28 gennaio 2020
Aggiornato 12:30
La denuncia di Intersos

«Nello Yemen è in corso una lotta di potere, non la primavera araba»

Giovani strumentalizzati, c'è interesse a «tutti contro Saleh»

ROMA - Gli scontri in Yemen finiscono nel grande «cappello della primavera araba», ma le rivolte di Tunisia ed Egitto «non c'entrano», forse hanno dato «l'impulso al movimento dei giovani», ma la situazione del paese arabo è «diversa»: è quanto ha spiegato da San'a il coordinatore dell'organizzazione umanitaria Intersos, Alessandro Guarino, al telefono con TmNews.

«Gli stessi studenti non hanno un reale potere - ha proseguito il responsabile - la loro presenza è andata via via diminuendo, venendo poi strumentalizzata dagli altri attori». Gli «altri attori» sono da una parte il presidente contestato Ali Abdallah Saleh, al potere dal 1978, e i suoi fedelissimi, tra cui il figlio Ahmed a capo della Guardia Repubblicana che negli ultimi giorni ha usato il pugno duro nella repressione dei manifestanti; dall'altra ci sono il generale dissidente Ali Mohsen, che sostiene il movimento di protesta, e l'influente capo tribale Al Ahmar, che ha creato una fronda anti-Saleh ed è stato «animatore» degli scontri nella capitale nei mesi scorsi.

«Lo stesso Ali Mohsen era un uomo fidato di Saleh fino a pochi mesi fa e appartiene all'ala più armata che politicizzata del regime», ha chiarito Guarino. «Lo sceicco Al Ahmar ha ovviamente interesse nell'alleanza tattica del 'tutti contro Saleh'», ha aggiunto. Sono evaporate nel nulla invece le speranze di una risoluzione rapida della crisi, che si erano accese dopo che Saleh la settimana scorsa aveva incaricato il suo vice di portare avanti l'approvazione del piano proposto dalle monarchie del Golfo: «Saleh ha una lunga storia di promesse non mantenute, nessuno crede che la situazione si risolva dall'oggi al domani», ha concluso il responsabile.