19 ottobre 2019
Aggiornato 14:30
La crisi israelo-palestinese

Netanyahu: «Pronti ad ogni evenienza»

Israele è pronto ad ogni eventualità e colpirà «con forza» nel caso di una ripresa del lancio di missili dalla Striscia di Gaza: lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Cinque dei 64 militari israeliani uccisi nel corso dell'offensiva contro la Striscia di Gaza sono morti a causa del «fuoco amico».

GERUSALEMME - Israele è pronto ad ogni eventualità e colpirà «con forza» nel caso di una ripresa del lancio di missili dalla Striscia di Gaza: lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
«Siamo pronti a qualsiasi scenario, l'esercito è pronto a colpire con forza se i lanci dovessero riprendere» ha avvertito Netanyahu, ribadendo che l'offensiva sulla Striscia continuerà fino a raggiungere il suo obbiettivo, ovvero «riportare la calma e la sicurezza in Israele».
I negoziati per la proroga di un cessate il fuoco sono attualmente in corso al Cairo: l'accordo di tregua in vigore dall'11 agosto scadrà alla mezzanotte di lunedì.

Cinque militari israeliani vittime del «fuoco amico» - Cinque dei 64 militari israeliani uccisi nel corso dell'offensiva contro la Striscia di Gaza sono morti a causa del "fuoco amico": è quanto pubblica il settimanale delle forze armate dello Stato ebraico, senza precisare la circostanze dei decessi.
La notizia è stata confermata anche da fonti dell'esercito; secondo il settimanale si tratta tuttavia di perdite inevitabili nei combattimenti urbani: «Il terreno sul quale siamo stati costretti ad operare era molto limitato negli spazi» ha spiegato l'ufficiale responsabile dell'inchiesta sulle morti.

Ragazzi israeliani uccisi, distrutte le case di due palestinesi - L'esercito israeliano ha distrutto oggi a Hebron, in Cisgiordania, le abitazioni di due palestinesi accusati di aver rapito e poi ucciso tre giovani israeliani lo scorso giugno.
Secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane, sono state distrutte le abitazioni di Hussan Kawasmeh e Amer Abu Eisheh, mentre sono stati sigillati tutti gli accessi della casa di un terzo palestinese, Marwan Kawasmeh.
Hussan Kawasmeh, ritenuto il regista dell'operazione, è stato arrestato il mese scorso nei pressi di Ramallah, mentre gli altri due sono ancora ricercati.