12 maggio 2021
Aggiornato 22:30
Politica monetaria

La BCE non scopre le carte

Benchè Christine Lagarde abbia liquidato il tema spinoso del ritiro graduale degli aiuti con un perentorio «è prematuro parlarne, non ne abbiamo discusso», la Bce sceglie di mantenere le carte coperte

Il Presidente della BCE, Christine Lagarde
Il Presidente della BCE, Christine Lagarde Unione Europea

Riunione interlocutoria al Consiglio direttivo della Bce. Il confronto sul futuro della politica monetaria sembra rinviato a giugno. La presidente Christine Lagarde rassicura che al momento non è sul tavolo una progressiva riduzione degli acquisti i titoli anticrisi con il programma Pepp: «non se ne è discusso perché sarebbe prematuro», ha detto. Questo è vero oggi, però, e con i dati attuali, se così sarà anche tra sei settimane resta tutto da verificare.

Perché quello che «cova sotto la cenere», per usare l'immagine di alcuni analisti, è un potenziale dibattito sulla rotta da impartire alla linea monetaria una volta che anche l'eurozona, ora chiaramente in ritardo rispetto a altre regioni, imboccherà finalmente un percorso di ripresa. Lagarde ha spiegato che si stima si sia verificata una nuova contrazione del Pil nel primo trimestre, ma che nel secondo dovrebbe tornare una crescita positiva.

«Le prospettive economiche euro restano adombrate dalla ripresa della pandemia e dalle campagne di vaccinazioni», ha affermato la presidente. «Guardando avanti, i progressi sulle vaccinazioni e il progressivo allentamento delle misure» di limitazione alle attività «sostengono l'attesa di un rimbalzo dell'economia durante il 2021». Ma rispetto all'ultima riunione, a inizio marzo, non si è diradato granché il quadro di incertezza. A Fronte di segnali di miglioramento, ultimo, oggi quello su clima di fiducia dei consumatori, permangono diversi fattori di rischio, oltre a quelli sovra citati anche possibili «varianti» di Covid.

Il Consiglio, come da previsioni, ha confermato dotazione e scadenza del Pepp (1.850 miliardi di euro, di cui ha spes meno della metà e durata fino almeno a fine marzo 2022), tutti i tassi di interesse e l'orientamento a procedere con flessibilità a seconda degli sviluppi. Il fattore chiave, su cui è tornata a insistere Lagarde, è che si intende garantire condizioni di finanziamento che restino favorevoli.

Secondo Pasquale Diana, economista di AcomeA Sgr «sarà interessante vedere se a giugno, con i vaccini in aumento e (sperabilmente) un'economia in ripresa, questo messaggio potrà cambiare in linea con le nuove previsioni macro. Per adesso, questo sembra poco probabile». Tuttavia «durante la pandemia, la Bce era riuscita a raggiungere un'unità di intenti che aveva sorpreso il mercato e offerto un assist importante alla politica fiscale. Uscendo dalla pandemia, queste tensioni inevitabilmente ritorneranno alla superficie». I falchi spingono per una riduzione del Qe quanto prima, mentre la maggioranza del Consiglio guarda all'inflazione che resta sotto il target e il Pil sotto il potenziale.

Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet AM parla di «comunicazione contraddittoria» dalla Bce «che riflette un direttorio diviso con posizioni contrapposte. Riteniamo che i timori circa una progressiva riduzione degli acquisti (tapering a partire dal terzo trimestre) possano acuirsi nei mesi a venire nel contesto dei progressi attesi sulla campagna vaccinale e sulle riaperture in Europa. Tanto più se, nel frattempo, dovessero intervenire notizie positive sui tempi di erogazione dei fondi legati a Next Generation Eu a fronte dei progetti nazionali in fase di definizione/presentazione». L'asset manager vede «rischi per i mercati obbligazionari europei e per quelli della periferia in particolare».

Ma su questo aspetto le valutazioni non sono univoche. Marilyn Watson, direttrice della strategia sugli asset a tasso fisso del gigante Blackrock infatti spiega che mantiene una posizione «long» (rialzista) sui titoli di Stato italiani, a fronte di posizioni short, al ribasso, sui titoli tedeschi, selezionando poi specifici bond societari.

Quello che potrebbe mettere pepe sulla coda alla Bce è una chiara accelerazione inflazionistica, che finora è apparsa limitata. Il caro vita è risalito, sì, ma all'1,3% - a fronte di un target che lo vuole vicino al 2% - e con i dati depurati da energia e voci volatili che restano sottotono. Lagarde ha detto che ci si attende una certa volatilità quest'anno. Più avanti, poi, il venir meno gli effetti di compressione della pandemia, combinato agli stimoli monetari e di bilancio dovrebbe portare a un «graduale aumento».

Secondo Carsten Brzeski, economista di Ing se si dovessero verificare le ipotesi ottimistiche di un 50% di europei vaccinati (con prima dose) per il Consiglio Bce del 10 giugno «le previsioni dei tecnici potrebbero segnare una revisione al rialzo e, combinata con ulteriori accelerazioni delle previsioni di inflazione ci saranno ingredienti sufficienti per avere una discussione seria sul tapering».

Non sarà deciso subito, ma quando l'economia evolverà al meglio la Bce, sostiene l'analista di Ing, dovrà iniziare a pensare a far migrare i suoi interventi dal Pepp ai precedenti programmi di acquisti (Pspp e App).

Lagarde, per parte sua, ha chiarito che se (per colpa dei governi) «ci fossero ritardi» su Next Generation Eu e sui piani nazionali di Recovery «non sarebbe questione di sostituire» questo gap con misure della Bce: «perché tra politica monetaria e politiche di Bilancio ci completiamo ma non ci sostituiamo», ha affermato.

Ha rilanciato le esortazioni a una rapida ratifica dell'accordo e dei meccanismi con cui bisognerà finanziare questi debiti comuni. E poi è sembrata fare riferimento alla distinzione tra «debito buono e debito cattivo» fatta dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, al passato meeting di Rimini (ben prima di diventare capo del governo).

«Tutti i paesi nel mondo, non solo dell'area euro, hanno dovuto aumentare il debito perche dovevano rispondere alla crisi, quindi non era questione di rispettare la soglia del 3% (sul deficit-Pil-ndr). La vera questione è sull'uso che si fa del debito. Nei primi mesi il debito serviva a tenere l'economia a galla. La vera questione, ora, è che uso viene fatto del debito: la spesa pubblica è mirata e temporanea? E, secondo, queste finanze verranno spese in misure sulla produttività e riforme che aumentano il potenziale, le performance dell'economia? Se questo è il caso, se i termini di finanziamento restano attraenti, relativamente alla crescita che si può sviluppare da queste misure temporanee e mirate e di sostegno alla produttività, allora questo è debito messo a buon uso».

(con fonte Askanews)