31 maggio 2020
Aggiornato 10:00
Emergenza coronavirus

Drammatico consiglio europeo su Covid-19. E' scontro fra due visioni: eurobond contro linea di credito MES

Ennesimo rinvio all'Eurogruppo. La Germania con i paesi del nord bloccano gli Eurobond e l'uso del Mes senza condizioni. Conte e Sanchez provano a forzare, ma tornano a casa con l'amaro in bocca

La Cancelliera tedesca, Angela Merkel con il Premier Giuseppe Conte
La Cancelliera tedesca, Angela Merkel con il Premier Giuseppe Conte ANSA

BRUXELLES (ASKANEWS) - «La pandemia di Covid-19 costituisce una sfida senza precedenti per l'Europa e per il mondo intero. Esige un'azione urgente, risoluta e globale sia a livello Ue che a livello nazionale, regionale e locale. Adotteremo tutte le misure necessarie per proteggere i nostri cittadini e superare la crisi, preservando i valori e lo stile di vita europei». Sono le parole dei capi di Stato e di governo dei Ventisette con cui inizia la lunga «Dichiarazione comune dei membri del Consiglio europeo», dopo la videoconferenza che ha li ha riuniti a distanza, ieri sera, per la terza volta in tre settimane.

Ma le interpretazioni sono molto diverse, a seconda dei paesi di provenienza, quando si va a guardare il significato di quell'impegno a prendere «tutte le misure necessarie», e si pensa al medio termine, a come gli Stati membri finanzieranno l'ingente debito pubblico generato dal denaro che stanno spendendo in deficit per affrontare le conseguenze socioeconomiche, oltre che sanitarie, di questa crisi.

Per i nove paesi, a cominciare da Italia e Spagna, che chiedono di introdurre uno nuovo strumento comune per finanziare quel debito, gli eurobond, è chiarissimo che bisogna cambiare marcia, pensare ciò che finora era impensabile, guardare all'efficacia della soluzione per una crisi senza precedenti, più che al consenso con cui sarebbe accolta dagli altri Stati membri.

Eurobond significa emissione di debito comune a tassi d'interesse bassi e uguali per tutti. Niente spread, condizioni di partenza identiche, nessun effetto di stigmatizzazione da parte dei mercati per i paesi così finanziati.

Dall'altra parte, i tedeschi, gli olandesi, i finlandesi, gli austriaci, per i quali la stessa parola «eurobond», come «mutualizzazione del debito», è un tabù innominabile, una bestemmia. Per loro, il massimo che si può immaginare è una versione più «soft» di uno strumento già esistente: il Mes, o Fondo salva Stati, quello che, in cambio del suo sostegno ai paesi che l'hanno chiesto durante la crisi dell'Eurozona, ha imposto durissime misure di austerità, sotto il controllo della troika.

La linea di credito del Mes, adattata alle circostanze e ribattezzata «Pandemic Crisis Support», avrebbe due condizioni: nel breve termine, essere dedicata solo alle misure di risposta alla crisi del coronavirus; e nel medio-lungo termine essere legata a «un'aspettativa di ritorno alla stabilità», ovvero al risanamento finanziario del paese interessato, come ha spiegato il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno, riferendo che su questo punto c'era un «ampio consenso».

L'Eurogruppo aveva parlato delle due diverse ipotesi martedì scorso, sempre in videoconferenza, e aveva preparato un rapporto sulla discussione per il vertice dei leader che menzionava esplicitamente la linea di credito condizionale del Mes, ma non gli eurobond, nascosti dietro la formula «le diverse proposte».

Questa asimmetria, nel rapporto di Centeno, si rifletteva poi nella bozza della dichiarazione finale dei leader dei Ventisette, che riportava la frase: «Prendiamo atto dei progressi fatti dall'Eurogruppo sul 'Pandemic Crisis Support'», ancora una volta senza neanche menzionare gli eurobond. Come se la strada del ricorso al Mes fosse già segnata, e quella degli eurobond considerata impraticabile.

Ma durante il vertice, non potendo far entrare nella dichiarazione finale la parola tabù, «eurobond», il premier italiano Giuseppe Conte e lo spagnolo Pedro Sanchez hanno ottenuto di togliere anche ogni riferimento al Mes.

«Prendiamo atto dei progressi compiuti dall'Eurogruppo», si legge nella dichiarazione, tagliata prima della menzione del «Pandemic Crisis Support».

Inoltre, è caduto anche l'invito all'Eurogruppo, che era presente nella bozza, «a sviluppare le necessarie specifiche tecniche», evidentemente della linea di credito del Mes. Ora l'Eurogruppo è invitato semplicemente «a presentare proposte (al plurale, ndr) entro due settimane».

«Queste proposte - continua la dichiarazione dei Ventisette - dovrebbero tener conto del carattere senza precedenti dello shock causato dalla Covid-19 in tutti i nostri paesi e la nostra risposta sarà intensificata, ove necessario, intraprendendo ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, al fine di dare una risposta globale».

Nelle loro risposte durante la conferenza stampa teletrasmessa, al termine del vertice, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno accuratamente evitato di menzionare sia gli eurobond che la linea di credito del Mes, nonostante il fatto le domande molto esplicite e precise inviate dai giornalisti.

«All'Eurogruppo - ha detto Michel - è stato affidato il compito di discutere le diverse proposte, e di presentare ai leader entro due settimane le diverse possibilità. Un segnale importante - ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo - è che ogni Stato membro riconosce che questa crisi è eccezionale e unica, e richiede misure molto forti».

Centeno, tuttavia, che ha partecipato alla videoconferenza dei leader, punta chiaramente sulla soluzione che considera più praticabile, o meno impossibile: «Oggi ho presentato ai leader - ha riferito - le caratteristiche chiave del 'Pandemic Crisis Support', a partire dagli strumenti esistenti del Mes, e dalla prontezza dell'Eurogruppo a concludere questo lavoro e a perseguire soluzioni innovative con tutte le istituzioni».

Ad ogni modo, dopo che martedì erano emerse le divisioni fra i ministri delle Finanze, che si erano affidato al vertice Ue per una mediazione al più alto livello politico che permettesse di uscire dal guado, appare ora paradossale che i leader abbiano rimandato la palla allo stesso Eurogruppo, chiedendogli di continuare a discutere e avanzare delle proposte entro due settimane.

Quello che sembra stare avvenendo è una «polarizzazione», per cui le due diverse proposte stanno diventando sempre più ipotesi tra loro alternative, sostenute da due fronti sempre più contrapposti.

In questo quadro, l'eliminazione della «condizionalità» del ritorno alla stabilità finanziaria, per la linea di credito del Mes, appare come un possibile compromesso, mentre appare più difficile che passi la tesi degli eurobond, o «Corona bond». Ma non è da escludere neanche che, se si arriva a un dialogo fra sordi, le divisioni si approfondiscano ancora di più, fino a mettere a rischio la stessa tenuta dell'Eurozona. Non è più solo un negoziato politico: pesano le migliaia di morti dell'epidemia in Italia e Spagna, e quelli che rischiano di aggiungersi ancora in altri paesi.

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