13 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Economia

Tanto rumore per nulla: a vuoto il primo 'attacco' contro il governo Lega-M5s

Piazza Affari apre in rialzo snobbando, di fatto, il giudizio negativo di Fitch sull'operato del governo. Ma ora è il M5s che deve stare attento. Ecco perché

Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria
Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria ANSA

MILANO - Tanto tuonò che alla fine non piovve. Doveva essere un lunedì nero per piazza Affari dopo la decisione dell'agenzia di rating Fitch di rivedere l'outlook sull'Italia a «negativo». E invece quello che - di fatto - è stato il primo 'attacco' al governo Conte si è mostrato un colpo a salve. L'indice principale Ftse Mib ha infatti guadagnato lo 0,6% a 20.398 punti, trainato dai titoli bancari. Nessun particolare scossone sui titoli di Stato, con lo spread in restringimento a 284 punti rispetto alla precedente chiusura quando si era sfondata la soglia dei 290 punti, con il rendimento del Btp decennale che scende al 3,17%. Venerdì il tasso del titolo italiano era arrivato comunque a toccare il 3,26%, sui massimi da marzo 2014. Diverse le motivazioni che possono essere addotte: quella più 'fredda' che arriva dalle sale operative dice che la mossa di Fitch di tagliare l'outlook era già scontata nei prezzi, mentre alcuni operatori temevano che l'agenzia potesse direttamente abbassare il giudizio sul nostro rating sovrano. Ma a rassicurare i mercati sono state soprattutto le parole del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sul rispetto degli impegni con l'Europa. 

Così Tria ha rassicurato i mercati
«Convinceremo le agenzie di rating coi fatti» ha detto Tria: «Nelle prossime settimane le dichiarazioni del governo si tradurranno in un programma ufficiale, in azioni, e credo che questo giudizio cambierà in positivo». Una risposta, quella del ministro dell'Economia, che di fatto ha reso innocuo l'attacco di Fitch. Gli investitori era già pronti a usare il report per chiedere una manovra che riducesse il deficit e il debito pubblico rispetto al 2018 ma da Pechino, subito dopo la pubblicazione del documento di Fitch, si è affrettato a smentire che il deficit 2019 possa addirittura sfondare il 3% del Pil, richiamato all'ordine soprattutto il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, che non a caso ieri sera da Alzano Lombardo ha precisato che «sfioreremo» il vincolo del 3% «ma senza superarlo».

Il 'richiamo' di Tria alla Lega
A poche ore di distanza dalle parole del 'capitano', un altro leghista, il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia, ai microfoni del Gr1 ha precisato di «essere d'accordo con Tria». Il problema, ha spiegato il numero due del Mef, «è che bisogna dare una scossa a questo Paese che ha un problema di bassa crescita. Il debito si riduce se la crescita è più forte di quanto cresca il debito. Questo è l'obiettivo e siamo tutti d'accordo. Finora» ha aggiunto «le politiche dei governi precedenti ci hanno fatto essere il paese con la più bassa crescita in Europa. Non dobbiamo essere i primi della classe ma nemmeno gli ultimi. Ecco ci accontenteremmo della metà classifica». Parole che ben si sposano con quelle di ieri sera di Matteo Salvini che dal palco della Berghem Fest ha evidentemente seguito i 'consigli' di Tria: «Cercheremo nei limiti del possibile di rispettare tutti i vincoli imposti dall'Europa, ma vi posso dire che prima dei vincoli imposti dall'Europa viene il benessere dei cittadini italiani».

I vincoli europei sono un problema soprattutto per il M5s
Ma il report di Fitch prima e il messaggio 'da Pechino' di Tria poi non hanno portato solo Matteo Salvini a miti consigli. Anche Luigi Di Maio, evidentemente, deve aver capito che con gli investitori - o speculatori, se preferite - comunque non si scherza. E ha usato il report di Fitch per mandare un messaggio a tutto il governo in vista della manovra finanziaria. «Vorrei che quel report di Fitch venisse letto attentamente, perché contiene giudizi sulla coesione della maggioranza e mette in guardia dalla legge di bilancio. Ora siamo a un bivio storico. E qualora dovessimo essere chiamati a scegliere tra le agenzie di rating o il mettere al centro i cittadini, sceglieremmo sempre gli italiani. Rispetto le agenzie di rating, ma è per ascoltarle che sono stati fatti il Jobs Act e i regali alle banche». Come dire: attenzione ai conti, certo, ma indietro non si torna. Anche perché nella manovra saranno messe sotto la lente di ingrandimento soprattutto le promesse elettorali del Movimento 5 stelle. «Dobbiamo realizzare quanto abbiamo promesso: reddito di cittadinanza, flat tax e superamento della Fornero. Se non ci riusciremo vorrà dire che ci sarà stato qualcosa non va, e che dovremo andare a casa» ha avvertito Di Maio. Perché se tra le due gambe di governo ce n'è una che rischia di rompersi nella prossima finanziaria questa è proprio quella del Movimento 5 stelle. Con la stretta securitaria e le campagna anti-immigrazione nei confronti dell'Ue Matteo Salvini ha già ottenuto il massimo dai primi mesi di governo, con una crescita dei consensi esponenziale. Ora tocca al Movimento 5 stelle confrontarsi con il 'nemico'. Che non si chiama solo Ue, ma - generalmente - investitori. Gli unici che in passato sono riusciti a rovesciare un governo.