19 agosto 2019
Aggiornato 20:30
Medio Oriente | La crisi siriana

Siria, i Caschi blu dell'ONU ignorano la popolazione

Almeno 34 persone sono morte oggi a seguito di nuove violenze in Siria, dove 300 osservatori internazionali saranno dispiegati a partire dalla settimana prossima per sorvegliare un cessate il fuoco, entrato in vigore il 12 aprile

DAMASCO - Almeno 34 persone sono morte oggi a seguito di nuove violenze in Siria, dove 300 osservatori internazionali saranno dispiegati a partire dalla settimana prossima per sorvegliare un cessate il fuoco, entrato in vigore il 12 aprile ma già seriamente compromesso. Nonostante la tregua, 28 civili sono stati uccisi oggi a Hama, nel centro del paese, dalle truppe governative. Un altro è stato ucciso a Damasco, e cinque soldati nelle regioni di Deraa (sud) e di Hama, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo (Sohr).
Questa è la prima volta che si registra un così alto numero di vittime civili in una sola città, da quando è entrata in vigore la tregua. L'agenzia di stampa ufficiale Sana ha riferito invece di quattro morti, tra cui tre soldati, a Deraa e a Hama, uccisi per mano di «terroristi», termine con il quale il regime di Bashar al-Assad identifica i ribelli che da oltre un anno stanno portando avanti la ribellione.

Per Abu Omar, attivista di Damasco, la missione dell'ONU, che conta per il momento di una decina di Caschi Blu, è un fallimento perché «gli osservatori coordinano i loro movimenti unicamente con le autorità e non lavorano con il popolo sul terreno». Diversi attivisti hanno anche detto all'Afp che durante la loro visita a diverse città della regione di Damasco, i caschi blu si sono rifiutati di seguire i residenti che volevano mostrargli i luoghi dove il regime a loro dire nasconde i suoi carri armati.
Intanto oggi il portavoce aggiunto dell'Onu, Eduardo del Buey, ha indicato all'Afp che la missione del team ristretto «dovrà terminare a fine aprile», e che il «dispiegamento rapido del resto degli osservatori militari è una priorità». Il dispiegamento dei 300 caschi blu, non armati, autorizzato sabato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, comincerà la prossima settimana, ha aggiunto.

Algeria e Lega araba reclamano la sospensione delle violenze - Il segretario generale della Lega araba, Nabil al Arabi, e il ministro degli Esteri algerino, Mourad Medelci, hanno ribadito ad Algeri la richiesta di sospensione delle violenze e di una soluzione politica in Siria.
«C'è attualmente un consenso internazionale per chiedere due punti: una tregua globale e l'inizio di un processo politico», ha dichiarato al Arabi, durante una conferenza stampa congiunta che si è svolta ad Algeri. La «soluzione politica non può essere dissociata dall'obiettivo che oggi è la tregua. Abbiamo constatato da alcuni giorni, ma questo non è sufficiente, un calo della violenza. Attendiamo che questo calo faccia posto a una vera sospensione della violenza», ha sottolineato Medelci. «L'Algeria continua ad accompagnare gli sforzi dalla Lega araba per una conclusione, più rapida possibile, dalla crisi in questo Paese che si trova nel cuore di una regione dalle sensibilità particolari», ha aggiunto il ministro algerino.
Per al Arabi, la palla è nella «metà campo» dell'emissario internazionale Kofi Annan che ha «una grande esperienza per fermare i combattimenti e discutere con il governo siriano. Siamo in contatto permanente con lui», ha aggiunto. Il segretario generale della Lega araba, in visita ufficiale di tre giorni, deve essere ricevuto domani dal presidente algerino Abdelaziz Bouteflika. La Siria è in preda dal 15 marzo 2011 a una rivolta popolare repressa nel sangue dal regime di Bashar al Assad. Le violenze hanno fatto più di 11.100 morti in tredici mesi, in grande maggioranza civili, e 25mila persone sono al momento detenute, secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh).