16 luglio 2019
Aggiornato 14:30
La crisi del gas

La Russia passa dalle parole ai fatti, l'Europa trema

Dopo il fallimento in nottata dei negoziati sul debito di Kiev, Mosca taglia il gas all'Ucraina, una mossa che mette a rischio le forniture di metano all'Europa e aggrava il più duro conflitto sul Vecchio continente dalla fine della Guerra Fredda.

MOSCA - La Russia è passata dalle parole ai fatti, tagliando il gas all'Ucraina dopo il fallimento in nottata dei negoziati sul debito di Kiev, una mossa che mette a rischio le forniture di metano all'Europa e aggrava il più duro conflitto sul Vecchio continente dalla fine della Guerra Fredda. Le autorità filooccidentali di Kiev speravano di giungere a un accordo all'ultimo minuto ieri sera nella capitale ucraina, nella diatriba energetica che le oppone a Mosca, mentre l'est è in balia di a una violenta insurrezione filorussa all'Est.

Ma alla scadenza del suo ultimatum stamani alle otto italiane, il colosso russo del gas Gazprom ha annunciato che metterà in atto le sue minacce: fornirà l'Ucraina solo il gas pagato in anticipo. Gazprom inoltre ha avvertito Bruxelles di «possibili interruzioni» delle consegne di gas all'Unione europea se l'Ucraina preleverà dai tubi che attraversano il suo territorio il metano destinato al transito. Circa il 15% del gas consumato in Europa passa per l'Ucraina. Con la scadenza dell'ultimatum imposto a Kiev sul rimborso di 4,5 miliardi di dollari di debito, «Gazprom, in virtù del contratto in vigore, ha passato Naftogaz (la società ucraina) a un sistema di pagamento anticipato», si legge in un comunicato del gruppo russo.

«Naftogaz riceve il suo gas in base ai volumi che paga. Nulla è stato pagato, perciò nulla» sarà consegnato, ha detto il portavoce di Gazprom, Sergei Kuprianov. Il governo di Kiev intanto ha detto che le consegne di gas russo verso l'Ucraina si sono già fermate.

In parallelo è partita la guerra legale. Gazprom ha annunciato un ricorso alla corte arbitrale internazionale di Stoccolma per pretendere i 4,5 miliardi di dollari dovuti da Kiev. Mentre l'Ucraina ha chiesto, sempre alla corte di Stoccolma, la fissazione di un «prezzo equo» per il gas che importa da Mosca e sei miliardi di dollari che avrebbe indebitamente pagato nel 2010 a causa di un prezzo troppo elevato. In nottata i responsabili ucraina e gli europei hanno detto di sperare ancora in un compromesso per scongiurare questa guerra del gas, la terza dopo quelle del 2006 e del 2009, che avevano messo a rischio le forniture europee. A Bruxelles, la Commissione si è detta «convinta» che sia ancora possibile un'intesa tra Mosca e Kiev.

Kiev non vuole accettare il rialzo ei prezzi deciso da Mosca dopo l'arrivo al potere delle autorità filo-occidentali a fine febbraio a seguito dalla caduta del presidente filorusso Viktor Yanukovich: il prezzo per mille metri cubi è passato da 268 a 485 dollari, un livello senza pari in Europa. Nella sua «ultima offerta» Mosca aveva proposto 385 dollari. Il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov ha attaccato «l'arroganza» di Kiev che «respinge un compromesso accettabile» per l'ingerenza di una«stato terzo».

la speranza di una distensione nata dopo i primi contatti tra il presidente russo Vladimir Putin e il nuovo capo dello Stato ucraino Petro Porochenko, è stata spenta da una nuova escalation della tensione nel weekend. Il presidente ucraino ha promesso una «risposta adeguata» ai separatisti dopo l'attacco contro l'aereo abbattuto a Lugansk, che ha causato 49 morti, il bilancio più grave per l'esercito ucraino dall'inizio dell'offensiva «antiterrorista» nell'est filorusso, il 13 aprile, che ha causato oltre 300 morti.

L'introduzione della legge marziale nell'est ribelle «sarà affrontato» oggi in occasione di una riunione del consiglio di sicurezza nazionale convocato da Poroshenko, secondo il ministro ucraino della Difesa Mikhailo Koval. Poroshenko la scorsa settimana aveva presentato un piano di pace a Vladimir Putin, facendo nascere una speranza di pacificazione, soffocata dall'attacco di Lugansk rivendicato dagli insorti. Venerdì Washington ha confermato che la Russia ha fornito a separatisti ucraini carri armati e lanciarazzi, materiale che ha attraversato al frontiera negli ultimi giorni.

Il weekend è stato molto teso dopo gli incidenti di sabato davanti all'ambasciata russa di Kiev, in occasione di una manifestazione per protestare contro l'attacco di Lugansk. La diffusione domenica di un video che mostra il ministro degli Esteri Andriy Deshchytsia che insulta il presidente russo Vladimir Putin ha provocato lo sdegno di Mosca. Nelle immagini Deshchytsia, intervenuto per calmare la folla, dice che è pronto a unirsi ai manifestanti per chiedere il ritorno della Russia dall'Ucraina e grida «Putin st....», slogan lanciato dai tifosi di calcio ucraini nelle ultime settimane e diventato un tormentone popolare in Ucraina. Il capo della diplomazia russa Sergei Lavrov ha detto di non aver «più nulla da dire» al collega. Sabato alcuni manifestanti hanno strappato la bandiera russa altri hanno rovesciato vetture diplomatiche, gettato una bomba molotov sul marciapiede.