20 ottobre 2018
Aggiornato 22:49

Upb. Nadef. Dpb. Dietro queste sigle c'è in ballo il futuro dell'Italia (o dell'Europa)

Tutto ruota intorno alla Nadef, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. E se l'Upb - l'Ufficio parlamentare di bilancio - non la validasse?
Giovanni Tria, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini
Giovanni Tria, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - La Nadef. L'Upb. Il Dpb. Dietro queste fredde sigle il governo Conte sta giocando la sua partita più importante. La Nadef è la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. L'Upb - l'Ufficio parlamentare di bilancio - è l'organo europeo deputato alla sua validazione. Il Dpb è il Documento programmatico di bilancio che il governo italiano invierà alla Commissione a metà ottobre e che riguarda il biennio 2018-2019. La domanda che più riecheggia non soltanto nelle stanze di palazzo, ma anche nelle redazioni giornalistiche, è: cosa succederebbe se l'Ufficio Parlamentare di Bilancio non validasse le previsioni macroeconomiche del governo italiano? Se, per intenderci, rispedisse al mittente la prima manovra finanziaria del governo Conte?

Un precedente c'è già
Ovunque leggiamo che «sarebbe la prima volta», che «mai un governo aveva osato tanto». E un eventuale respingimento sarebbe quasi da considerare un'onta per l'intero Paese. Eppure nel 2016 l'Upb non validò le previsioni macroeconomiche dell'allora governo Renzi, che sarebbe poi caduto da lì a pochi mesi a causa del flop al referendum costituzionale. L'acqua non si tramutò in sangue. Niente invasione di rane o cavallette. Primogeniti maschi più sani che mai. Padoan spiegò al Parlamento le sue ragioni e apportò alcune modifiche alle ipotesi di manovra. Poi rispedì tutto alla Commissione Ue. 

La spiegazione di Sergio De Nardis 
L'economista Sergio De Nardis - in passato direttore dell'Unità Macroeconomia dell'Istituto Studi e Analisi Economica, dirigente presso il Centro Studi Confindustria e l'Istat - spiega perfettamente come «nella dialettica in atto con la Commissione un passaggio essenziale è la cosiddetta bollinatura delle previsioni del Nadef da parte del fiscal council italiano, l'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb)». Istituito con legge di valenza costituzionale nel quadro della normativa europea, l'Upb ha infatti il compito di validare le previsioni macroeconomiche del governo per evitare che stime ottimistiche sull'evoluzione dell'economia inficino l'attendibilità delle proiezioni sui conti pubblici. 

Cosa dovrà fare il Nadef
In questo caso l'orizzonte di validazione riguarda il biennio oggetto del Documento programmatico di bilancio (Dpb) che il governo invierà alla Commissione a metà ottobre, vale a dire il 2018-19. «L'Upb - prosegue l'economista - ha già esaminato e validato positivamente, dopo aver richiesto dei cambiamenti, il quadro tendenziale Nadef 2018-19. Il completamento dell'esercizio di bollinatura concerne dunque la sola previsione programmatica 2019 (il 2018 è uguale nei due scenari)». In sostanza, «l'Upb deve verificare se è credibile che le misure di bilancio programmate, che ampliano il deficit/PIL del 2019 di 1,2 punti rispetto al quadro tendenziale (dall'1,2 al 2,4% del PIL) determino come afferma il governo: un aumento del tasso di crescita del PIL 2019 di 0,6 punti all'1,5% (dallo 0,9 tendenziale) e una diminuzione dell'inflazione (deflatore del PIL), per la disattivazione dell'IVA, di 0,2 punti all'1,6% (dall'1,8 tendenziale)»

Cosa succederebbe se l'Upb non validasse le previsioni? 
Confermiamo. Anche in questo caso niente apocalisse, rane o cavallette. Il ministro Tria sarebbe tenuto a conformarsi alle richieste di modifica del quadro macro, oppure, se decidesse di non adeguarsi, «dovrebbe spiegare alle commissioni parlamentari in modo circostanziato le motivazioni della non adesione alle indicazioni Upb». L'economista ritorna sul caso di Padoan nel 2016: «In quell'occasione il Ministro non cambiò la Nadef non validata dall'Upb spiegando i motivi, ma superò poi il contrasto di valutazione con il fiscal council modificando le ipotesi di manovra nel Dpb inviato alla Commissione in ottobre». Una previsione macroeconomica che arrivasse alla Commissione senza la bollinatura dell'Upb «costituirebbe però un elemento di debolezza della credibilità del programma di bilancio del governo, implicando un rischio di inattendibilità degli obiettivi già fuori linea di deficit e debito pubblico». Clima ancora più incerto, quindi. Questo il rischio. Ma si renderebbe solo 'più incerto' un quadro «già deteriorato e di aperta contestazione da parte del governo italiano delle regole e procedure europee». Ah: in primavera ci saranno le elezioni europee. Domanda: chi avrebbe più da guadagnare da uno scontro ancora più aspro tra governo italiano e istituzioni europee? Salvini e Di Maio o filo-tecnocrati di Bruxelles?