21 aprile 2021
Aggiornato 00:00
Emergenza coronavirus

«Piano shock come nel Dopoguerra o è catastrofe»

Per il presidente di Confindustria «in termini economici è come aver subito gli effetti di un conflitto». Il decreto da 3,6 miliardi «è acqua fresca, anche Gualtieri lo sa. Bisogna agire d'urgenza»

Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria
Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria ANSA

ROMA - Un piano shock per l'economia coem accadde nel Dopoguerra quando «abbiamo avuto la capacità di risollevarci dalle macerie». A chiederlo in una intervista all'Huffingtonpost è il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «Oggi, come allora, occorre un piano 'straordinario', un piano 'shock' che compensi il crollo della domanda privata. Su questo va aperto un grande confronto con l'Europa, altro che decimali», incalza il presidente degli industriali che evidenzia come sia «chiaro che nella prima fase si sono concentrati sulla questione sanitaria. Adesso, in termini economici, la zona rossa è diventata l'Italia. Basta incertezze, occorre immediatezza nelle decisioni».

«Approfitto di questa conversazione per dire: non usiamo la questione europea come alibi per rallentare. Decidiamo. Subito. Noi siamo stati concreti, e responsabili, e nessuno di noi ne ha fatto una questione categoriale, adesso spetta al Governo dimostrare altrettanta concretezza». Se non si interverrà a breve e con una dote consistente di risorse «le imprese della zona rossa come quelle del settore turistico, che stanno già avendo un crollo delle prenotazioni» rischiano di chiudere.

Vanno messi in campo elementi innovativi di credito

«Se non li aiutiamo tra sei mesi non riaprono, falliscono, così come tutte le aziende che avranno cali di fatturato. Questa fase di transizione è cruciale, perché si può evitare che il 'dopo' sia una catastrofe. È chiaro che, subito, vanno messi in campo elementi innovativi di credito», evidenza Boccia.

Per Boccia «l'idea di uno sforamento ci può stare. Di fronte all'emergenza ci stanno anche piani straordinari, qui non stiamo parlando di reddito di cittadinanza e quota 100. Occorre un salto di qualità. Il primo punto sono le infrastrutture, ed è chiaro che ci vuole più flessibilità, noi diciamo 3.000 miliardi a livello europeo da finanziare attraverso eurobond a 30 anni nel solco del Green New Deal e da investire in tempi brevi. Il secondo punto è il credito. È chiaro quello che succederà».

Landini: «Con Cig e sgravi non ci siano licenziamenti»

«Se ci sono ammortizzatori sociali nessuna impresa può licenziare, gli sgravi contributivi e fiscali siano legati al fatto che non ci siano licenziamenti anche per il prossimo periodo». E' quanto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha chiesto al Governo nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi sull'emergenza coronavirus.

«Il problema è come far ripartire subito gli investimenti», ha aggiunto aggiungendo che deve esserci «un collegamento tra quello che fai adesso e la riapertura immediata di investimenti per far ripartire lavoro ed economia con strumenti straordinari». Landini ha poi confermato che le risorse che il Governo intende stanziare con il decreto legge potrebbero essere superiori a 3,6 miliardi: «Ci ha detto che potrebbero essere anche più di 3,6 mld». Ai sindacati è inoltre stato detto che sarà sospesa l'attività didattica, quindi «insegnanti e amministrativi devono andare a scuola», ha concluso il numero uno della Cgil.