4 dicembre 2021
Aggiornato 20:00
La rivolta in Egitto

Egitto, terzo giorno di proteste nel sangue: 33 morti, il Governo lascia

La Lega Araba invita alla calma, oggi convocata un'altra manifestazione. Il Governo guidato dal premier Essam Sharaf ha presentato le proprie dimissioni al Consiglio Supremo delle Forze armate

IL CAIRO - Giunte al terzo giorno consecutivo, le manifestazioni conto la permanenza dell'esercito al potere in Egitto sono costate la vita ad almeno 24 persone, secondo il bilancio ufficiale delle vittime; secondo altre fonti i morti sarebbero almeno 33, mentre i feriti si contano a centinaia. Intanto, il governo guidato dal premier Essam Sharaf ha presentato le proprie dimissioni al Consiglio Supremo delle Forze armate, alla guida del Paese dal gennaio scorso: la rinuncia dell'esecutivo non sarebbe ancora stata formalmente accettata.

Un manifestante è stato ucciso ad Alessandria, mentre altre 32 persone sono morte al Cairo, colpite dai proiettili sparati dalla polizia o asfissiati dai gas lacrimogeni usati dagli agenti. Sulla piazza Tahrir gli scontri sono ancora in corso: la polizia spara lacrimogeni sui manifestanti che rispondono con il lancio di pietre. Le violenze avvengono a una settimana dall'inizio del processo elettorale, che si aprirà lunedì con il primo turno delle politiche: i manifestanti accusano l'esercito, alla guida del Paese dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak, di voler mantenere indefinitamente il potere.

Un appello alla calma è stato lanciato dal Segretario generale della Lega araba, Nabil al-Arabi, il quale ha espresso la propria preoccupazione per l'evolvere della situazione e ha chiesto «la più grande moderazione possibile, nel quadro della libertà di espressione e dei diritti alle manifestazioni pacifiche»; infine, il Segretario ha chiesto alle parti politiche di «lavorare per un ritorno alla calma e la ripresa di un processo politico che avanzi verso un cambiamento democratico basato sui principi di libertà, dignità e giustizia sociale delle Rivoluzione del 25 gennaio».

Le proteste tuttavia sono destinate a continuare: le organizzazioni egiziane che hanno sostenuto la rivoluzione che ha portato alla caduta di Mubarak hanno convocato una giornata di mobilitazione per domani, per chiedere l'abbandono del potere da parte della giunta militare che guida il Paese dallo scorso febbraio. L'appello - diffuso attraverso Facebook e altri social network - convoca la manifestazione alle 15 ora italiana nella piazza Tahrir del Cairo, il luogo simbolo della rivoluzione.