22 maggio 2019
Aggiornato 22:30
Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza, come funziona il modello tedesco a cui Conte guarda con interesse

Il premier studia il modello Hartz e apre all'ipotesi che il reddito di cittadinanza possa essere modulato su base geografica

Il premier Giuseppe Conte in visita al Talent Garden di Milano
Il premier Giuseppe Conte in visita al Talent Garden di Milano ( ANSA )

ROMA - A poche ore del Consiglio dei ministri di oggi alle 17, dal quale dovrebbe arrivare il via libera alla manovra, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha aperto all’ipotesi che il reddito di cittadinanza possa essere in qualche misura modulato su base geografica, almeno per quanto riguarda le offerte di lavoro a chi lo percepirà. Lo ha fatto, non a caso, in occasione del suo intervento alla scuola politica della Lega, partito che rappresenta un elettorato meno favorevole al provvedimento voluto dal M5s. «Abbiamo studiato il sistema tedesco: al primo mio incontro con Merkel le chiesi subito di approfondire il sistema sui meccanismi di recupero al lavoro e all’occupazione. Faremo tesoro anche di qualche inefficienza che si è realizzata in Germania».

Prospettiva di sviluppo
Conte spiega di stare pensando, ad esempio, a come modulare le offerte di lavoro sulla base della distribuzione geografica. Sono tutti dettagli che serviranno a rendere «più o meno efficace la riforma», ha detto il premier, secondo il quale, in ogni caso, il provvedimento non dovrà essere inteso come misura meramente assistenziale. «Stiamo facendo di tutto perché anche questo strumento, che potrebbe apparire non di alta redditività ma di alto valore sociale, sia realizzato in una prospettiva di sviluppo, affinché si crei un meccanismo di riqualificazione per chi ha perso il lavoro e di qualificazione per chi non lo ha. Intesa in questi termini sarà un riforma essenziale per la crescita».

La riforma Hartz
La cosiddetta riforma Hartz ha dato vigore al welfare tedesco grazie a delle concessioni statali di cui beneficiano milioni di disoccupati, che devono dimostrare di essere in ricerca attiva di lavoro. La parola d’ordine della riforma Hartz è stata flessibilità. L’obiettivo è stato quello di assicurare ai disoccupati la possibilità di accedere al mercato del lavoro anche grazie a lavori marginali, creando posti e spazio per le persone poco o non qualificate, non più destinate ai lavori in nero, grazie alla regolarizzazione e legalizzazione del mercato del lavoro. La riforma Hartz IV, che per alcuni si qualifica come un reddito di cittadinanza mentre per altri come un reddito minimo garantito, scatta dopo un anno senza lavoro ed è rivolta anche a coloro che non trovano un impiego dopo aver completato il proprio percorso di studi.

I contributi dati
I contributi sono 334 euro al mese più circa 300 euro per l’affitto di un appartamento, i cui metri quadri variano a seconda dei Länder, più un’assicurazione sanitaria. Alle famiglie spettano invece 337 euro per ogni adulto e 219 euro per ogni figlio, a cui si aggiungono 550 euro per l’affitto. I contributi previsti non hanno scadenze: per questo i controlli per evitare abusi sono piuttosto rigidi. ​Ogni sei mesi bisogna fare richiesta del prolungamento e un referente del programma tiene colloqui regolari con chi riceve i soldi per essere informato dei tentativi fatti per trovare lavoro. L’indennità di disoccupazione viene invece concessa a chi, nei precedenti tre anni, abbia lavorato almeno 12 mesi, versando i contributi, e spetta per un periodo di 12 mesi (esteso a 18 per gli over 55), rispetto ai 32 precedenti, in misura del 60% dell’ultimo stipendio netto o del 67% nel caso il disoccupato avesse un figlio a carico.