5 dicembre 2020
Aggiornato 00:00
Europa al bivio

Paolo Gentiloni: «Piano Marshall? Sì, ma ora non fra 2 anni»

Lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Paolo Gentiloni, durante un dibattito online con due giornalisti registrato nel pomeriggio a Bruxelles dal «Think tank» europeo Bruegel

Il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Paolo Gentiloni
Il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Paolo Gentiloni ANSA

BRUXELLES - Quando si parla di un nuovo Piano Marshall per l'Europa, per la ripresa economica dopo al crisi del Covid-19 in corso, deve essere chiaro che si sta parlando di interventi immediati, da predisporre per i prossimi mesi e non fra due anni. Lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Paolo Gentiloni, durante un dibattito online con due giornalisti registrato nel pomeriggio a Bruxelles dal «Think tank» europeo Bruegel. Di un nuovo Piano Marshall per la ripresa ha parlato spesso negli ultimi giorni la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, annunciando la presentazione di una nuova e più ambiziosa proposta di bilancio pluriennale dell'Ue per il periodo 2021-2027.

«C'è questo riferimento al piano di George Marshall», il segretario di Stato Usa che propose il celebre Piano di aiuti americani la riprese economica europea dopo le devastazioni della II guerra mondiale, terminata nel 1945. «Ma questo piano - ha ricordato Gentiloni - fu presentato nel 1947. Noi abbiamo bisogno - ha sottolineato - di un Piano Marshall fatto da noi stessi, non proveniente dall'esterno, da lanciare subito, nel 1945, non nel 1947». I problemi economici causati dalla pandemia del coronavirus «devono avere una risposta nei prossimi mesi, non nei prossimi anni».

Fondo per la rinascita

Gentiloni, insieme al commissario al Mercato unico Thierry Breton, ha lanciato ieri su diversi giornali europei la proposta di un «Fondo per la rinascita» dell'economia che dovrebbe emettere obbligazioni europee a lungo termine per finanziamenti strettamente circoscritti agli investimenti comuni di rilancio industriale legati alla crisi pandemica attuale del coronavirus. Parlando di questo strumento di emissione comune, i due commissari non impiegano mai i termini «eurobond» o «corona bond», e Gentiloni ha spiegato perché: «Non sono innamorato di un'etichetta, in questo momento. Dobbiamo cercare di connettere il più possibile la missione con l'emissione"; bisogna, in altri termini, concentrarsi sugli obiettivi da raggiungere invece che sugli strumenti per raggiungerli, che possono sollevare opposizioni di principio legate a controversie passate.

«Se si discute solo di strumenti finanziari e di etichette di strumenti finanziari non andiamo lontano. Dobbiamo prima di tutto definire la missione di questi strumenti», ha insistito il commissario. Fra diverse le proposte in discussione all'Eurogruppo, che si riunisce domani, c'è già il Fondo «Sure» con garanzie comuni che raccoglierà (con emissione di obbligazioni sul mercato) finanziamenti fino a 100 miliardi di euro necessari a sostenere i vari meccanismi di cassa integrazione nei diversi paesi membri. E questo è «un buon contributo, seppure limitato». Poi ci sono i fondi della Banca europea per gli investimenti (Bei) che garantiranno le immissioni di liquidità per le imprese; e infine si sta svolgendo la discussione su un possibile ricorso alle linee di credito del Mes, il Fondo salva Stati, ma senza l'attuale «condizionalità».

Sforzo di bilancio più grande

Ma oltre a tutto questo, ha aggiunto Gentiloni, «c'è la missione del rilancio o della ripresa dell'economia, per a quale è necessario uno sforzo di bilancio più grande. E come lo si finanzia? Andando sul mercato a farsi prestare il denare che altrimenti non sarebbe disponibile. Come farlo, con quali istituti di emissione? Questi sono elementi ancora in discussione». Questo sforzo, comunque, deve essere basato «su contributi non solo nazionali, ma europei», e gli strumenti per realizzarlo «devono essere predisposti subito».

Accanto all'enorme aiuto che sta dando in campo monetario la Bce, «abbiamo bisogno - ha sottolineato il commissario - di strumenti di bilancio comune. Non possiamo immaginare che questa sia solo una questione bilanci nazionali ('sovereign issue', ndr), è un problema per l'economia reale che con questa crisi rischia di allargare ulteriormente e pericolose divergenze fra gli Stati membri. Il ruolo di uno strumento di bilancio comune sarà di ridurre il pericolo di questo aumento delle divergenze, e i rischi politici collegati a questo», ha concluso Gentiloni.