16 novembre 2018
Aggiornato 00:30

Tria non molla: nessuna rottura con l'Europa, ma la manovra resterà espansiva

Il Ministro dell'Economia dopo l'Eurogruppo si dice disposto a proseguire il dialogo con i consueti toni pacati, ma Roma vuole convincere l'Ue delle sue ragioni
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria all'Eurogruppo con il presidente della Bce Mario Draghi
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria all'Eurogruppo con il presidente della Bce Mario Draghi (Olivier Hoslet | EPA)

BRUXELLES - «La manovra non cambia, stiamo discutendo, dobbiamo rispondere alla Commissione entro il 13 novembre, non è che rispondo qui». Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, replica così ai giornalisti al termine dell'Eurogruppo cercando di rassicurare. I toni sono i suoi, sempre pacati: «Abbiamo studiato la manovra, i dati e la strategia. Il colloquio, il dialogo sarà con la Commissione, che è il nostro interlocutore in questa fase, noi risponderemo entro i termini prestabiliti alla Commissione», ha riferito il ministro. «Non c'è né scontro né compromesso» aveva detto ieri prima dell'incontro a Bruxelles. Il dialogo con la Ue, dunque, continua. «Naturalmente abbiamo delle divergenze, ma questo non significa che non possiamo avere un dialogo costruttivo. E' normale fra paesi membri e Commissione».

Due pesi e due misure
Il punto è chiaro: Roma si sente - e lo è - trattata diversamente (in termini negativi). C'è da capire perché. E c'è da chiederlo a Bruxelles, soprattutto. Esattamente ciò che Tria ha fatto ieri. Quanto all'impegno a ridurre il debito pubblico, a cui la Commissione sembra non credere, Tria ha ribadito invece ancora una volta che «c'è scritto nella nostra manovra: le nostre stime sono che il debito scenderà di 4 punti percentuali nei tre anni». Una giornalista straniera gli fa notare che il mercato vorrebbe vedere un po' più di compromessi, mentre il governo dice di non voler cambiare nulla, il che per il Sistema finanziario, con la S maiuscola, crea tensioni. E il ministro risponde piccato: «Lei non è 'il mercato', e non lo sono io. Vedremo».

Toni pacati, ma punti fermi
La discussione all'Eurogruppo è comunque stata caratterizzata dalla «pacatezza dei toni». Secondo fonti del ministero dell'Economia, sentite a Bruxelles, il messaggio portato dal ministro Giovanni Tria è che l'Italia è d'accordo sul rispetto delle regole, che non vuole infrangerle, vuole evitare le tensioni su mercati e spread - anche se di spread nello specifico non si è parlato - e proseguire con il dialogo alla ricerca di un compromesso. Tria però ha ribadito e difeso le ragioni della posizione espansiva scelta dal governo sulla manovra, perché la ritiene necessaria per rilanciare la crescita. L'Italia, ha rimarcato ancora una volta il capo del MEF, secondo quanto riportano le fonti, non rappresenta una minaccia né per la stabilità né per le regole europee. Il messaggio della riunione di ieri è che l'Eurogruppo si è dimostrato abbastanza compatto, sostenendo che le regole europee devono essere rispettate e che bisogna che la Commissione e l'Italia dialoghino per trovare un compromesso. E su entrambe le cose l'Italia è d'accordo. C'è l'invito a trovare il modo.

Nessuna rottura con l'Europa
Per l'Italia, c'è la priorità di evitare aumenti dello spread, per evidenti motivi, e poi il fatto che non si vuole rompere con l'Europa, per nessuna ragione, hanno continuato le fonti. Ma, hanno puntualizzato, né Tria né gli altri ministri hanno parlato dello spread durante la riunione. Secondo le fonti, non ci saranno cedimenti da parte di nessuno, ma si cercherà una soluzione che eviti tensioni sui mercati. Il dialogo con la Commissione è in corso; l'Italia vuole continuare a stare dentro l'euro, dentro l'Europa e anche dentro le regole europee e le logiche delle loro procedure. Inoltre, pare che la «deviazione» rispetto al percorso di riduzione del deficit strutturale che aveva chiesto la Commissione europea, che è stata riconosciuta ma non rivendicata dal governo italiano, non sia così eclatante e senza precedenti come dice la Commissione. Deviazioni simili, hanno ricordato ancora le fonti del MEF, ci sono già state in passato, da parte di altri Stati membri: e come in passato se ne discute nell'ambito del Patto di Stabilità.

Roma vuole il dialogo
Roma non vuole mettersi di traverso, ma far intendere le ragioni alla base della sua manovra espansiva: lo sviluppo economico mancato negli ultimi dieci anni, la crescita del Paese oggi che è la metà di quella media dell'Ue, e la scelta di puntare sulla crescita come solo modo per ridurre il debito. Bisognerà dunque dialogare con la Commissione, a cui il bilancio prospettato non piace, per trovare un compromesso, hanno insistito le fonti. Quanto alla richiesta della Commissione all'Italia di fornire informazioni sui cosiddetti «fattori rilevanti» che possono aver ostacolato o impedito la riduzione del rapporto debito/Pil, il governo sta preparando la risposta che dovrà essere inviata a Bruxelles entro il 13 novembre.