12 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
Il caso Ilva

Ex Ilva, l'appello di Maurzio Landini: «Governo convochi proprietà ArcelorMittal»

Il Segretario CGIL: «E' una barbarie che azienda firmi accordo e poi non lo rispetti. Troveremo forme per non far spegnere altoforni, non possiamo permetterci di perdere l'industria dell'acciaio»

Il leader della CGIL, Maurizio Landini
Il leader della CGIL, Maurizio Landini ANSA

BOLOGNA - E' «una barbarie» che una multinazionale firmi un accordo con sindacati e governo e poi non lo rispetti. Per questo l'esecutivo «convochi la proprietà ArcelorMittal» perché «per noi quell'accordo va applicato in tutte le sue parti». Lo ha chiesto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, interpellato sulla vertenza dell'ex-Ilva a margine della convention del Pd «Tutta un'altra storia» a Bologna. «Vedo il governo che si sta muovendo per difendere l'acciaieria che c'è - ha spiegato Landini -. Credo che sia necessario che faccia tutta la sua parte. Avendo fatto un incontro ieri, gli abbiamo chiesto che convochi ArcelorMittal, i proprietari, perché noi abbiamo firmato quell'accordo che è stato approvato dal 90% dei lavoratori e non abbiamo avuto ancora la possibilità di discutere. Per noi quell'accordo va applicato in tutte le sue parti».

Anche perché «se passa l'idea che tu fai gli accordi, che partecipi a gare pubbliche, che firmi accordi di fronte governo e poi te ne puoi sbattere e disapplicare - ha proseguito il segretario della Cgil - siamo alla barbarie e quindi una logica di questo genere non è accettabile da nessuno. Inutile mettersi a discutere di voci di cui non si sa nulla - ha proseguito Landini -. Noi vogliamo che ci sia un tavolo, per questo abbiamo chiesto al governo e di discutere. E' un anno che sono iniziate le trattative. Continuare a discutere di dichiarazioni sui giornali non serve a nulla. Se questo tavolo c'è, bene. Se non c'è nei prossimi giorni reagiremo e decideremo che cosa fare».

Landini: Troveremo forme per non far spegnere altoforni

«Non vogliamo assolutamente essere complici di un processo» che porta alla chiusura dell'ex-Ilva. Per questo «troveremo tutte le forme e i modi più intelligenti per far sì che i lavoratori non facciano alcun spegnimento di quello stabilimento» ma continuino a «produrre acciaio. Nella lettera che l'azienda ha inviato per la chiusura - ha ricordato Landini - ci sono anche ministeri, compreso quello dell'ambiente, che possono intervenire; per fare determinare operazioni servono delle autorizzazioni». Ma «ribadiamo che non vogliamo assolutamente essere complici di un processo di questa natura. Lì le persone non ci sono per spegnere impianti ma per produrre acciaio. Quindi vogliamo produrre acciaio e troveremo tutte le forme e i modi più intelligenti per far sì che i lavoratori non facciano alcun spegnimento di quello stabilimento».

«Vedo la necessità che il paese sia compatto sull'Ilva perché non possiamo permetterci di perdere l'industria dell'acciaio - ha proseguito il segretario -. Se vogliamo rimanere un paese manifatturiero e industriale e fare anche nuovi prodotti ambientalmente sostenibili, noi abbiamo bisogno di avere un'industria dell'acciaio degna di questo nome. E soprattutto credo che ci sia un punto che non può essere accettato da nessuno: non esiste che ci possano essere multinazionali che fanno accordi con i sindacati e con il governo e poi non li rispettano».

Riders devono avere gli stessi diritti di tutti

«Stiamo chiedendo che anche i Riders siano riconosciuti come lavoratori che devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori. Non è solo un provvedimento legislativo per evitare il cottimo, ma questi lavoratori devono avere le ferie, la malattia, gli infortuni, il Tfr e una paga oraria come sanciscono i contratti nazionali. In questo senso - ha aggiunto - per noi la battaglia è proprio quella che tutte le persone che lavorano devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele».