12 luglio 2020
Aggiornato 05:30
Protesta Greenpeace

Bp, 20 aree servizio bloccate a Londra

La compagnia si sta attivando per rimetterle in funzione

LONDRA - Sono venti e non cinquanta le aree di servizio della British Petroleum messe fuori uso dagli attivisti di Greenpeace a Londra, ma gli addetti della compagnia si stanno attivando per rimetterle tutte in funzione. Lo ha precisato la stessa Bp, nell'occhio del ciclone per la marea nera nel Golfo del Messico.

Piccole «squadre» dell'organizzazione ecologista si sono servite di valvole di chiusura per interrompere il flusso di carburante nelle aree di servizio, dove sono stati affissi cartelli con la scritta: «Chiuso. Andare oltre il petrolio». Il boicottaggio è avvenuto in concomitanza con l'annuncio dei risultati del secondo trimestre 2010, che hanno determinato perdite per 11 miliardi di sterline, e con la conferma delle dimissioni dell'amministratore delegato Tony Hayward. A partire dal 1 ottobre sarà rimpiazzato da Bob Dudley.

Greenpeace sta sollecitando Dudley a portare la compagnia in una nuova direzione, dopo quella che ha definito «ossessione per le fonti energetiche ad alto rischio e incuranti dell'ambiente» del suo predecessore. Gli attivisti hanno sostituito il logo di Bp in diverse aree di servizio con una nuova versione, che mostra il girasole verde che scompare in un mare di petrolio.

Le foto degli attivisti impegnati nella protesta sono state pubblicate su Twitter. Il direttore esecutivo di Greenpeace, John Sauven, ha dichiarato che gli ambientalisti «intendono restare tutto il giorno». Non è, ha spiegato, «una protesta contro gli automobilisti, ma contro la compagnia perchè sia indotta a ripensare la sua strategia».
Bp ha detto di essere a conoscenza che sono stati compiuti «atti irresponsabili» e che ci sono state «alcune interferenze con le apparecchiature di sicurezza».