15 agosto 2018
Aggiornato 21:00

E' quasi governo, e da Bruxelles un nuovo avvertimento all’Italia

Bruxelles torna a mostrare i muscoli, con un chiaro monito verso Roma
Il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen
Il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen (ANSA / MATTEO BAZZI)

BRUXELLES - «Tutte le regole del Patto di Stabilità e di Crescita si applicano a tutti i paesi, e non ho sentito nessuno Stato membro, né la Commissione, che voglia fare eccezioni su questo riguardo ad alcuno Stato membro». Lo ha detto a Bruxelles il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen, risponendo a una domanda durante una conferenza stampa. Come aveva già fatto Jean Claude Juncker qualche giorno fa, l'Ue dunque torna a mostrare i muscoli, con un chiaro monito verso Roma. «La Commissione, naturalmente, non vuole interferire nelle discussioni in corso attualmente sul governo in Italia, ma noi ci apettiamo di collaborare molto strettamente con un governo stabile, qualunque sia», ha esordito Katainen. Tradotto: "Vogliamo interferire, eccome». Poi avverte che la Commissione è "guardiana dei trattati" e deve essere sicura che tutti capiscano i loro impegni. "Abbiamo tutte le ragioni di credere – ha osservato – che l’Italia continuerà a rispettare i suoi impegni di bilancio ed econimici anche in futuro». A dirlo, ha continuato Katainen, «non siamo solo noi della Commissione": alla fine, le decisioni sul Patto di Stabilità sono prese dali Stati membri in Consiglio Ue, e "non vedo nessun segno riguardo a degli Stati membri che vogliano cambiarle a breve termine o concedere eccezioni ad alcun paese».

Parola d'ordine sempre la stessa: tagliare il debito
Il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos ha detto che spera che col nuovo governo in Italia «non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria». Nessun cambio di strategia sulla politca migratoria, dunque, né tanto meno alcuna deroga sul deficit pubblico per finanziare i contenuti di un eventuale contratto di governo Lega-M5s: è questa la sostanza delle parole che giungono minacciose dai salotti europei. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in una intervista a Politico ha voluto sottolineare che «l’approccio alla formazione del nuovo governo e l’approccio rispetto alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico». L’avvertimento, tra l'altro, è arrivato mentre Bankitalia "tirava le orecchie" alle forze politiche annunciando gli ultimi dati sul debito: a marzo + 15,9 miliardi, cioè ormai tocca quota 2.302,3, il livello più alto dal luglio 2017.

I rischi secondo Oxford Economics
Secondo le stime di Oxford Economics, i tre principali punti politici concordati tra M5S e Lega - reddito di cittadinanza, taglio dell’imposta sul reddito e superamento della Legge Fornero - costerebbero circa 100 miliardi di euro all’anno e, se attuate, causerebbero nel 2019 un aumento del deficit al 5,5% del Pil. Inoltre «l’Italia si troverebbe a fare fronte a tassi d’interesse significativamente più elevati, in quanto i mercati avranno dubbi sulla sostenibilità della posizione fiscale del Paese». Tra gli analisti sembra comunque persistere la convinzione che, anche in caso di governo giallo-verde, le misure adottate nella realtà saranno altre rispetto a quelle proclamate: una reazione dei mercati finanziari, dicono, "ucciderebbe le misure più costose ancora prima che la Ue si faccia avanti per biasimare lo sforamento della soglia del 3%», considerando che il debito italiano è il secondo più elevato della zona euro dopo quello della Grecia.