7 dicembre 2019
Aggiornato 00:30
Politiche europee

Mes, Moscovici torna a difendere la riforma del fondo anticrisi UE: «Ritrovare buon senso»

Il commissario uscente agli Affari Economici, Pierre Moscovici: «Nessuno vuole mettere l'Italia sotto tutela. Il paese deve avere fiducia in sé stessa e fiducia nelle istituzioni internazionali»

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ROMA (ASKANEWS) - Nuova difesa del commissario europeo uscente agli Affari economici, Pierre Moscovici, alla riforma del fondo anticrisi Ue, il Meccanismo europeo di stabilità o Mes (Esm, secondo l'acronimo in inglese). «Non è un problema, ma un progresso verso una Unione bancaria più efficace», ha affermato al termine della sua vista a Roma durante una conferenza stampa, tenuta presso la rappresentanza in Italia della Commissione Ue. Anche per l'Italia «non solo non è un problema - ha detto - ma è un asset per il Paese e il suo sistema bancario».

Il tema tuttavia è deflagrato negli ultimi giorni nel dibattito politico nella Penisola. In particolare a causa delle formulazioni tecniche con cui indirettamente renderebbe possibili ristrutturazioni dei titoli pubblici di Paesi altamente indebitati (come l'Italia) in caso di una sua attivazione. L'accordo sulla riforma teoricamente sarebbe stato raggiunto lo scorso giugno. Tuttavia dato che il Mes è stato istituito con un trattato internazionale anche la sua riforma deve avere la medesima forma, che poi andrà ratificata da tutti i parlamenti nazionali. E se il Parlamento italiano non lo dovesse approvare la riforma stessa verrebbe dunque bloccata.

Il via libera dei leader è atteso a dicembre

Moscovici è stato ripetutamente interpellato sulla questione ed è parso restio ad addentrarsi di fatto su un terreno sul quale la responsabilità passerà a brevissimo al suo successore, l'italiano Paolo Gentiloni, commissario designato all'Economia. La prossima settimana il parlamento europeo voterà sulla fiducia al nuovo esecutivo comunitario. Il via libera dei leader sul Mes è atteso a dicembre. E prima, inevitabilmente, la questione tornerà di nuovo sul tavolo del ministri delle Finanze dell'area euro, nella riunione del 4 dicembre.

Moscovici ha riferito di aver discusso della questione, assieme al tema della manovra, con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e con il titolare dell'Economia, Roberto Gualtieri. Ma quando gli è stato chiesto se abbia ricevuto rassicurazioni sulla ratifica del trattato nella forma attuale di fatto non ha risposto. Il tema va trattato in maniera aperta ma «senza evocare fantasmi - ha detto -: dobbiamo rimettere il buon senso al centro».

Nessuno vuole mettere il Paese sotto tutela

Ad ogni modo «se tutti auspicano che il debito italiano si riduca, perché è troppo elevato, nessuno vuole mettere il Paese sotto tutela. L'Italia - ha detto ancora Moscovici - deve avere fiducia in sé stessa e fiducia nelle istituzioni internazionali».

Il sospetto, su cui l'eurocommissaro francese è stato interpellato, è che il tentativo che da anni la Germania e altri Stati «luterani» portano avanti per imporre una (sva)valutazione di rischio sui titoli di Stato, che non sono riusciti a far passare in sede di regole internazionali sulle banche (presso il Comitato di Basilea), abbia trovato sul Mes una sorta di strada secondaria con cui riproporsi.

Rimettere il buon senso al centro

«Capisco la domanda - ha concesso Moscovici - ma ancora una volta bisogna rimettere il buon senso al centro. Esistono già nel trattato sul Mes dei sistemi che consentono di portare stabilità quando si parla del debito. E delle modalità che consentono il dialogo tra l'Esm e gli investitori privati». Tradotto significa la possibilità di concordare anche ristrutturazioni. «Queste due componenti vengono semplicemente fluidificate», ha affermato.

Gli è stato poi chiesto se Conte e Gualtieri gli abbiano ipotizzato emendamenti alla riforma. «Non ho trattato questa questione. La sola cosa che so - ha aggiunto - è che il testo era stato accettato a giugno, anche dal precedente governo a cui parecipavano alcuni partiti che ora sembrano contestarlo. E che si tratta comunque di un accordo internazionale».

Un trattato è sempre un compromesso

Perché la riforma del fondo salva Stati «è un trattato su una materia piuttosto tecnica in cui troveremo, per forza, degli elementi considerati da alcuni come positivi e da altri come negativi. Un trattato è sempre un compromesso, non è mai il punto di vista di un Paese, ma penso che sia un compromesso non solo accettabile, ma anche favorevole per l'Italia». Infine sulla manovra di Bilancio, quasi finita in secondo piano dopo che per settimane è stata in cima all'agenda: «abbiamo lavorato bene con il governo italiano, scambiato lettere, il Bilancio sembra rispettare le regole europee ma con un rischio di non conformità: quindi significa che proseguiremo il dialogo in primavera».