16 dicembre 2018
Aggiornato 09:30

Visco prospetta «conseguenze gravi»: gli effetti dello spread su famiglie e banche (secondo lui)

«Diventano angusti gli spazi per gli investimenti pubblici» e «​​​​​​​il rischio sovrano ricade sulle famiglie»: ecco cosa potrebbe accadere secondo il numero uno di Bankitalia

Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco durante la 94/ma Giornata mondiale del risparmio con il presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti e il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco durante la 94/ma Giornata mondiale del risparmio con il presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti e il ministro dell'Economia Giovanni Tria (Giuseppe Lami | ANSA)

ROMA - Un «prolungato» e «ampio» rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato può avere «conseguenze gravi» per le famiglie, le banche e lo Stato. A dirlo, con i toni minacciosi cui ormai ci hanno abituato, questa volta è il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, direttamente dalla Giornata mondiale del risparmio. Secondo lui le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato «possono essere gravi». Il loro incremento «deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica». E spiega: premi elevati a copertura del rischio sovrano rendono «più difficile» il controllo della dinamica del rapporto tra il debito pubblico e il prodotto. Questo rapporto tende a salire quando aumenta la differenza tra l’onere medio per interessi sul debito e il tasso di crescita nominale del prodotto, sostiene ancora il numero di Bankitalia.

«Diventano angusti gli spazi per gli investimenti pubblici»
Ne risulterebbe così «compromessa» la capacità della politica di bilancio di contribuire alla stabilizzazione dell’economia: «Diventano angusti gli spazi per gli investimenti pubblici» asserisce. Il rialzo dei premi per il rischio sul debito pubblico - ha aggiunto Visco - produce perdite in conto capitale che peggiorano la situazione patrimoniale delle banche. E incide sul costo e sulla disponibilità dei finanziamenti che gli intermediari raccolgono sul mercato e sulla loro capacità di fornire credito all’economia.

«Il rischio sovrano ricade sulle famiglie»
Il rischio sovrano ricadrebbe sulle famiglie, con «maggiori spese per interessi per 5 miliardi». Le famiglie non solo detengono titoli pubblici per un valore nominale «di quasi 100 miliardi, ma all’attivo degli intermediari a cui essere affidano i loro risparmi vi sono titoli pubblici per circa 850 miliardi». Ovviamente poi «il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico e qualora non venisse riassorbito, l’incremento fin qui registrato provocherebbe, già dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti di Pil, oltre 5 miliardi appunto. L’aggravio salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021. Ciò accrescerebbe l’avanzo primario necessario anche solo a stabilizzare il rapporto tra il debito pubblico e il Pil. Insomma, il ragionamento di Visco è chiaro: un aumento delle imposte significherebbe indebolire i principali acquirenti di titoli di Stato italiani. Con la conseguenza "per la Repubblica, le imprese e le famiglie» di un aumento dei rendimenti che colpirebbe i risparmiatori.