24 luglio 2021
Aggiornato 13:00
Oggi è in programma una importante riunione a Doha

Siria, appello dei militanti per congelare l'adesione alla Lega araba

Il monito di Assad: Un terremoto se l'Occidente interviene nel Paese. L'emissario cinese in Medio Oriente: Le violenze non possono continuare. Qatar: servono «misure concrete» per far cessare la violenza

DAMASCO - I militanti filo-democratici hanno invitato i siriani a manifestare per chiedere il congelamento dell'adesione della Siria alla Lega araba, sotto lo slogan «Congelare l'adesione. Fermate il vostro appoggio agli assassini».
«Le milizie di Assad ci uccidono da otto mesi. Ci arrestano. E voi arabi che cosa fate?», hanno scritto i militanti sulla loro pagina Facebook «Syrian revolution 2011». Oggi è in programma una riunione a Doha tra una delegazione ministeriale della Lega araba e i responsabili siriani, arrivati a portare la risposta di Damasco alle domande formulate da questa delegazione durante una riunione mercoledì a Damasco con il presidente Assad.
Il ministero degli Esteri siriano ha criticato la posizione dei ministri arabi che hanno denunciato la repressione condotta contro i civili in Siria. In un comunicato, si è dichiarato «stupito che il comitato arabo abbia basato la sua posizione sulle menzogne diffuse dalle reti televisive che incitano» alla violenza. Il regime siriano non riconosce la portata del movimento di contestazione nato il 15 marzo. Accusa «bande terroristiche armate» di seminare il caos per dividere la Siria. I combattimenti tra soldati, membri delle forze di sicurezza e disertori sono saliti d'intensità ieri in Siria, provocando 47 morti in 24 ore nei ranghi delle forze del regime, secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh). Dodici civili sono stati inoltre uccisi ieri ad Homs e nella sua regione.

Il monito di Assad: Un terremoto se l'Occidente interviene nel Paese - Ci sarà un «terremoto» che «incendierà» l'intero Medio Oriente se i Paesi dell'Occidente optassero per un intervento in Siria, in preda al disordine civile. E' il monito contro qualunque ingerenza lanciato dal presidente del Paese, Bashar al Assad, che ha rilasciato un'intervista al Sunday Telegraph.
Assad si è attirato le dure critiche e condanne di Nazioni Unite, Lega araba e governi occidentali per la ferocia e la violenza con cui ha represso la rivolta, partita sette mesi fa.
Nell'intervista il presidente siriano ha detto che i Paesi occidentali «sono intenzionati a intensificare la pressione, sicuramente». Ma, ha avvertito, «la Siria è diversa in ogni aspetto da Egitto, Tunisia e Yemen. E' diversa la sua storia, è diversa la sua politica...».
Secondo il suo presidente, «la Siria è attualmente l'hub in questa regione. E' la linea di faglia e se ci scherzate provocherete un terremoto». Poi la domanda: «Volete vedere un altro Afghanistan o decine di Afghanistan? Qualunque problema in Siria infiammerà l'intera regione. Se il piano è dividere la Siria, è destinato a dividere l'intera regione».

L'emissario cinese in Medio Oriente: Le violenze non possono continuare - L'emissario della Cina in Medio Oriente, Wu Sike, ha dichiarato al Cairo di aver messo in guardia la Siria durante una recente visita a Damasco contro il pericolo della prosecuzione della repressione.
Wu ha detto di avere sottolineato presso «alti responsabili in Siria il pericolo della situazione», sottolineando che «non può continuare» e che il regime di Bashar al Assad deve «rispettare e assecondare le aspirazioni e le rivendicazioni legittime del popolo siriano».

Qatar: servono «misure concrete» per far cessare la violenza - Il Presidente siriano Bashar al Assad deve adottare misure «concrete» per porre fine alla violenza nel suo Paese. E' quanto ha dichiarato il premier del Qatar, Hamad Ben Jassem Al-Thani, al termine di un vertice della Lega araba con funzionari siriani.
«Quello che serve sono misure concrete per impedire quanto avvenuto in altri Paesi», ha detto alla stampa il premier, commentando quanto dichiarato da Assad su un «terremoto» che «incendierà» l'intero Medio Oriente se i Paesi dell'Occidente optassero per un intervento in Siria.