelle austere stanze di Bruxelles, ma come giudicare le scelte di Jean Claude Juncker per il nuovo esecutivo europeo? Lo sforzo è stato quello di far finta di accontentare tutti, senza cambiare la sostanza di un assetto politico consolidato. Il Gattopardo di Lampedusa non avrebbe saputo fare di meglio. Ed ecco, allora, la nomina di Pierre Moscovici – ex ministro delle Finanze di Parigi, socialista, teorico, insieme a Matteo Renzi, dell’esigenza di una lotta decisa contro l’ottuso rigorismo dei burocrati – a Commissario agli Affari economici e monetari, al posto del «vecchio» Olli Rehn, che non si è fatto certo rimpiangere per eccesso di innovazione. Una vittoria apparente dei nuovi riformatori. Subito dimidiata dalla contestuale nomina di Jyrki Katainen – finlandese, che più falco dell’austerity non si può – a coordinatore di tutti i principali portafogli economici. Un coperchio sulla pentola in cui dovrebbe ribollire le pulsioni dell’eterodossia economica e finanziaria.

SI SCRIVE MACHIAVELLI, SI LEGGE MERKEL - Che su questa costruzione barocca vi sia la mano di Angela Merkel sembra indubbio. Obiettivo tedesco resta il controllo della Commissione e dello spirito che finora ha guidato la politica europea. E’ la condizione minima per garantire al più forte Paese europeo quell’attivo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, che ancora resta. Nonostante i riflessi negativi della crisi ucraina e il blocco delle importazioni deciso da Putin per ritorsione contro le sanzioni occidentali. Del resto Frau Merkel aveva preparato con cura sua strategia. I rapporti intessuti con Francois Hollande, all’indomani del rimpasto governativo che aveva portato alla fuori-uscita dei più accaniti «statalisti», anzi «colbertisti», hanno consentito a quest’ultimo di salvare la faccia, con la nomina – prestigiosa, ma scarsamente influente – del suo candidato.

UN CONTENTINO DI NOME MOGHERINI - Anche gli spagnoli dopo la visita lampo della Cancelliera tedesca, in quel di Compostela, hanno avuto il loro – per la verità non troppo brillante – contentino. Miguel Arias Canete sarà il commissario per il clima e la politica energetica. E’, comunque, andata meglio agli inglesi – gente pratica che bada al sodo – Jonathan Hill sarà il commissario alla stabilità finanziaria, servizi finanziari e unione dei mercati dei capitali. Alla City si brinda. E l’Italia? Accontentiamoci della nomina di Federica Mogherini: donna ed ex studentessa dell’Erasmus. Si può pretendere di più?

MOLTE SAGOME E POCHE SOLUZIONI - Funzionerà questo nuovo assetto? L’Eurozona scivola sempre più verso la deflazione. I consumi interni crollano in un’incertezza che spinge a tesaurizzare. L’euro rimane troppo forte nei confronti delle altre monete. Il fiscal compact continua a mietere vittime, sotto forma di una crescente disoccupazione. Saranno questi problemi con cui occorrerà misurarsi. Ed allora non basterà la logica del machiavellismo, che ha ispirato questa complessa strategia.