10 dicembre 2019
Aggiornato 00:30

Assad decreta una «amnistia generale»

L'annuncio della televisione di Stato siriana. L'iniziativa rientra «nel quadro della riconciliazione e della coesione nazionale dopo le vittorie dell'esercito siriano». Turchia e Iran insieme per porre fine a guerre come in Siria.

DAMASCO - Il presidente siriano Bashar al-Assad - rieletto per un nuovo mandate una settimana fa - ha decretato una «amnistia generale» per tutti i reati commessi fino ad oggi: lo ha annunciato la televisione di Stato siriana, precisando che l'iniziativa rientra «nel quadro della riconciliazione e della coesione nazionale dopo le vittorie dell'esercito siriano».

QUINTA DAL 2011 - Si tratta della quinta amnistia generale decretata dall'inizio della rivolta nel marzo del 2011, né è chiaro quale sia l'effettiva applicazione che intendano darle le autorità di Damasco: secondo le ong per la difesa dei dirti umani vi sono decine di migliaia di detenuti per motivi politici, molti oggetto di torture e maltrattamenti. L'amnistia è stata decisa una settimana dopo lo svolgimento delle elezioni presidenziali in pieno conflitto, definite dall'opposizione siriana, dagli Stati Uniti e dall'Ue «una farsa» e una «parodia della democrazia»: la conferma di Assad - che ha dovuto affrontare due candidati sconosciuti e di facciata, Hassan al-Nouri e Maher al-Hajjar - era poco più di una formalità dato che il voto si è svolto solo nelle zone controllate dal regime, che comprendono circa il 60% della popolazione.

TURCHIA E IRAN - I presidenti di Turchia e Iran, Abdullah Gül e Hassan Rohani, si sono impegnati oggi a collaborare per mettere fine ai conflitti in Medio Oriente, in particolare quello in Siria, ripristinando la «stabilità» nella regione. «Auspichiamo che si giunga alla fine di ogni sofferenza nella regione (...) Siamo determinati a raggiungere questo risultato. Gli sforzi congiunti della Turchia e dell'Iran possono dare un contributo importante a questo sforzo», ha detto Gül durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo iraniano.
«L'Iran e la Turchia, i due paesi più importanti della regione, sono impegnati a combattere l'estremismo e il terrorismo», ha spiegato da parte sua Rohani. «L'instabilità nella regione non è utile alla gente, nella regione stessa e in tutto il mondo. I nostri due paesi hanno concordato di lavorare insieme e di fare del loro meglio», ha aggiunto il capo dello Stato iraniano. Evocando più precisamente la situazione in Siria e in Egitto, Rohani ha giudicato «importante che questi due paesi possano beneficiare della stabilità e della sicurezza, che il voto dei loro popoli sia rispettato e che sia messo un punto alla guerra, allo spargimento di sangue e all'uccisione dei propri fratelli».

45 MORTI NEGLI SCONTRI FRA RIBELLI E JIHADISTI ISIL - E' di almeno 45 morti il bilancio delle vittime dei combattimenti fra ribelli siriani e jihadisti dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil) avvenuti nelle ultime 48 ore nell'est del Paese: lo hanno reso noto fonti delle organizzazioni siriane per la difesa dei diritti umani. Oltre 6mila persone hanno perso la vita negli scontri fra milizie in corso dal gennaio scorso: l'Isil - inizialmente accolto con favore dai ribelli in quanto forza ben addestrata ed equipaggiata - è stato accusato di voler imporre la legge coranica ed egemonizzare le zone di cui aveva il controllo, oltre che di aver rapito e giustiziato dei civili.