7 dicembre 2019
Aggiornato 16:00
Manovra finanziaria

Lo spread vola a 335 punti, Di Maio accusa l’Ue. Tria: obiettivo deficit non influisce

"In questi giorni si sta pagando il fatto che l’Ue si sta comportando da muro di gomma con l’Italia”

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria ANSA

ROMA - Come da copione, il governo non molla sulla linea della manovra e si accentuano le tensioni sui titoli di Stato dell’Italia, con lo spread sui rendimenti tra Btp decennali e Bund che sale a 335 punti base. Dopo un’ora dall'inizio della seduta questa mattina i tassi dei titoli decennali italiani volano al 3,70 per cento. Domani, la Commissione europea pubblicherà il suo tanto atteso parere sulla manovra. Sullo spread «in questi giorni si sta pagando il fatto che l’Ue si sta comportando da muro di gomma con l’Italia», ha commentato il vicepremier Luigi Di Maio, con «l’establishment europeo che si oppone a reddito di cittadinanza e revisione della Fornero». Ma se l’Ue è compatta «anche noi siamo compatti» e il deficit 2019 «resta al 2,4%» del Pil, ha aggiunto. Insomma, nessuna marcia indietro.

Spread dipende da trattative con Ue
Il capo del Mef Giovanni Tria dal canto suo ammette di essere "ovviamente preoccupato", ma spera che lo spread «tra poco» scenda, nel momento in cui si vedrà che il deficit al 2,4% del Pil, che è considerato il tetto massimo, si dimostrerà conseguito. E altrettanto «ovviamente» questo dipende da come andranno le trattative con l'Europa e i giudizi del mercato». Durante una conferenza stampa al termine dell'Eurogruppo a Bruxelles Tria mostra calma. Rispondendo a una domanda su quanto potrà sostenere l'Italia l'attuale livello del differenziale fra i titoli italiani e i bund tedeschi, il ministro taglia corto: «Non è che si può dire facilmente quanto può reggere. Ovviamente nel lungo periodo si spera che questo non accada», ovvero che lo spread non resti a quel livello.

Riflessi sulla capitalizzazione delle banche
"Guardando al lungo periodo - ha continuato Tria - quello che interessa è il differenziale con i tassi d'interesse degli altri paesi. Poi ovviamente dal punto di vista storico» quello sui titoli di Stato italiani «di per sé non è ancora un tasso d'interesse alto. Però ci sono dei riflessi sulla capitalizzazione delle banche, e quindi il problema viene seguito attentamente». Il ministro tiene comunque la linea e ribadisce che «certamente» non influenza lo spread avere un obiettivo di deficit al 2,4, al 2,3 o anche al 2.