30 novembre 2020
Aggiornato 21:30
Emergenza coronavirus

«Non basta posporre le scadenze. Valutare tagli Irpef, Irap, Iva e Imu»

E' quanto afferma l'avvocato Edoardo Belli Contarini dello studio legale tributario Fantozzi & associati commentando le misure inserite nel decreto da 25 miliardi di euro

Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia
Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia ANSA

ROMA - «E' senz'altro auspicabile che il Governo metta in campo altri interventi compensativi perché così come è il decreto cura Italia non è sufficiente, almeno sul piano fiscale». E' quanto afferma l'avvocato Edoardo Belli Contarini dello studio legale tributario Fantozzi & associati commentando le misure inserite nel maxi-decreto da 25 miliardi di euro, che riguardano i contribuenti e le imprese.

Premettendo che il tema delle risorse «non è banale», l'avvocato tuttavia puntualizza che con le risorse che si stanno mobilitando forse si poteva avviare la tante volte annunciata riforma dell'Irpef, che avrebbe anche carattere strutturale. «Si poteva cogliere l'occasione per operare una rimodulazione delle aliquote progressive Irpef e tagliare di uno o due punti l'aliquota Iva ordinaria oggi al 22 per cento oppure ancora diminuire le aliquote Irap». Magari con un arco temporale «limitato nel tempo» per verificarne in seguito l'efficacia.

In vista di ulteriori fondi attesi con un nuovo decreto ad aprile, quali dovrebbero essere dunque gli interventi più urgenti? «Oltre alle misure prima accennate sulla «sforbiciata» delle varie aliquote Irpef, Irap, Iva, si poteva agire anche sull'Imu, nel senso di attenuare il più possibile l'esborso da parte delle imprese e delle persone fisiche. Del resto anche questa imposta va saldata in parte a giugno insieme agli acconti e ai saldi Irpef, Ires ed Irap», precisa.

Peraltro, prosegue, «è vero che chi non fattura ovvero non guadagna non paga le tasse ma ciò evidentemente non vale per gli acconti di imposta che si devono versare a giugno salvo ridurli autonomamente ma gli errori di stima si pagano».

Tra i settori colpiti poi «bisognerebbe tenere conto anche del settore dei professionisti ad oggi un po' trascurato, oltre che di quello imprenditoriale poiché entrambi sono colpiti dalla crisi da Covid19». Inoltre, «si poteva agire sulla accelerazione dei rimborsi Iva vantati dalle imprese, che come ben noto, sono disposti dagli uffici solo all'esito di lunghi controlli. In questa prospettiva, si poteva disporre il rimborso in via accelerata e poi effettuare i dovuti controlli, con le relative cautele del caso», continua.

Infine, riflette Belli Contarini, «si poteva agire rifinanziando e implementando il credito di imposta per ricerca e sviluppo, patent box e simili - per il cosiddetto comparto «impresa 4.0» - che di fatto è stato molto depotenziato dalla ultima legge di bilancio per il 2020».

Passando ai contenuti del maxi-decreto approvato dal consiglio dei ministri, la sospensione è solo temporanea ma l'impatto dell'emergenza coronavirus sul reddito o il fatturato sarà reale e permanente... «In effetti il decreto, sul piano fiscale, si limita in sostanza a procrastinare i versamenti di imposte, ritenute e contributi dovuti al 31 maggio. Ma a mio avviso, se la crisi da Covid 19 è seria e globale, non basta un mero differimento dei termini di pagamento del quantum dovuto, sia pure spalmato in cinque rate mensili dovute da giugno in avanti. A giugno infatti si accumulano altre e più pesanti scadenze, cioè i saldi e gli acconti per le imposte dovute per il 2019 e il 2020. Quindi mi pare che il rinvio o la sospensione dei pagamenti al 31/5 non superi questo 'collo dell'imbuto'».

«Forse la coperta è troppo corta, cioè non ci sono i fondi disponibili. Però lo ripeto, se la crisi da Covid 19 è sistemica e strutturale, di conseguenza gli interventi e le misure fiscali devono essere adeguati e di ampio respiro», sottolinea l'avvocato.

Il governo ha annunciato con un comunicato la sospensione dell'Iva di marzo a poche ore dalla scadenza, dopo giorni di annunci, quando molti contribuenti avevano già versato. Strategia o errore? «Confido che si tratti di mero errore e non di strategia, tenuto conto delle varie problematiche che ha dovuto e deve affrontare il Governo su tutti i fronti, in primis quello sanitario ovvero della salute pubblica, da conciliare con l'apertura/chiusura delle imprese. Aspetti entrambi questi, come noto tutelati dalla Costituzione».